Mercoledì 27 gennaio

Settimana della terza domenica dopo l’Epifania – Mercoledì

Siracide

Sir 44, 1; 49, 1-3
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Il ricordo di Giosia è come una mistura d’incenso, preparata dall’arte del profumiere. In ogni bocca è dolce come il miele, come musica in un banchetto. Egli si dedicò alla riforma del popolo e sradicò gli abomini dell’empietà. Diresse il suo cuore verso il Signore, in un’epoca d’iniqui riaffermò la pietà.

Anche oggi iniziamo la nostra riflessione dalle parole del Siracide.

Giosia è come una misura d’incenso preparata dall’arte del profumiere”. Il Siracide ci chiede, oggi, di fermarci a ricordare Giosia. Un grande riformatore del suo popolo. Un uomo che, tornato dall’esilio, dopo aver visto le rovine del tempio e dopo aver compreso che quella situazione di disgregazione, di rovina materiale e spirituale poteva essere “l’occasione” del suo ministero, si dedicò in tutto e per tutto alla ricostruzione di Israele.

La ricostruzione fisica del tempio di Gerusalemme. La sapienza di Giosia intuì che senza un luogo per lodare Dio, diventa difficile proporre un itinerario di fede. Giosia capì che il tempio era il fulcro di Gerusalemme e, per questo, in un tempo terribile, quando il lavoro per gli uomini scarseggiava, quando la crisi era evidente, osò proporre un luogo dove tutti potessero trovare la loro identità. Il tempio, per Giosia, fu questo.

La ricostruzione morale. Giosia fu un assiduo predicatore della “legge di Mosè”. Egli intese così restaurare quel degrado delle coscienze che affliggeva il suo popolo. È per questo che viene considerato uno dei grandi riformatori, uno dei grandi restauratori di Israele. Dopo aver dato un luogo nel quale tutti potessero ritrovarsi e per il quale continuare a sperare, Giosia seppe chiedere un rinnovamento generale delle coscienze. Solo questo fu, per il sant’uomo, il cuore della sua esistenza e del suo impegno pastorale.

Vangelo

Mc 4, 35-41
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Esattamente come Gesù proponeva ai discepoli nel Vangelo. Gesù propone ai suoi di non avere paura per le cose della vita. Il caso della tempesta, per un uomo di lago, intende significare tutte le tempeste, le difficoltà dell’esistenza. Un pescatore sa che il lago in tempesta potrà essere la fine della sua vita, potrà essere la rovina della sua economia, potrà essere causa di dolori per la sua famiglia… Gesù invita a non avere paura in tutte queste cose, ma a saper rispettare il nome di Dio e il suo mistero. È così che ha fatto anche Giosia. Non ha avuto paura di chi lo accusava, di chi lo riteneva un folle, di chi preferiva altre cose della vita al dedicarsi alle cose della fede. Giosia ha messo tutto il suo cuore in Dio e, per questo, ha trovato quella salvezza che, poi, è stato capace di donare agli altri.

Il Vangelo è un invito a rimettere in Dio tutte le cause di ansietà della vita. Gesù insegna che Lui stesso può essere il sostegno della vita di ogni uomo, a patto che ci si sappia fidare di Dio. Come Giosia, che si fidò di Dio e “vinse la scommessa” di restaurare il tempio per restaurare il popolo e le coscienze.

Per noi

La sapienza di Giosia è attualissima per noi. Noi che viviamo in un mondo dove il degrado morale è assai visibile, noi che viviamo in un tempo nel quale la preoccupazione per il lavoro è palese, noi che viviamo in un momento storico nel quale è richiesto a tutti di saper camminare verso la realizzazione di nuove certezze per la costruzione di una “nuova normalità”, abbiamo ugualmente bisogno di un “luogo fisico” nel quale ritrovare la nostra appartenenza. È per questo che ci serve una Chiesa, uno spazio sacro nel quale ritrovare quel senso di comunità nel quale, poi, diventa possibile ricostruire le coscienze.

Questo è il secondo compito che abbiamo tutti. Anzitutto il compito di convertire noi stessi e la nostra coscienza, poi il compito di proporre ad altri il medesimo itinerario, certi che solo dove c’è un desiderio di conversione profondo nasce qualcosa di grande e di vero.

Abbiamo poi bisogno anche di richiami, di proposte, di itinerari. Ce ne sono molti nella Chiesa. L’importante è che ciascuno abbia il suo, per partecipare ad un rinnovamento della coscienza che sia davvero fruttuoso per ciascuno.

È questa la grazia da chiedere oggi, pensando e meditando sulla sapienza di Giosia.

  • In quale luogo di fede mi ritrovo?
  • Quale edificazione della coscienza mi è proposta?
  • In che modo posso aiutare il mio tempo a ritrovare la sua bussola spirituale?
2021-01-21T15:50:43+01:00