Ottava del Natale – 3 giorno – San Giovanni
La spiritualità di questo giorno
Come tutti ricordiamo, il terzo giorno dell’ottava del Natale è dedicato a San Giovanni, apostolo ed evangelista. Anche oggi rileggiamo le Scritture e ci chiediamo quali furono le relazioni di Giovanni e come le visse animato dalla fede che portava nel cuore.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gv 1, 1-10
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo
Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena. Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
SALMO Sal 96 (97)
I tuoi amici, Signore, contempleranno il tuo volto.
Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. R
I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. R
Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo.
EPISTOLA Rm 10, 8c-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, questa è la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato». Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!».
VANGELO Gv 21, 19c-24
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Seguimi». Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.
Le relazioni di San Giovanni
Come, dunque, Giovanni visse le relazioni? Le due Scritture che si riferiscono direttamente a lui, ovvero la lettura e il Vangelo, ci dicono almeno queste verità.
La capacità di stupore.
San Giovanni, da sempre, anche da molto giovane, da ragazzo, seppe essere capace di stupore. Quello stupore che lo aveva portato a vivere un itinerario di fede intenso, vero, autentico prima di conoscere il Signore e che si era poi rafforzato nella conoscenza di Gesù. Giovanni ha vissuto una relazione unica con il Signore perché pieno di stupore. Giovanni era stupito del fatto che il Signore, il Figlio di Dio, avesse potuto scegliere la via dell’incarnazione. Per questo si mise alla sua scuola in modo attento e sempre capace di contemplazione. Giovanni è il prototipo di tutti coloro che sanno avere uno sguardo di contemplazione viva sul mistero di Dio.
La sequela.
È proprio per questa contemplazione unica, forte, sincera, che Giovanni si mise alla sequela del Signore. Sequela, cioè umile cammino che porta a seguire. Benché intelligentissimo, benché capace di parlare come nessun altro apostolo, Giovanni non ha preteso posti, non ha chiesto spazi, riconoscimenti, ruoli. Si è sempre messo in umile sequela. Si è accontentato di vedere Gesù ogni giorno, di seguire Gesù ogni giorno, di ascoltare la sua parola per custodirla nel cuore, lui che custodiva nella mente il ricordo dello sguardo di Cristo che lo aveva chiamato alla sequela.
Toccare per capire.
Giovanni il contemplativo non è un uomo fuori dal mondo. È uno che ha anche bisogno di toccare, è uno che ha anche bisogno di riposare sul petto del Signore, è uno che ha bisogno di vivere accanto. È uno che vive anche di momenti unici, irripetibili, come quel suo riposare sul petto del Signore proprio nella sera della cena, la sera dalla passione, l’ultima sera nella quale il Signore è rimasto sulla terra. Giovanni è uno che vive di segni e che trasmette segni. È uno che si è educato a contemplare ma è anche uno che sa vivere, nel concreto, tutte le cose della vita, a partire da quelle più pratiche. Insegnandoci così che la fede non è mai disincarnata, ma si dà sempre dentro la fisicità, dentro la corporeità delle nostre vite.
Nella comunione.
Anche Giovanni è stato un uomo di comunione. Un uomo che ha capito, ha compreso che la sua vocazione nasceva dentro una comunione sincera, vera e profonda con gli altri chiamati, come lui, alla grazia del discepolato. Da questa comunione non si è mai staccato. Sapeva di avere un ruolo particolare, sapeva che gli altri ironizzavano perché era “il discepolo amato”. Giovanni non ha mai fatto di queste cose della vita né un privilegio né un punto di partenza per staccarsi dalla comunione con gli altri. Anzi, proprio per la sua capacità di capire le situazioni, si è messo ancor più a custodire quella comunione che è un dono e che è generativa. Giovanni sa bene che solo nella comunione nasce qualcosa di buono. Ecco perché anche le sue opere, quelle opere che ha compiuto soprattutto in ambito greco, sono la traduzione concreta di questa comunione che egli ha vissuto e sperimentato con il Signore e con gli altri discepoli. Giovanni è stato custode e garante di una comunione nella quale è brillato anche il suo modo di essere, il suo modo di fare, la sua singolarità straordinaria.
La relazione con Dio in Gesù Cristo che diventa attestazione di misericordia.
Da ultimo direi che la relazione di Giovanni con Cristo è stata così profonda anche perché si è trasformata in relazione di misericordia. Giovanni ha capito che la misericordia di Dio era per lui. Ha contemplato tutta la misericordia del Signore nei giorni della Pasqua e l’ha applicata a sé. Ha però così compreso anche che ogni uomo ha bisogno di questa misericordia, che si contempla nella donazione di Croce del Signore, ma che ha anche bisogno di gesti, di parole, di cose fisiche attraverso le quali manifestarsi. Giovanni è sempre un contemplativo che non dimentica le cose concrete dalle quali tutto nasce e grazie alle quali si è anche rimandati ad una contemplazione profonda del mistero di Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Noi non siamo contemplativi. Anzi, siamo piuttosto uomini e donne pratici, capaci di gesti, capaci di cose concrete molto più di quello che siamo in grado di vivere come contemplativi. Credo che a tutti, oggi, sia richiesto allora un grande sforzo: lo sforzo di diventare un poco contemplativi della culla di Gesù Bambino, del mistero della sua nascita. La festa di San Giovanni serve proprio a questo! Serve a dirci che se non ci sarà un minimo di contemplazione, la nostra vita rischierà di essere come quella di tanti altri, ma non come quella dei credenti che trovano in San Giovanni un modello da seguire. Direi che oggi tutti dovremmo prenderci qualche minuto di contemplazione, qualche minuto per stare semplicemente davanti al presepe a guardare. Senza dire niente, senza fare niente. Un momento di contemplazione gratuita per dire che, con Gesù, tutto diventa possibile. Quando si hanno gli occhi al cielo, si diventa anche capaci di vivere tutte le cose della terra, nel loro giusto rapporto con Cristo. Chiediamo questa grazia, mentre continuiamo a vivere l’ottava del Natale.