Mercoledì 28 giugno

Settimana della 4 domenica dopo Pentecoste – mercoledì 

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 16, 18-20; 17, 8-13
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Ti costituirai giudici e scribi in tutte le città che il Signore, tuo Dio, ti dà, tribù per tribù; essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze. Non lederai il diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti. La giustizia e solo la giustizia seguirai, per poter vivere e possedere la terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti. Quando in una causa ti sarà troppo difficile decidere tra assassinio e assassinio, tra diritto e diritto, tra percossa e percossa, in cose su cui si litiga nelle tue città, ti alzerai e salirai al luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto. Andrai dai sacerdoti leviti e dal giudice in carica in quei giorni, li consulterai ed essi ti indicheranno la sentenza da pronunciare. Tu agirai in base a quello che essi ti indicheranno nel luogo che il Signore avrà scelto e avrai cura di fare quanto ti avranno insegnato. Agirai in base alla legge che essi ti avranno insegnato e alla sentenza che ti avranno indicato, senza deviare da quello che ti avranno esposto, né a destra né a sinistra. L’uomo che si comporterà con presunzione e non obbedirà al sacerdote che sta là per servire il Signore, tuo Dio, o al giudice, quell’uomo dovrà morire. Così estirperai il male da Israele. Tutto il popolo verrà a saperlo, ne avrà timore e non agirà più con presunzione».

SALMO Sal 24 (25)

Buono e retto è il Signore.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno. R

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Per il tuo nome, Signore,
perdona la mia colpa, anche se è grande. R

Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore,
è lui che fa uscire dalla rete il mio piede. R

VANGELO Lc 7, 11-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Vangelo

La scena del Vangelo è drammatica e commovente e, purtroppo, nella sua crudeltà, è una scena che si ripete sempre. È la scena di mamme che devono accompagnare alla sepoltura un figlio. Possiamo capire il carico emotivo di questa donna. Ella è sola, perché è vedova. Ora si vede privata anche della compagnia e dell’aiuto di quel figlio che, come viene facile pensare, rappresentava tutto per lei. Tutto il suo mondo, tutti i suoi affetti, tutta la sua preoccupazione. Possiamo facilmente immaginare che, attorno a lei, ci sarà stata moltissima gente. Moltissimi venuti per piangere, moltissimi venuti per una parola buona e di conforto, moltissimi con i loro figli, per piangere quell’amico che non c’è più. Gesù vede questa scena e si lascia toccare, si lascia commuovere da quello che vede, come sempre. È proprio questa umanità, questa commozione che lo porta ad intervenire e, come sempre, il suo intervento è vita. È un miracolo strepitoso, un miracolo per cui si riporta alla vita un ragazzo morto. Possiamo solo lontanamente immaginare cosa sarà successo: le lacrime di dolore che si mutano in lacrime di gioia, ma anche le grida, che inneggiano alla vita, gli abbracci, la festa che sarà iniziata attorno a quella bara che, improvvisamente, rimane vuota. Forse possiamo immaginarci anche il crocchio di gente che si crea attorno a Gesù, per ringraziarlo, per ammirarlo, per parlare con lui. Il Vangelo è sempre poco attento ai particolari, ma noi possiamo davvero immaginarci le mille cose che saranno seguite ad un’azione di questo genere.

Per il nostro cammino di fede

Eppure noi rimaniamo molto perplessi di fronte ad una pagina di questo genere. Anzitutto perché la leggiamo come se fosse un racconto, un romanzo. Bello, finito bene, ma che poco ha a che fare con la tragicità dei nostri percorsi, delle nostre esperienze, nelle quali siamo noi a dover soccombere perché rimaniamo schiacciati dal dolore. Quando anche noi vediamo scene di questo genere, non sappiamo cosa dire, cosa fare. Le nostre bare rimangono piene. In aggiunta dovremmo anche dire che oggi abbiamo anche mamme molto anziane che portano alla sepoltura figli ovviamente adulti ma ancora giovani che muoiono a causa di malattie o incidenti o tragedie. Che cosa ha da dire a noi una pagina di questo genere?

Io credo che anzitutto il Vangelo voglia aprire il nostro cuore alla speranza nella certezza della vita eterna. La parola di Dio è sempre vita e, dunque, invita tutti noi a cercare, in momenti come questo, di ricorrere a Dio.

Deuteronomio

Su questo tema era molto bella la prima lettura che ci ha invitato a capire che il credente in ogni momento della vita, bello o brutto che sia, lieto o nefasto che sia, cerca anzitutto questo: la compagnia di Dio. Se provate a pensarci noi non siamo sempre capaci di fare questo, magari preghiamo molto, nei casi come quelli che ho ricordato, sempre con una preghiera di richiesta. Se poi non accade quello che chiediamo noi, se non vediamo realizzato ciò che noi speriamo, ecco allora che si interrompe questo filone di preghiera. Cosa che ci fa capire che siamo un po’ lontani da quella mentalità della fede che ci viene espressa dalla Scrittura. Insegnamento prezioso quello che ci ricorda che la fede è un cercare la compagnia di Dio per le cose della vita. Anche quando le cose vanno male, anche quando le cose si complicano, anche quando le cose diventano difficili, ecco che l’uomo di fede sa cercare sempre la compagnia di Dio, non per chiedere cose, ma per assaporare la sua presenza. La fede è questo: è la certezza della compagnia di Dio che ci rende meno pesanti e più sopportabili le cose della vita.

Intenzioni di preghiera

Mentre entriamo nella vigilia della festa di San Pietro, proviamo ad interrogarci proprio su questo tema: chiediamoci se non pensiamo che la fede consista nell’accompagnamento che Dio ci offre rispetto alle cose che capitano o se noi siamo nell’atteggiamento di coloro che chiedono continuamente cose a Dio.

San Pietro ci direbbe le stesse cose, perché tutta la vita di Pietro è stata un modo per attestare questo accompagnamento. Chiediamolo anche noi nella preghiera di questo giorno e nella preghiera della festa che si prepara.

2023-06-23T23:41:05+02:00