Lunedì 28 luglio

Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – Lunedì

La spiritualità di questo giorno

Questa settimana è ricca di figure di santi: oggi Nazaro e Celso, martiri; domani i tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro; giovedì Sant’Ignazio; Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Sant’Eusebio di Vercelli e soprattutto il perdono di Assisi ci faranno poi concludere questa settimana liturgica di metà estate. Il lezionario feriale sarà quindi interrotto da alcune di queste feste.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gs 11, 15-23
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Come aveva comandato il Signore a Mosè, suo servo, così Mosè aveva comandato a Giosuè e così Giosuè fece, non trascurando alcuna parola di quanto il Signore aveva comandato a Mosè. Giosuè si impadronì di tutta questa terra: la zona montuosa, tutto il Negheb, tutta la regione di Gosen, la Sefela, l’Araba, le montagne d’Israele e il loro bassopiano. Dal monte Calak, che sale verso Seir, fino a Baal-Gad nella valle del Libano ai piedi del monte Ermon: catturò tutti i loro re, li vinse e li uccise. Per molto tempo Giosuè fece guerra a tutti questi re. Non ci fu alcuna città che facesse pace con gli Israeliti, eccetto gli Evei che abitavano Gàbaon: le presero tutte con le armi, perché veniva dal Signore che il loro cuore si ostinasse a dichiarare guerra a Israele, per votarle allo sterminio senza pietà e così distruggerle, come il Signore aveva comandato a Mosè. In quel tempo Giosuè andò a eliminare gli Anakiti dalla zona montuosa: da Ebron, da Debir, da Anab, da tutti i monti di Giuda e di Israele. Giosuè li votò allo sterminio con le loro città. Non rimasero Anakiti nella terra degli Israeliti. Ne rimasero alcuni solo a Gaza, a Gae ad Asdod. Giosuè prese tutto il territorio, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Giosuè lo assegnò in eredità a Israele, secondo le loro divisioni in tribù. E la terra visse tranquilla, senza guerra.

SALMO Sal 27 (28)

Il Signore è la forza del suo popolo.

Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto
alla voce della mia supplica. R

Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie. R

Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. R

VANGELO Lc 9, 37-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Giosuè

La prima lettura ha un interesse fortemente storico. La Scrittura ci ha presentato, infatti, le vittorie di Giosuè che, finalmente, conquista gran parte della terra e, finalmente, si vive in pace. Direi che è proprio la parte finale a dover attirare la nostra attenzione. Ci sono tempi di guerra e ci sono tempi di pace. L’autore sacro riconosce che, mentre il tempo della guerra è il tempo degli uomini che conquistano, lottano, si difendono, il tempo della pace è il tempo di Dio. Per questo è benedetto e santo e, per questo, deve essere da tutti rispettato e onorato. Ecco il richiamo molto forte della prima lettura.

Vangelo

Questi temi tornano tutti, a livello spirituale, nella lettura del Vangelo. Ecco il tema della lotta: non più la guerra tra gli uomini, ma qualcosa di molto più serio e impegnativo, la lotta contro il demonio. È il dramma della lettura evangelica: abbiamo un ragazzo infestato dal demonio, una libertà completamente cancellata e abbiamo la partecipazione di un padre a questo dolore. Un padre che si gioca tutto, che fa tutto quello che può, che cerca, in ogni modo, di fare di tutto per sollevare quel figlio al quale è così legato senza però riuscirci. È il dramma della lotta contro le potenze dello spirito, il dramma della lotta contro il demonio.

In secondo luogo abbiamo l’intervento del Signore, unico, forte, irripetibile, inimitabile. È l’intervento che riporta il ragazzo nella pace. La pace dell’anima, la pace del cuore, la pace della mente. Finalmente il demonio è battuto e la vita di questo ragazzo può riprendere in modo normale. La sua libertà, la sua volontà, la sua capacità di amare sono del tutto restituite a questo giovane che deve ancora imparare a farne buon uso. Così il Signore dimostra che Dio è amante della vita e vuole che tutti i suoi figli possano vivere nella pace, nell’armonia, nella concordia ma anche nella possibilità di utilizzare al meglio i propri doni, le proprie competenze, le proprie capacità. È questo l’orizzonte nel quale viene ricostituito il ragazzo.

Il terzo orizzonte della scena evangelica è quello dei discepoli che, comunque, non capiscono cosa vuole dire il Signore e devono ammettere tutta la loro fatica sull’argomento. Il discepolo, che pure vede i frutti della pacificazione interiore che il Signore produce, fa sempre fatica a capire come stanno veramente le cose.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Crediamo nella lotta contro lo spirito del male?
  • Desideriamo intercedere per questa forma di pacificazione?

In effetti credo che la maggior parte degli uomini non ricordi o non consideri la vita come una lotta contro le potenze del male. Ci ridiamo un po’ sopra, non crediamo poi fino in fondo all’esistenza dei demoni e alla forza della tentazione… siamo in un mondo così, un mondo nel quale la fede non viene percepita come lotta. Sono i segni della liturgia a ricordarcelo. Già nel Battesimo il richiamo alla lotta interiore è evidentissimo: noi riceviamo anche una particolare unzione proprio per questo motivo, perché dal giorno del Battesimo inizia la lotta contro le potenze del male, per cercare di vivere fino in fondo quell’avventura unica, stupenda, profondissima che è la salvezza della nostra anima. Credo che oggi faremmo tutti bene a prendere in seria considerazione questa visione della vita cristiana. La vita dello Spirito è lotta contro tutte le potenze del male, è lotta contro tutte le potenze che cercano di dominare sulla vita dell’uomo. Ecco perché ha senso prepararsi, resistere, mettersi dalla parte di chi vuole far risplendere la propria coscienza battesimale.

La rappacificazione interiore è un concetto sul quale insiste molto il magistero papale. La lotta è nel sangue delle persone; l’opposizione, che vuol dire, prima o poi, dare adito a divisioni, contese, discussioni… ovvero tutto ciò che è alla base dello spirito della guerra, appartiene, di fatto, ad ogni uomo. Chiedere il dono della rappacificazione interiore, cercare di vivere con attenzione un cammino che porti a vivere rappacificati con sé stessi, aiuterebbe anche ad essere rappacificati con gli altri.

Ecco il dono spirituale da chiedere in questo giorno, così che anche noi tutti possiamo partecipare con più grinta a quella lotta contro gli spiriti del male che la fede osa ricordarci e per la quale suscita tutte le nostre forze, oltre alla grazia di Dio senza la quale qualsiasi sforzo è nullo.

2025-07-24T15:42:24+02:00