Domenica 28 settembre

5 Domenica dopo il martirio di San Giovani il Precursore

Introduzione

  • Siamo in atteggiamento di ascolto serio?
  • Cosa pensiamo di un Vangelo così difficile?

Credo che, in questa domenica, tutti avvertiamo fin da subito il richiamo del Signore che, pur fatto con termini gentili, ci mostra quanto è difficile e quanto è provocatoria la Parola di Dio.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 56, 1-7
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi». Beato l’uomo che così agisce e il figlio dell’uomo che a questo si attiene, che osserva il sabato senza profanarlo, che preserva la sua mano da ogni male. Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». Poiché così dice il Signore: «Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono quello che a me piace e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

SALMO Sal 118 (119)

Signore, conservo nel cuore le tue parole.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. R

Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti.
Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca. R

Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
Voglio meditare i tuoi precetti,
considerare le tue vie.
Nei tuoi decreti è la mia delizia,
non dimenticherò la tua parola. R

EPISTOLA Rm 15, 2-7
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo. Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma, come sta scritto: «Gli insulti di chi ti insulta ricadano su di me». Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio.

VANGELO Lc 6, 27-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Vangelo

Sostiamo, anzitutto, sul Vangelo.

Il Signore inizia in modo molto chiaro la sua predicazione: “A voi che ascoltate io dico…”, richiamando così che il contenuto della sua predicazione è per tutti, certo, ma non in modo generico. La predicazione è “per coloro che ascoltano”, cioè per coloro che vogliono stare ad ascoltare la sua proposta, per coloro che vogliono farsi attenti alla sua predicazione, per coloro che vogliono disporsi ad un intima esperienza con Lui. C’è un livello proprio per questa predicazione, che chiede un ascolto attento della Parola non una qualsiasi disposizione. È un richiamo già molto serio e provocatorio.

Cosa dunque dice il Signore nel contenuto della predicazione? Sono 4 gli imperativi che seguono: “Amate, fate del bene, benedite, pregate”. Il soggetto che deve fare tutte queste azioni è il credente, colui a cui la Parola tocca il cuore in modo più serio e profondo. Queste azioni devono essere rivolte ai persecutori, a coloro che vogliono il male, a coloro che maledicono. Già qui il discorso del Signore risulta strano, perché la prudenza, o forse anche la sapienza, consiglierebbero di stare lontano da persone di questo genere.

La predicazione incalza, perché da un discorso generico, si passa ad un tono molto più colloquiale. Il Signore, rivolgendosi direttamente a chi ascolta, continua dicendo: “Tu offri l’altra guancia, non rifiutare la tunica, dà a chiunque, non chiedere indietro”. Tutte cose che l’umana intelligenza rifiuterebbe. Non si presta a chiunque, ce lo hanno insegnato fin dalle elementari, per non dire poi che chi prende senza chiedere, come ci è stato insegnato, è uno da cui non solo guardarsi ma dal quale anche difendersi e, comunque, del quale sempre dubitare. Per non dire, poi, che se uno percuote un altro, si ha quasi il diritto di difendersi facendo la stessa cosa.

Ma non è finita, perché poi il Signore passa ancora al “voi”, più generico ma sempre efficace, perché tutti i presenti si sentono coinvolti in un unico soggetto. Il Signore dice: “se amate chi vi ama, che merito ne avrete. Anche i peccatori amano quelli che li amano”, frase a cui seguono altri esempi che, in sostanza, riportano la predicazione del Signore ad un tema centrale: se il credente si comporta come tutti, dove è il suo specifico? Se il credente pensa allo stesso identico modo con cui pensano tutti, dove sta il cuore della sua fede, dove va a finire quella novità del Vangelo che, invece, dovrebbe essere nel cuore di ciascuno? Anche a questo proposito ci sarebbe già da aver abbandonato il campo! Ma il Signore continua ancora: “siate figli dell’altissimo… siate misericordiosi… non giudicate… date… perdonate”, stupendo l’uditore non solo perché si passa ad una proposta positiva ma anche perché si indica come termine di paragone niente meno che Dio, il Padre! Il che fa sorgere in tutti la domanda: ma chi può essere misericordioso come lui? Chi può essere perfetto come è perfetto il Padre celeste e vivere tutte queste cose?

La domanda non è esplicitata ma il Signore la coglie e, per questo, rinnova la speranza, dicendo: “una buona misura, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi in cambio”. Il Signore apre la sua predicazione alla speranza. Perché un uomo dovrebbe cercare di essere come il Padre? Perché un credente dovrebbe imitare questa perfezione inimitabile? La risposta è una sola. Il credente fa tutte queste cose in vista della vita eterna. E’ proprio la speranza della vita eterna che lo porta ad essere generoso, a non giudicare, a lasciarsi anche prendere le sue cose. È la speranza della vita eterna che non lo fa agire per ripicca, per contrasto con gli altri. È la speranza della vita eterna che porta il credente ad impegnarsi per vivere in modo assolutamente diverso da quello che fanno gli altri. Senza questa speranza la predicazione del Signore sarebbe assurda. Nell’ottica della speranza della vita eterna, invece, i comportamenti umanamente inaccettabili diventano, invece, possibili.

Non solo: il Signore ricorda che ci sarà un giorno in cui davanti al Signore, giusto giudice, passerà tutta la nostra vita, non dice certo queste cose per incutere timore o per un terrorismo spirituale. Piuttosto il Signore indica qual è la fine dell’esistenza: il comparire davanti a Dio; contemporaneamente ricorda quale dovrebbe essere il fine per il quale il credente si impegna in tutti i suoi giorni: abitare con Dio, essere alla sua presenza, dimorare in Lui. Proprio per questo egli sceglie ogni giorno di essere diverso dagli altri. Proprio per questo egli sceglie, ogni giorno, una via nuova, provocatoria, di sequela, di imitazione di Cristo che rinnova la mente dell’uomo e, per questo, rinnova il suo modo di vivere.

Romani

San Paolo riprende molto bene questa logica della speranza cristiana e ci ricorda che tutta la vita del credente è fatta anche per sperimentare la consolazione che giunge dalla perseveranza. Chi persevera in un modo di vivere che sempre si rinnova, chi fa della sequela un modo per stare dietro al Signore, rinnova continuamente la sua logica e cambia in tutto e per tutto il proprio modo di vivere. Il rinnovamento interiore non nasce da sforzi, da studio, da acquisizione di dottrina, ma dal desiderio vero ed autentico di seguire il Signore. Questa è la vita di chi, sperando in Cristo, rinnova il suo modo di essere e si propone come alternativo rispetto a ciò che, per lo più, accade nel mondo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo proprio che tutti, di fronte ad un Parola di Dio di questo genere, avvertiamo la nostra inadeguatezza. Forse stiamo dicendoci interiormente: ma quando mai faccio queste cose? quando mai vivo così? Quando mai percepisco questa chiamata al rinnovamento interiore e alla perfezione cristiana? Quando mai riesco a vivere anche una sola delle raccomandazioni del Vangelo? credo che tutti, più o meno, siamo in una posizione di questo genere. Ed è bene, per noi, sostare su questo modo di pensare, perché ci aiuta a capire che, anche se siamo credenti da decenni, non siamo ormai arrivati. La fede ci sprona sempre. La speranza sostiene il cammino che rimane sempre lunghissimo. Credo proprio che il modo migliore per commentare e per tentare di vivere queste raccomandazioni del Signore, sia il titolo della lettera pastorale di quest’anno che, poi, altro non è che un’altra frase della predicazione del Signore. “Tra voi non sia così”. Cioè tra voi non ci sia accettazione indiscriminata di quello che, per lo più avviene. Tra voi  non ci sia appiattimento sulle posizioni che vanno per la maggiore. Tra voi che avete scelto di ascoltare, non ci sia solo un semplice adeguarsi a quello che va di moda, a quello che attira, a quello che gli altri uomini fanno. Tra voi che ascoltate ci sia davvero il tentativo di vivere quella regola d’oro che il vangelo, ancora una volta, ha osato proporci: “quello che volete che gli altri uomini facciano a voi, voi fatelo a loro”. È questione di stile ed è questione di mentalità. È questione di come ci si pone di fronte alle cose. È questione di come ci si mette davanti alla realtà. È questione di come uno interpreta il proprio cammino di fede. Se il credere è solo vivere momenti spirituali per poi vivere come tutti, è chiaro che questa Parola risulta assurda e impossibile. Se il credere è tentativo di spingere sempre più avanti la  propria riflessione, se il credere è il tentativo, ogni giorno, di non adeguarsi a quello che accade, se il credere è rinnovare l’incontro con Cristo per vivere come Cristo, allora sarà possibile trovare un modo per essere sempre alternativi.

Credo fermamente che la proposta del Vangelo sia in grado di attirarci anche se tutti dobbiamo ammettere che siamo molto lontani dal viverla. Sentiamo che questa alternativa cristiana ha un suo fascino, un suo perché, anche se, poi, non riusciamo a viverla fino in fondo.

Che cosa fare? Come poter percepire questa alternativa cristiana come una chiamata?

Io credo che gli ingredienti siano sempre gli stessi, ma occorre assumerlo dentro la nostra regola di vita.

Se vogliamo viere questo vangelo, ecco che tocca noi scegliere di metterci alla sequela di Cristo desiderando e vivendo l’incontro con lui il più frequentemente possibile. Se percepiamo la bellezza di questa parola ma la distanza della nostra vita da essa, tocca noi scegliere, per questo anno pastorale che inizia, piccoli passi, piccoli cammini che occorre fare seriamente. Tutto, insomma, ci riporta alle scelte che devono contraddistinguere il nostro quotidiano. Io cosa faccio per seguire il Signore? Io cosa faccio per spronare il mio cammino? La proposta di continuare a vivere la Messa almeno una volta alla settimana, che continuo ostinatamente a ripetere, è in questa linea. Serve a questo.

Così pure come l’aprirsi ad una dimensione comunitaria dell’esistenza che non sia superficiale. Solo dentro una comunità capiamo il valore di questa parola, senza di essa, come singoli credenti, molto difficilmente potremo arrivarci. Ecco le linee guida per la dimensione di fede di quest’anno. Cerchiamo di accoglierle e di farle nostre. Se, appunto, vogliamo essere alternativi e, per questo, credibili nel nostro modo di vivere la fede.

2025-09-27T09:49:54+02:00