Giovedì 29 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – Giovedì – Ascensione del Signore

La spiritualità di questo giorno

Viviamo questa festa dell’Ascensione nel bel mezzo del Giubileo della speranza e, per questo, vorrei che fosse l’Ascensione della speranza, come il Vangelo ci lascia capire.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 1, 6-13a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

SALMO Sal 46 (47)

Ascende il Signore tra canti di gioia.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R

EPISTOLA Ef 4, 7-13
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

VANGELO Lc 24, 36b-53
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Vangelo

Anzitutto il Vangelo ci dice che Gesù risorto “stette in mezzo a loro”, ovvero agli apostoli. La prima speranza che deve sempre accompagnare il nostro cammino di fede è questa: Dio è in mezzo a noi. Questa più che essere una speranza deve essere una certezza. Ed è da questa certezza che deve nascere la speranza. La speranza che Dio accompagna i nostri cammini, la speranza in Dio che non ci lascia soli, la speranza che Dio è sempre punto di riferimento sicuro per il nostro cammino, anche quando noi vacilliamo. La prima fonte di speranza in questa festa dell’Ascensione è quella che nasce da questa certezza.

La seconda fonte di speranza: guardare le mani e i piedi del Signore. I discepoli, di fronte ad una nuova apparizione del risorto, hanno paura. È un po’ una costante, è quasi un ritornello che ha guidato il nostro cammino pasquale. I discepoli hanno paura perché non sanno confrontarsi con la presenza del Signore risorto. È per questo che Gesù offre loro da vedere le mani e i piedi, lì dove era il segno dei chiodi. Gesù offre come fonte di speranza il suo corpo ora risorto che porta ancora i segni della passione. Come dire: la speranza nel cristiano nasce sempre a partire dalla passione del Signore. Quell’evento con cui nessuno vorrebbe confrontarsi, quell’evento con il quale nessuno vorrebbe avere a che fare, quell’evento di dolore, di sofferenza, di morte è, di fatto, l’origine della speranza del cristiano. L’insegnamento è molto chiaro. Dalla passione del Signore nasce la speranza.

Avete qui qualche cosa da mangiare?”. La terza sorgente di speranza è la condivisione. Il Signore chiede qualcosa da mangiare appunto per far vedere a tutti che egli non è un fantasma. È veramente presente in mezzo a loro, è la sua carne, è il suo corpo a rendere possibile questa nuova esperienza straordinaria. Così come il Signore aveva dedicato tutta la sua vita a mostrare la condivisione dell’esistenza con gli uomini, così ora, da risorto, Gesù si premura ancora di dire che la sua esistenza è vera, è reale, è condivisione della vita degli uomini. Mangiare insieme a qualcuno è espressione non solo di condivisione di un’amicizia, ma anche del lavoro, della fatica, della comunità… Gesù viene a dire che queste esperienze di condivisione, che sono ciò che tutti gli uomini possono vivere, diventano, se rilette nella luce della fede, sorgente di speranza.

Sono queste le parole che vi dissi quando ero ancora con voi”. Una quarta sorgente di speranza. Ecco che Gesù, dopo le prime tre sorgenti di speranza, mostra la quarta che è quella più decisiva. Oltre la condivisione dell’umanità, Gesù sposta ora il centro dell’attenzione sul piano della fede. È nella fede che si possono conoscere le grandi opere di Dio, è nella fede che si possono conoscere le grandi cose che il Signore fa per gli uomini. Per fare questo occorre conoscere, vivere, visitare la sua Parola, che è sempre parola di benedizione, di sprone, di conforto, di speranza. La Parola di Dio è sempre sorgente di speranza, è sempre alimento per la vita dell’uomo, per la fede dell’uomo ma anche per la sua speranza. Se non vogliamo avere solo speranze umane, ci sta dicendo la Scrittura, occorre ricorrere alla Parola di Dio, luce, faro, rifugio per l’esistenza di ogni uomo.

Cristo risorgerà dai morti il terzo giorno”. La quinta sorgente di speranza: la Pasqua del Signore. Dove porta tutto l’itinerario scritturistico? Dove converge qualsiasi storia della Bibbia? Nella Pasqua del Signore, ovvero nell’evento centrale della fede. Quell’evento che ci ricorda che noi tutti siamo peccatori perdonati, quell’evento che ci ricorda che il nostro destino di gloria è quello di essere ammessi alla comunione di tutti coloro che, in Cristo, risorgono a vita nuova. Questo sarà l’esito della nostra vita. Noi sappiamo bene che la nostra vita non è solo un “essere per la morte”. Questo è il dato storico della vita dell’uomo: ogni vita nasce e muore. Nella fede noi sappiamo che questo è un passaggio. Un passaggio obbligatorio, stretto, doloroso, ma necessario per giungere dinanzi al cospetto di Dio. La Pasqua del Signore è la forza che alimenta la nostra fede pasquale nella quale noi otteniamo la speranza di risorgere con Cristo risorto.

Ecco io mando su di voi Colui che il Padre mio ha promesso”. La sesta fonte di speranza: la presenza dello Spirito di Dio, la potenza dello Spirito di Dio, che guida l’uomo all’eterna comunione con Lui. Questi due sono gli elementi necessari sempre per avere speranza: sapere che Dio ci guida attraverso il dono di suo Figlio che manda a noi lo Spirito Santo; sapere che lo Spirito di Dio viene a noi con la sua forza.  Ai discepoli che avevano paura, Dio promette lo Spirito, che è fortezza contro qualsiasi paura.

Mentre li benediceva si staccò da loro”. L’ultima sorgente di speranza contenuta nel Vangelo. La benedizione di Dio, quella benedizione che Dio dona attraverso Gesù Cristo che ascende al cielo. Dunque noi non solo non siamo mai soli, non solo siamo sempre in cammino verso di Lui, ma otteniamo anche la sua benedizione, perché il cammino sia fecondo e proceda sicuro. Noi riceviamo ogni giorno quella benedizione che fa bene alle nostre vite, che guida le nostre vite, che ci dona di comprendere come vivere la nostra esistenza.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Sento operante in me questa speranza?
  • Sento viva in me questa benedizione?

L’Ascensione di questo anno giubilare deve essere una festa di speranza. Noi tutti, rinnovati anche dalle molte cose che stiamo facendo in questo anno giubilare, sostenuti dalle diverse grazie che già abbiamo ricevuto, forti del cammino che abbiamo fatto soprattutto da Natale ad ora, siamo chiamati a dire a tutti che c’è una benedizione che sorregge la nostra vita. Se siamo chiamati a fare questo è perché anche noi siamo stati rinnovati da una speranza grande: la speranza della Pasqua. Credo che il compito di questo giorno sia proprio quello di cercare di sentire questa consolazione di Dio che ci accompagna, ovvero quello di vedere tutti i segni della benedizione che sono parte della nostra vita. Noi non siamo mai soli, nemmeno quando il cammino si fa difficile, lungo, oscuro. Anzi, in queste occasioni dovremmo ricordare con più viva fede queste realtà di cui la Parola di Dio ci ha parlato. È quando perdiamo la speranza per le mille cose che capitano che noi dovremmo ricordarci di questo insegnamento dell’Ascensione. È in questa linea che tutti dobbiamo crescere, per alimentare una speranza che sa davvero essere feconda e che sa realmente guidare tutte le nostre esistenze.

Esercizio per questo giorno di gioia

Chiamiamo Maria ad intercedere per noi. Lei che era presente all’evento dell’Ascensione, sia Colei che guida la nostra preghiera, illumina i nostri passi e, soprattutto, sostiene la nostra speranza.

2025-05-23T15:59:16+02:00