Venerdì 29 agosto

Settimana della domenica che precede il martirio  – venerdì – martirio di San Giovanni il Battista

La spiritualità di questo giorno

Preparati dalle Scritture e, soprattutto, dal libro dei Maccabei al quale abbiamo dato grande risalto, celebriamo oggi la festa del martirio di San Giovanni il Battista, come vi spiegavo spartiacque nel nostro calendario ambrosiano.

La Parola di questo giorno

LETTURA Is 48, 22 – 49, 6
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni, Isaia disse: «Non c’è pace per i malvagi. Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: “Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria”. Io ho risposto: “Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio”. Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”».

SALMO Sal 70 (71)

Sei tu, Signore, la difesa del giusto.

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. R

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. R

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza,
che io non so misurare.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R

EPISTOLA Gal 4, 13-17
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, sapete che durante una malattia del corpo vi annunciai il Vangelo la prima volta; quella che, nella mia carne, era per voi una prova, non l’avete disprezzata né respinta, ma mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù. Dove sono dunque le vostre manifestazioni di gioia? Vi do testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darli a me. Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? Costoro sono premurosi verso di voi, ma non onestamente; vogliono invece tagliarvi fuori, perché vi interessiate di loro.

VANGELO Mc 6, 17-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Isaia

Non c’è pace per i malvagi”. Lo abbiamo letto nella prima Scrittura. In realtà diremmo tutti il contrario. Non c’è mai pace per i giusti. Non c’è mai pace per gli uomini di fede. Non c’è mai pace per gli amici di Dio. La storia, anche quella di Giovanni il Battista, lo dimostra.

Vangelo

Storia triste quella di Giovanni. Conscio della sua particolarissima vocazione, è stato nel deserto per la maggior parte dei suoi giorni. Vita difficile quella di Giovanni, vita volutamente difficile. È lui che decide di stare nel deserto, è lui che si priva di ogni cosa per stare vicino al suo Dio, è lui che cerca di non mitigare mai la sua austerità. Poi ci sono le cose che capitano. L’arresto, la lunga prigionia e, quel giorno, quel banchetto con quella danza. Banchetto e danza nella quale si chiede niente meno che la sua testa come un trionfo. Un amico di Dio, un uomo che ha fatto di tutto per vivere come amico di Dio, trova la morte in modo violento dopo una vita di stenti e privazioni. Potremmo chiederci perché. Potremmo chiederci perché Dio lo ha lasciato così, solo, nel deserto, a vivere una vita difficile, ai limiti del sopportabile, senza mai dargli una mano concreta. Potremmo chiederci perché abbia dovuto sperimentare la violenza.

La risposta viene dal Vangelo stesso. Appunto perché è un amico di Dio, uno che ha conformato la sua volontà e la sua libertà su quella di Cristo. Uno che ha fatto di tutto per vivere quel Vangelo che, appena dopo la morte di lui, Cristo inizierà a predicare. Anche se Giovanni non conosce il Vangelo, lo vive tutto anzitempo. Anche se Giovanni non ascolta la predicazione del Signore, la vive tutta con particolare intensità.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Perché, allora, la Scrittura ci dice che non c’è pace per i malvagi?
  • Che pace ha sperimentato Giovanni?

Non c’è pace per i malvagi perché, come insegna la storia di Giovanni, sono coloro che hanno attentato alla sua vita a dover temere il giudizio di Dio. Sono coloro che hanno barattato la sua vita per una danza ad essere giudicati. Sono coloro che calpestano i diritti dei poveri a dover temere per la loro sorte, per la loro vita. La pace del giusto sta nella sua coerenza. La pace del giusto risiede nel suo comportamento sempre virtuoso. La pace del giusto è tutta nel suo essere stato capace di perseverare fino alla fine nella condotta dei padri e nella giustizia cercata e abbracciata come sorella.

La pace di Giovanni risiede proprio nel saper essere stato capace di attendere il Messia, nell’averlo visto giungere nella pienezza del tempo, nell’averlo indicato ad altri come luce che sorge per tutti. La verità della vita di Giovanni e la pace della vita di Giovanni risiedono nel suo atteggiamento di uomo che si sa affidare completamente a Dio. Come, del resto, ci ha detto anche la storia dei Maccabei che abbiamo ascoltato in questi giorni e come ci dicono le vite di innumerevoli santi.

C’è una pace che viene nel cuore del giusto e che gli permette di affrontare qualsiasi cosa. C’è una pace del giusto che lo lascia imperturbabile anche nelle difficoltà più intense della vita. C’è una pace del giusto che nasce quando non ci si mette a confronto con Dio sfidandolo, ma ci si lascia guidare da lui, nelle asperità della vita.

Dunque ha ragione il profeta Isaia. Ad un primo vedere sono gli ingiusti che hanno la meglio, sono gli ingiusti che vivono tranquilli, sono gli iniqui che hanno successo. Ma, ad una lettura più approfondita della storia, ecco che appare ben altra verità. Sono gli amici di Dio che, dopo la loro tribolazione, vedono la luce. Sono gli amici di Dio che vivono nella pace, sono gli amici di Dio che sanno camminare nelle vie della giustizia, della misericordia, del perdono, della riconciliazione, della pace offerta e donata proprio in nome di Dio.

Il martirio di San Giovanni ci insegni a camminare su queste vie e a godere di questa pace del cuore. Il martirio e l’esempio di Giovanni ci insegnino ad essere noi per primi coloro che sanno vivere come i figli della luce che cercano nel rapporto con Dio quella pace che il mondo non può donare e che addirittura nega. Questa sia la vera pace del cuore che deve illuminare anche noi che, con piccoli passi, magari con difficoltà ma, in fondo, con onestà, cerchiamo di vedere brillare il volto di Dio ovunque.

2025-08-23T11:07:58+02:00