Domenica nell’ottava del Natale
Introduzione
Abbiamo celebrato il Natale da pochi giorni ed eccoci a celebrare una nuova domenica, un nuovo giorno del Signore, proprio nel pieno della spiritualità di questi giorni santi che sono l’ottava del Natale, una settimana nella quale, spiritualmente, ci viene chiesto di continuare a riflettere sul mistero dell’Incarnazione. Questa domenica nell’ottava del Natale ha anche un titolo: “Cristo Verbo e Sapienza di Dio”, che viene declinato nelle tre letture di questo giorno che, ora, alimentano la nostra riflessione. Letture che, come tutti i giorni di questa ottava, cercano di farci vivere un più profondo cammino di speranza.
La Parola di Dio
LETTURA Pr 8, 22-31
Lettura del libro dei Proverbi
La Sapienza grida: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io fui generata, quando ancora non aveva fatto la terra e i campi né le prime zolle del mondo. Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso, quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».
SALMO Sal 2
Oggi la luce risplende su di noi.
Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto:
«Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane». R
E ora siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore. R
«Io stesso ho stabilito il mio sovrano
sul Sion, mia santa montagna».
Beato chi in lui si rifugia. R
EPISTOLA Col 1, 13b. 15-20
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, il Figlio del suo amore è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
VANGELO Gv 1, 1-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Proverbi
Anzitutto la lettura del libro dei Proverbi, che ci fa riflettere sul tema “Cristo Sapienza del Padre”. La riflessione ci proietta al di là del tempo, ancor prima che ogni cosa fosse. L’autore di questo brano sta cercando di dirci che Dio Padre ha creato ogni cosa con sapienza e amore ed ha impresso in ogni realtà creata qualcosa della sua sapienza e del suo amore. Colpiscono, soprattutto, le parole finali della lettura che ci dicono che la sapienza di Dio crea con una fantasia illimitata, come un bambino che gioca. La fantasia di un bambino è infinita. Così la fantasia di Dio creatore, che ha ordinato ogni cosa creata con sapienza per aprire tutti gli uomini alla dimensione dello stupore. Di fronte alla bellezza e all’infinità del creato – infinità che non avremo mai finito di sondare – l’unico atteggiamento possibile è quello dello stupore. Lo stupore di chi si pone in stato di profondo ringraziamento al Padre per aver creato ogni cosa. Lo stupore di chi sa mettersi di fronte a Dio ringraziando per l’infinità dell’atto della creazione. Di fronte alla profondità e all’infinità di questo atto, nel cuore dell’uomo si genera speranza. Di fronte ad una creazione che nemmeno si conosce nella sua interezza, dallo stupore che coglie ciascuno deve nascere la speranza. La speranza in Dio che, essendo padre di ogni realtà creata, tutti richiama a sé.
Colossesi
Su questo secondo aspetto ci aiuta a riflettere l’Epistola. San Paolo comprende che Cristo è la Sapienza di Dio con la quale è stata creata ogni cosa. Cristo è anche il Redentore dell’uomo. La sua venuta, il segreto del mistero della sua Incarnazione, è proprio questo: riconciliare ogni cosa con Dio e portare al Padre tutti gli uomini, tutte le anime, diventando, in ciascuna di esse, principio di redenzione. Dio non solo ama creare, non solo esprime la sua sapienza in tutto ciò che ha emanato creando, ma Dio richiama a sé. Tutte le cose sono state create per tornare a Dio ma, sopra tutte, l’uomo, chiamato per grazia a sperimentare il dono dell’eternità. Così “è piaciuto a Dio” realizzare una pienezza del tempo, che è il tempo di Cristo, che è il tempo della sua venuta, perché in Lui possa essere “ricapitolata”, “ri-compresa” ogni cosa. In Cristo ogni realtà creata vive la speranza di riconciliazione con il Padre e di comunione con Lui. Ogni uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, può così concretamente crescere nella speranza della vita eterna che è il cuore dell’insegnamento della fede, il centro di ogni rapporto con Dio. Così, concludeva San Paolo, Cristo è il primogenito di coloro che risorgono dai morti, perché tutti gli uomini, contemplando la risurrezione di Cristo, sappiano bene dove è indirizzata la loro speranza e dove si compie il loro cammino di fede. Noi tutti, oggi, guardando il bambino Gesù, dovremmo già essere dentro questa consapevolezza di fede e potremmo esprimere il nostro sincero ringraziamento a Dio che richiama a sé ogni vita, facendo di Cristo la via della salvezza.
Vangelo
Sul tema “Cristo Verbo del Padre” ci fa riflettere il Vangelo, il prologo di Giovanni che alcuni di noi hanno ascoltato, in parte, nella Messa della Notte di Natale.
Cosa significa dire che Cristo è Verbo del Padre? Molte cose insieme.
Anzitutto significa affermare che Cristo è unito al Padre in ogni opera, non solo nell’opera della redenzione, come tutto il Vangelo ci dimostra, ma anche nell’opera della creazione, come abbiamo inteso anche dalla prima Scrittura di oggi e come diciamo anche nella professione di fede del Credo e in qualsiasi altra opera. Dunque in primissimo piano c’è la comunione del Verbo con il Padre, come tante pagine del Vangelo di Giovanni insegnano.
In secondo luogo, appunto, viene sottolineato che l’opera della creazione, che è la grande opera del Padre, non è senza Cristo, Verbo ma anche Sapienza di Dio. Il che significa che ogni cosa nasce dalla volontà di Dio – è la riflessione su Cristo Verbo del Padre, Parola creatrice – ma anche che ogni cosa è dentro un ordine, è dentro un progetto, non è casuale – è la riflessione sulla parola Sapienza.
Dunque tutto, nell’ordine di Dio, ha un suo posto, ha un suo senso, ha, in qualche modo, a che fare con il mistero di Dio. Cristo è Parola creatrice e anche ordinatrice di tutto ciò che è stato creato. Una visione profondissima che Giovanni cerca di trasmettere a noi. Visione non priva di difficoltà eppure, come tutti intuiamo, affascinante.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Cosa dice tutto questo a noi e come questa domenica può nutrire il nostro cammino spirituale?
In diversi modi la speranza, virtù alla quale vogliamo guardare in modo del tutto singolare quest’anno e soprattutto in questi primi giorni del Giubileo, è sostenuta da queste Scritture.
Anzitutto credo che ci dobbiamo mettere di fronte alla Sapienza di Dio che sostiene il nostro cammino di speranza. Di fronte al creato, di fronte alle scoperte che si susseguono, di fronte all’infinitezza del creato stesso, credo che molti si sentano come smarriti e che le conoscenze che aumentano, di fatto, suscitino più problemi che soluzioni. La Parola di Dio di oggi ci sta dicendo, concretamente, che più progredisce la conoscenza del creato e più importanti sono le scoperte scientifiche che l’uomo è in grado di fare, più dovrebbe crescere in noi il senso concreto di adorazione della sapienza di Dio, scoprendo che ogni cosa ha il suo senso e il suo scopo. Tutto ha un cuore di amore che lo ha generato: Dio. Questo è il primo pensiero che dovrebbe sempre accompagnarci.
In secondo luogo, credo che tutti dovremmo capire che ogni cosa, nell’ordine creato, ha anche un senso. Ci sono realtà, eventi, personali, comunitari, vicini a noi e lontani da noi di cui, sempre più spesso, non capiamo il senso. Questa domenica ci sta dicendo, invece, che tutto ha un senso. Ogni cosa, ogni realtà, ogni accadimento, ha, in Dio, il suo senso. Anche se noi non lo comprendiamo, anche se dobbiamo fare la fatica di interrogarci e di lasciarci interrogare dalle cose che avvengono e di cui siamo testimoni, c’è un ordine, c’è un senso per ogni cosa. Dio, che ha creato tutto, non abbandona la sua creazione e continua ad accompagnarla con il suo amore provvidente e giusto.
In terzo luogo, le Scritture ci stanno dicendo che non solo l’origine di ogni cosa in Dio è certa; non solo Dio accompagna ogni cosa, ma Dio è anche Colui verso il quale ogni cosa si dirige e in Dio ogni cosa trova il suo senso. Così anche noi tutti, sia per la nostra storia personale che per la storia del mondo di cui facciamo parte, troviamo il compimento di ogni cosa nel mistero del Padre.
Questi tre insegnamenti sostengono, di fatto, il nostro cammino di speranza. Soprattutto la nostra personale storia. Tutto quello che avviene e che ci riguarda ha un senso. Fosse anche un dolore improvviso ed imprevisto, fosse anche un evento assolutamente drammatico, fosse anche qualcosa il cui senso ci sfugge, tutto ha un senso in Dio. La speranza deve nutrire il cammino di ciascuno di noi perché possiamo giungere a comprendere il senso di ogni cosa della nostra vita. Poiché questo è pressoché impossibile nel tempo, nel quale, comunque, possiamo avere qualche intuizione circa il significato di ciò che avviene, non dobbiamo dubitare che sarà nella vita eterna che noi troveremo il senso di tutto. Il che non significa rimandare sine die, o trasferire al di là del tempo, oltre questa esperienza di vita le cose di cui non sappiamo cosa dire: piuttosto significa sviluppare in noi un vero senso di attesa, capace di sostenere il desiderio di Dio, fino a che non sarà davvero tutto compiuto in Lui.
Affidiamoci, quindi, a Dio, principio di speranza e fine della nostra attesa. Con fiducia grande rimettiamoci nelle sue mani, perché sappiamo compiere quel tratto di cammino che ancora ci rimane, animati dalla sua pazienza e dal suo provvidente amore.