Sabato 30 gennaio

Settimana della terza domenica dopo l’Epifania – Sabato

Esodo

Es 19, 7-11
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!». Mosè tornò dal Signore e riferì le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano per sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo».

Come vi dicevo nelle settimane scorse, il sabato non leggiamo il Siracide, ma, per tema, tre brani scelti dalla Scrittura. Se ricordate, due settimane fa abbiamo letto la vocazione di Mosè e settimana scorsa l’inizio della sua missione. Le letture di oggi sono la logica continuazione, con i preparativi per l’antica alleanza.

Mosè non è ancora salito sul monte Sinai, non ha ancora stretto l’alleanza con il Signore, non ha ancora le tavole della legge da donare al suo popolo, ma già riceve quella rivelazione di Dio che gli servirà per guidare il suo popolo fuori dall’Egitto. Mosè apprende ed insegna che sarà Dio a guidare il suo popolo con la sua misteriosa presenza: la “nube”. Si tratta di un “segno” per dire che Dio c’è, assiste il suo popolo, lo accompagna nelle vicende di ogni giorno, sia quelle dolorose, sia quelle più semplici, gioiose, immediate. Dio si presenta come Colui che suscita e accompagna. Suscita la vocazione di Mosè perché sia segno della Sua presenza in mezzo a tutto il popolo, e perché questa presenza diventi benedizione per tutti.

Questa presenza va accolta con rispetto, ecco il perché della purificazione: non si può incontrare Dio rimanendo peccatori incalliti, non si può incontrare Dio se, prima, non si chiede il perdono dei propri peccati e se non si osa attingere da Lui quella santità di vita attraverso la quale lo si può incontrare. Non si può incontrare Dio rimanendo nel peccato: la sapienza rivelata da Mosè chiede questo. È il cuore dell’alleanza antica che ha dato poi origine ad una prassi, ad una liturgia dettata nei suoi minimi particolari.

Galati

Gal 4, 22 – 5, 1
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa. Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar – il Sinai è un monte dell’Arabia –; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti: «Rallégrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito». E voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. Ma come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però, che cosa dice la Scrittura? «Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera». Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera. Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Il brano della lettera ai Galati è molto complesso.

Anzitutto, rileggendo l’Antica Alleanza, diceva già che l’alleanza stretta con Abramo ha benedetto tutti i popoli da lui generati. Ha benedetto sia il figlio di Agar, la schiava, dal quale discende il popolo arabo, sia Isacco, il figlio della legittima moglie, dal quale discende non solo il popolo di Israele e le sue istituzioni, ma ogni credente. Abramo, infatti, è il “padre nella fede di tutti”. L’alleanza di Dio non è mai revocabile, essa è data per l’eternità. Così l’antica alleanza con Israele, non potrà mai essere revocata. Ciò non significa che l’alleanza non abbia potuto evolversi, e perfezionarsi in quell’alleanza che Gesù è venuto a stringere con ogni uomo. Alleanza, questa, eterna e definitiva, dal momento che non esiste realtà superiore a quella della donazione del Figlio di Dio, che possa rilanciare oltre ciò che Dio già ha fatto. Se la prima alleanza, quella dei segni, quella dove Dio era rappresentato da una nube, fu già occasione per parlare dell’onnipotenza di Dio, quanto maggiore e quanto più gloriosa è l’alleanza che Dio realizza con l’uomo nella morte e risurrezione del Figlio Suo.

Vangelo

Mt 20, 17-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre saliva a Gerusalemme, il Signore Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Questa presenza dell’Antica Alleanza, è quella sostituita poi dal Signore Gesù con la Nuova Alleanza. Cuore della Nuova Alleanza è la Pasqua. Ciò che prima era detto con i segni, ora brilla nella verità. Ciò che prima era solo affermato attraverso i segni, ora giunge a pieno compimento. Ciò che prima era detto solo con i riti, ora è detto dalla stessa presenza di Gesù. Ecco perché il brano del Vangelo fa riferimento alla sua crocifissione, alla sua donazione volontaria per l’uomo, alla sua presenza nella Chiesa attraverso la ripetizione di quel gesto salvifico che sarebbe diventato, poi, la celebrazione eucaristica. Ciò che un tempo era detto con molti segni, lascia spazio ad un solo segno: quello della Croce. Dalla morte e risurrezione di Gesù in avanti, quello sarà il segno della presenza di Dio nel mondo.

Per noi:

Anche noi siamo eredi di questa alleanza. Anche noi siamo figli di questa scelta che Dio fa rispetto ad un popolo – il popolo dei credenti – perché, poi, ogni credente parli di Dio al mondo e aiuti tutti a comprendere la bellezza, la forza, la potenza della sua presenza tra gli uomini.

Se la vecchia alleanza fu esclusiva, fu solo per Israele, la nuova alleanza, quella nel sangue di Gesù, è inclusiva. È per tutti i tempi, per tutti i popoli. Non c’è realtà, cosa o persona che, a contatto con la nuova alleanza, non avverta il fascino di quel richiamo del Padre perché tutto sia per la maggior sua gloria e per la sua rivelazione ad ogni uomo.

Mosè preparò l’alleanza, Gesù realizzò quella nuova e migliore. Chiediamo a Dio di essere tra coloro che, sempre, sanno realizzare questa alleanza nuova e migliore, perché possiamo essere suoi strumenti per la pace e la riconciliazione di tutti nel suo nome.

2021-01-21T16:00:15+01:00