6° Domenica dopo Pentecoste
Introduzione
- Chi conosce il volto di Dio?
- Come si fa a capire la sua rivelazione?
Credo che queste domande accompagnino il cammino di fede di ogni uomo. Di Mosè, ecco la prima scrittura. Di Paolo, ecco la seconda scrittura. Del discepolo di ogni tempo e di ogni luogo, ecco il Vangelo. Ultimi noi che, oggi, rileggiamo queste scritture e ci poniamo le domande che ogni uomo di fede, prima o poi, nella sua vita, si pone.
La Parola di Dio
LETTURA Es 3, 1-15
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e fare uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte». Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».
SALMO Sal 67 (68)
O Signore, nostro Dio,
quanto é grande il tuo nome su tutta la terra.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
appianate la strada a colui che cavalca le nubi:
Signore è il suo nome, esultate davanti a lui. R
O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,
quando camminavi per il deserto,
tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio,
quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio di Israele. R
«Benedite Dio nelle vostre assemblee,
benedite il Signore, voi della comunità d’Israele».
Verranno i grandi dall’Egitto,
l’Etiopia tenderà le mani a Dio. R
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore,
a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente! R
EPISTOLA 1Cor 2, 1-7
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
VANGELO Mt 11, 27-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Esodo
Per capire il senso della rivelazione di Dio nella vita di Mosè, anzitutto, dobbiamo tornare alla sua storia. Chi è l’uomo che vive la rivelazione del roveto ardente? Chi è l’uomo che si pone la domanda su Dio? è un uomo ormai adulto, è un uomo che ha già avuto una storia avvincente: nato tra il popolo ebreo, scampato da morte sicura a causa delle leggi raziali, è stato allevato tra l’agio e il fasto della corte di Faraone. Pur in questa situazione di agio, Mosè ha sentito forte il richiamo del suo popolo e, proprio per difendere un uomo oppresso dalla schiavitù, proprio per una causa di giustizia, ha perso tutto quello che aveva. Fuggitivo nella penisola araba, ha nuovamente difeso gli umili: questa volta alcune donne prese di mira da uomini rozzi. Per ringraziamento è stato accolto dal loro padre nella sua casa, ottenendo così anche il lavoro di pastore. È qui che Mosè si è innamorato di una delle figlie di quest’uomo, è qui che ha messo radici e ha fatto famiglia. Potremmo dire che, dopo tante avventure, Mosè è arrivato alla meta, si è accasato, è a posto. Ha una casa, un lavoro, una famiglia. È proprio in questa situazione che Dio si rivela a lui. Quando riteneva di essere arrivato ad una meta, quando riteneva che tutto fosse a posto, ecco che è Dio che va a prenderlo. Con questo episodio del roveto Dio si rende presente nella vita di Mosè e chiede a quest’uomo di prendersi cura non di una famiglia ma di un popolo numeroso. Nel nome di Dio, che è colui che si rivela, colui che ascolta, colui che interviene. Dio si rivela così, come il Dio presente, come il mistero di un fuoco che arde senza consumare, come un’intensa forza di amore che interviene presso coloro che vivono le ingiustizie che ogni tempo porta con sé. Dio si rivela anche come colui che chiede, che dona un incarico chiedendo di portarne il peso. Dio si rivela come principio di forza. Sarà Lui il sostegno di Mosè, sarà Lui dietro le sue azioni. Dio si rivela anche come principio di speranza e di futuro. Ad un popolo che non vede altro futuro che quello di continuare una vita da schiavi, Dio rivela che c’è ancora spazio per la vita, c’è ancora spazio per imprese grandi e belle, c’è ancora spazio per la novità. Dio si rivela come colui che riporterà Israele nella terra dei padri. Come dire: si realizzerà un sogno. Un sogno impossibile, eppure un sogno che diventerà realtà. Dio si rivela come colui che è presente, nella vita di un uomo e nella vita di un popolo e come colui che sostiene sia la vita delle singole persone che quella di un intero popolo. Dio è il Dio vivo, non il Dio dei ricordi, non il Dio delle cose passate, ma il Dio del presente, il Dio che dona forza, il Dio che sostiene nelle diverse battaglie della vita. Dio si rivela come forza di amore, che chiede però amore. “Servirete Dio su questo monte”, dice Dio a Mosè. Come dire: al Dio di amore che si rivela con amore, si risponde con amore. L’amore della libertà, l’amore della vicinanza, l’amore del servizio.
Vangelo
Questi tratti sono anche i tratti fondamentali della rivelazione del Vangelo, ovvero della rivelazione di Dio attraverso Mosè. A chi si rivela Gesù? A “coloro che sono stanchi affaticati, oppressi”, cioè a coloro che stanno vivendo situazioni di vita difficili per diversi motivi. Come si rivela Dio a coloro che sono in questa situazione? Si rivela con la dolcezza di una vicinanza, la vicinanza di Cristo, ma anche come principio di forza: Dio si rivela in cristo come Colui che dona forza per sostenere il cammino, per “prendere la propria croce ogni giorno e seguire il Signore Gesù”. Dio in Cristo si rivela come forza di amore, che chiede amore, che sostiene con amore tutti coloro che chiedono l’auto, la grazia della sua benedizione. Cosa bisogna fare per seguire questa rivelazione di amore? Bisogna imparare da Cristo che è “mite e umile di cuore”. Mite indica la disposizione con cui Gesù affronta tutte le cose della vita. Umile di cuore indica il suo atteggiamento con il quale si lascia riempire la vita da Dio. Gesù accetta tutte le cose che capitano perché le sa riferire a Dio Padre ed insegna ad ogni uomo a riferire a Dio Padre ogni cosa della propria vita. La richiesta di Gesù è, poi, molto simile a quella dell’Esodo. Chi riesce a fare propria questa rivelazione di amore? Solo chi risulta perseverante. È la perseveranza che introduce nella comprensione del mistero di Dio, è la pazienza di sostenere un cammino che, a volte è difficile, nel quale non ci sono molte luci, che indica il cuore mite e puro di chi vuole avere fede. La rivelazione di Dio giunge a chi si rende disponibile ad un cammino di perseveranza, di amore, di sequela, di speranza.
Epistola
Paolo è erede di questo percorso spirituale. Erede della fede di Mosè, appartenendo anch’egli al popolo ebraico. Ma è erede anche della predicazione del Signore, che ha accolto con cuore docile dalla predicazione degli apostoli. Paolo sa benissimo che Dio si rivela a chi lo cerca, a chi è mite ed umile di cuore, a chi offre la propria perseveranza come realtà nella quale vivere, approfondire, comprendere il volto di amore di Dio che si rivela. Presentandosi ad un popolo colto, a uomini che studiano, Paolo non offre una sapienza ulteriore, non offre una dottrina nuova, ma offre la conoscenza di Cristo, compagno di viaggio, sostegno nelle difficoltà, aiuto dei deboli, sostegno degli sventurati. Paolo offre a coloro che credevano di avere di fronte un maestro che rivela nuove teorie, qualcosa di diverso: un invito a farci compagni di Cristo povero, umile, che sopporta i dolori della vita e che, con il suo amore, trasforma ogni cosa. Così il credente è chiamato a mettere amore nelle cose della vita non solo per accettarle, per renderle meno pesanti, ma per trovare in esse la presenza di Dio. Come ha fatto Mosè, che nel momento della solitudine, nel momento della fuga, nel momento in cui pensa di chiudersi ad una vita semplice, scopre che il senso della sua storia è altro: deve aprirsi ad una vocazione grande, universale, complessa eppure grandiosa perché resa tale da Dio. Proprio come la sua vita personale che, grazie alla presenza di Cristo in lui, si apre a nuove mete proprio quando tutto sembrava terminato, circoscritto, limitato ad un piccolo ruolo presso gli ebrei. Paolo scopre che la sua vocazione è grande, rivolta al mondo, sostenuta dall’amore di Dio che, in Cristo, si rivela anche su di lui.
Per noi e per il nostro cammino di fede
In questa domenica, nella quale vogliamo anche celebrare la memoria di San Pietro e Paolo e, quindi, la festa della nostra Parrocchia dedicata al santo, scopriamo il senso della rivelazione di Dio per noi. Pare che il nostro tempo sia un tempo difficile. Al giudizio di molti, l’uomo di oggi ha poco tempo per Dio. Sembra che la grande eredità del passato sia destinata a non essere raccolta. Moltiplichiamo analisi per questo. Le scritture di oggi ci stanno dicendo il contrario. Ci stanno dicendo che Dio si rivela proprio quando le cose non vanno bene, quando l’uomo si è arenato da qualche parte nel suo percorso e nella sua fede. Le scritture ci stanno dicendo che è lo sfiduciato di ogni tempo che incontra il Signore, è l’affaticato di ogni tempo che incontra il mistero di Dio. Le scritture ci stanno dicendo che la rivelazione del volto di Dio è per noi tutti, è per il nostro tempo, è anche per l’uomo che non lo cerca, non si fida di Dio, ha dimenticato gli interventi di Dio nella storia e, magari, anche nel proprio passato. Che cosa occorre per capire tutto questo? Cosa occorre fare per accettare questa rivelazione e per viverla come dono della presenza di Dio?
- Capire che la propria vita è come una “terra santa”. La vita di ciascuno è come un santuario, un luogo di rivelazione. La vita che non va bene, la vita che ha i suoi pesi, la vita che ha le sue storture, la vita che ha anche il suo peccato è la “terra santa” nella quale Dio si rivela. Ecco il primo tema che risulta a noi di grandissimo conforto.
- Offrire al Signore i pesi che portiamo, talvolta con senso di sopportazione, talvolta anche con il gusto dell’offerta e nella speranza che la fatica non è vana. La vita di ciascuno di noi è fatta così: ha cose belle da offrire ma custodisce anche pesi grandi, dolori talvolta perfino eccessivi. Se tutto questo diventa dono di amore per Dio, tutto concorre a capire la sua presenza, il suo amore, la sua vicinanza.
- Scopre la presenza di Dio chi fa della sua vita un servizio di amore. Come Mosè, come Paolo, come Cristo stesso. Quando la vita diventa un segno e una donazione di amore, tutto diventa non solo possibile, non solo sopportabile, ma anche bello.
È il senso della vita di San Pietro e di San Paolo. Vite umili, vite limitate, vite, se vogliamo, anche fragili. Eppure vite che sono diventate storie di santità, storie di amore, storie di donazione, poiché si sono aperte alla grazia. Vite che hanno scoperto la rivelazione del volto di Dio, perché sono vite che non si sono limitate, ma che hanno avuto la forza di aprirsi, di farsi dono, di sopportare i pesi della vita non con rassegnazione o mestizia, ma con senso di apertura e donazione a Dio e all’uomo. Vite che, proprio per questo, sono diventate servizio. Servizio a Dio, servizio all’uomo, servizio alla Chiesa.
Preghiamo per noi, perché questa scoperta della rivelazione di Dio, accada anche nelle nostre vite. Preghiamo anche per don Germano che ricorda il suo 55esimo. Una vita donata alla Chiesa, una vita che si è fatta vocazione e donazione di amore. Preghiamo per lui, per e sue intenzioni, perché la sua vita sia ancora e sempre donazione di amore a Cristo e alla Chiesa.