Domenica 31 gennaio

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

“In presenza del Signore” , così l’Arcivescovo ci chiede di trascorrere questa festa della Santa Famiglia. Cosa vuol dire stare in presenza del Signore, oggi, per una famiglia? Per rispondere abbiamo bisogno di rivolgerci ai testi sacri.

Isaia

Is 45, 14-17
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore: «Le ricchezze d’Egitto e le merci dell’Etiopia e i Sebei dall’alta statura passeranno a te, saranno tuoi; ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te, ti diranno supplicanti: “Solo in te è Dio; non ce n’è altri, non esistono altri dèi”». Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d’Israele, salvatore. Saranno confusi e svergognati quanti s’infuriano contro di lui; se ne andranno con vergogna quelli che fabbricano idoli. Israele sarà salvato dal Signore con salvezza eterna. Non sarete confusi né svergognati nei secoli, per sempre.

Ebrei

Eb 2, 11-17
Lettera agli Ebrei

Fratelli, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi»; e ancora: «Io metterò la mia fiducia in lui»; e inoltre: «Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato». Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.

Vangelo

Lc 2, 41-52
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzare e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Vangelo

Ci sono, nel Vangelo di oggi, diverse risposte.

La prima è quella di San Giuseppe, sottesa al testo. Sappiamo che il “bar mitzpà”, l’esame sulla legge a cui era sottoposto ogni maschio al compimento dei 12 anni, era un esame molto serio e minuzioso. Un esame al quale il padre di ogni ragazzo preparava suo figlio da tempo. Potremmo dire che tutta la formazione catechetica era delegata ai padri i quali se ne facevano carico fin dai più teneri anni della vita di un fanciullo, già guardando a quel giorno: il giorno in cui un figlio sarebbe stato dichiarato adulto e immerso nella società dei grandi. Non solo  un rito, non solo un passaggio, non solo una scadenza: il “bar mitzpà” era un momento di vita di famiglia “in presenza del Signore” al quale occorreva prepararsi da tempo. Giuseppe ha fatto questo ed è salito così con Gesù al tempio quell’anno, insieme a Maria: carico di attese, con qualche preoccupazione per la tensione che ogni esame comporta e, poi, pieno di gioia per la festa che ne sarebbe conseguita.

La seconda risposta è quella di Maria. Per lei “stare in presenza del Signore” ha un significato particolare. Potremmo dire che tutta la sua vita è stata in presenza del Signore, ma, certo, dall’annunciazione in poi quell’essere sempre alla presenza di Dio ha avuto un significato del tutto particolare. Per lei ha significato il mettere ogni suo pensiero in Dio, il custodire nel cuore e con la massima attenzione ogni sua parola, il custodire, poi, con affetto del tutto singolare Gesù. Quel giorno Maria ha partecipato al rito, ha accompagnato Gesù, possiamo immaginarcela mentre fa tutte le raccomandazioni che si fanno in questi casi ai propri figli, con grande tenerezza, coinvolgimento e trepidazione. Certo, “stare alla presenza del Signore”, poi, ha attinto una luce singolare in quel dialogo con Gesù, che è di più del dialogo tra una madre e un figlio e schiude il vero segreto di questo Vangelo. È, questa, la risposta di Gesù.

La terza risposta è quella di Gesù. Per “Gesù stare alla presenza di Dio” è “essere nelle cose del Padre”. Tutto il vangelo ci descrive Gesù che è alla presenza di Dio, che ricerca il contatto con il Padre, che vive di quei momenti di solitudine e preghiera nel deserto, dove può, con maggiore facilità, invocare il nome del Padre suo. Certo l’ora massima sarà quella della crocifissione, quell’ora che segna anche il ritorno di Cristo nel seno del Padre, nel mistero della Trinità. Tutto il ministero di Gesù avviene, però, alla presenza di Dio Padre e sono moltissime le affermazioni esplicite con le quali Gesù rimanda a quella comunione forte e misteriosa che è il segreto della sua vita. Per Gesù, “essere nelle cose del Padre”, è lavorare per la salvezza degli uomini, portare avanti la misteriosa rivelazione di Dio che, in Gesù, tocca il suo culmine, il suo apice. “Essere nelle cose del Padre” è rivelare il suo progetto di bene, di amore, di redenzione per ogni uomo.

Con questa risposta, come dicevo, Gesù educa anche Maria a comprendere. Lei, la Madre, ha un modo tutto suo e tutto singolare di vivere alla presenza di Dio, e Gesù lo sa. Tuttavia ciò non toglie nulla al suo essere alla presenza costante di Dio Padre partecipando alla rivelazione del suo volto e vivendo ogni giorno come un tempo unico e propizio per parlare al mondo del Padre.

Ecco tre risposte diverse che illuminano le altre due scritture.

Isaia

Il profeta Isaia ci diceva che “stare alla presenza di Dio” è qualcosa di misterioso. “Tu sei un Dio misterioso, Dio di Israele e salvatore”. Una riflessione bellissima e profonda, che ci ricorda che davvero stare alla presenza di Dio è qualcosa di unico, misterioso, sconvolgente, anche, per certi aspetti. Stare alla presenza di Dio, ci dice il profeta, è cercare di capire il suo agire di grazia verso gli uomini, è capire che Dio passa nella storia di ciascuno, talvolta in maniera davvero imperscrutabile, talvolta anche passando attraverso eventi che sono dolorosi e difficili da accettare per ogni uomo… Dio è sempre un Dio misterioso. La rivelazione di Gesù fa brillare sul volto del Padre la parola misericordia. Tuttavia ciò non toglie che, ancora, il modo di agire di Dio e il suo modo di rivelarsi sia davvero misterioso, tanto che a volte tutti noi rimaniamo come stupiti, come sbigottiti, disorientati di fronte ai modi diversi che Dio sceglie per manifestarsi. Certo è che il Dio di Israele è un Dio che si manifesta, è un Dio fatto per la comunione con gli uomini, è un Dio che rivela a ciascuno il suo modo per “essere nelle cose del Padre”, se vogliamo utilizzare le stesse parole del Signore. Isaia ci dice che essere nelle cose del Padre è sempre un po’ misterioso e ogni anima, ogni cuore, ha un po’ il suo modo di essere appieno nel mistero di Dio.

Ebrei

La prospettiva è completamente ribaltata dalla lettera agli Ebrei. Non è compito dell’uomo con le sue sole forze cercare di essere nelle cose di Dio. È Gesù che, nel mistero della incarnazione, raggiunge l’uomo ed entra in comunione con lui, insegnando così ad ogni uomo che per essere in comunione “con le cose del Padre”, non occorre chissà quale sforzo: basta credere alla parola che si rivela in Cristo. La comunione che Cristo crea con l’uomo serve a sconfiggere ogni paura dell’uomo e ogni sua schiavitù. “Essere nelle cose del Padre”, per l’uomo, significa seguire “Cristo sommo sacerdote che si prende cura della stirpe di Abramo”. Riflessione che insegna che “essere nelle cose del Padre” non è frutto di uno sforzo, di un progetto, di una decisione avvenuta una volta nella vita. Piuttosto è cercare di imitare ogni giorno di vita e in ogni cosa, il Signore Gesù, partecipando così di quella benedizione che il Padre fa discendere ogni giorno sulla terra. Poiché Cristo “espia i peccati del popolo”, “stare alla presenza di Cristo” non sarà altro che rimettersi con fiducia nelle sue mani, con quella fiducia con cui ogni uomo può guardare a Dio grazie alla rivelazione di misericordia e di bontà che si è compiuta in Cristo Gesù.

Per noi:

Da questa lectio biblica le risposte alla domanda per noi: cosa significa “stare alla presenza di Dio”? Chi vive alla sua presenza?

  1. Vive alla presenza di Dio chi si nutre di Eucarestia.

Come le scritture ci hanno insegnato, vive alla presenza di Dio chi continuamente si lascia salvare da Dio, chi, continuamente, fa tesoro di quel sacramento nel quale Dio ci viene incontro, ci prende per mano, diventa nostra forza perché si fa nostro compagno in tutte le cose della vita. Credo che in questo anno di pandemia, tutti siamo invitati a fare tesoro della celebrazione eucaristica, che è, in fondo, l’unica cosa che rimane possibile mentre tutte le altre devono essere ridimensionate o sospese. Perché allora, in questo anno che ci ha tolto tante cose, non focalizzarci di più sulla presenza del Signore nell’Eucarestia? Propongo che ogni famiglia di fede, si prenda a cuore la proposta di non celebrare il Sacramento solo la domenica ma di avere almeno un giorno alla settimana nel quale incontrare la presenza di Dio e nel quale lasciare che Cristo entri dentro di noi. Personalmente credo che questa sia una grazia estremamente grande. Accostarci con frequenza all’Eucarestia cambia la vita! Cambia il modo di pensare, cambia il modo di affrontare la giornata. Stare in presenza del Signore è anzitutto questo! Con forza lo propongo anche ai giovani. In questo momento, perché non dedicare una serata alla Messa? Lasciamo lo streaming, che serve solo per gli anziani e per i malati e garantiamoci questa presenza che, se noi lo vogliamo e se noi lo permettiamo, cambia davvero l’esistenza.

  1. Vive alla presenza di Dio chi si sforza di avere in famiglia momenti di preghiera.

Accanto ad un’intensa riscoperta della presenza eucaristica, credo che sia essenziale trovare momenti di preghiera in famiglia. Forse già lo facciamo, ma introdurre un momento di preghiera prima di un pasto, o una serata dove leggiamo insieme un Vangelo o abbiamo una preghiera di devozione e pietà mariana, può davvero cambiare l’esistenza di una famiglia. Credo che questo possa anche essere uno sforzo, eppure io credo che sarà del tutto uno sforzo ripagato.

  1. Vive alla presenza di Dio chi si domanda cosa po’ fare per Cristo e per la Chiesa.

Infine credo che vivere alla presenza continua di Dio significhi anche chiederci cosa possiamo fare noi, come singoli credenti ma anche come famiglia, per Dio e per la Chiesa. La partecipazione alla vita liturgica e sacramentale, o la partecipazione a momenti di vita di preghiera è essenziale e primaria, ma non è, evidentemente, l’unica cosa da fare! Oltre questo c’è anche qualche impegno da prendere. Sta alla presenza di Dio chi sa fare qualcosa per gli altri, chi sa vivere un impegno generoso di volontariato, chi si sa preoccupare, in qualche modo, di chi ha accanto. Io credo che molte vocazioni nascano in famiglia. Ecco perché, dentro lo stile di vita di una famiglia cristiana, possono poi maturare tutte le vocazioni che la vita con Dio permette di scoprire e di avverare.

Questo è il rimedio a cui mirare anche, o forse soprattutto, in un tempo come questo. Nella pandemia, solo la presenza di Cristo può diventare conforto, forza, consolazione, sostegno, occasione per capire che solo una vita che si sa mettere a disposizione degli altri diventa una vita degna di essere vissuta.

Così viviamo questa festa della famiglia, mettendoci alla presenza di Dio che rende possibile ogni cosa a coloro che si affidano a Lui, scoprono la sua misericordia, si cibano del Corpo e Sangue di Colui che è venuto a redimere il peccato dell’uomo e a donare salvezza all’anima.

2021-01-30T09:07:20+01:00