Settimana della 1 domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Siamo un po’ tutti in fase di rientro e, cominciando il mese di settembre, vogliamo anche guardare ad un tempo che sarà speciale per la nostra comunità. Intanto perché inizieremo, come tutta la Diocesi, un nuovo anno pastorale, poi perché festeggeremo San Maurizio, patrono dell’intera comunità, ma poi anche perché dovremmo portare a termine i lavori del cantiere di San Pietro e riaprire al culto la chiesa, consacrandola. Poi avremo la festa dell’oratorio. Quindi momenti di vita comunitaria intensi, ai quali invito già fin d’ora tutti. Inizia anche una nuova fase del tempo liturgico nella quale, come ho già spiegato più volte, avremo modo di leggere gli scritti del Nuovo Testamento anche nella lettura. Cominciamo la prima lettera di Pietro che anche il Vescovo ci raccomanda particolarmente quest’anno pastorale.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Pt 1, 1-12
Il valore della vostra fede molto più preziosa dell’oro.
Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadòcia, nell’Asia e nella Bitinia, scelti secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza. Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime. Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
SALMO Sal 144 (145)
Una generazione narri all’altra la bontà del Signore.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Una generazione narra all’altra le tue opere,
annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
e le tue meraviglie voglio meditare. R
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno. R
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Canti la mia bocca la lode del Signore
e benedica ogni vivente il suo santo nome,
in eterno e per sempre. R
VANGELO Lc 15, 8-10
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Vangelo
Le due Scritture di oggi sono un invito alla gioia, il che è perfettamente in linea con quello che il Vescovo ci dice ma anche ci chiede nella lettera pastorale che è stata donata alla Diocesi. Il Vangelo ci invita a capire in che cosa consiste la gioia. La gioia è quell’atteggiamento che nasce quando si ritrova qualcosa che si temeva perduto. Come una donna che non ricorda dove ha messo i suoi soldi e, all’improvviso, li ritrova. La gioia è così grande che non sta ferma, non sta zitta, invita chi le è vicino a fare festa con lei, perché ha ritrovato ciò che temeva avere perduto per sempre. La fede è qualcosa del genere. È come un tesoro prezioso che, di tanto in tanto, va riscoperto. Magari non lo si è perso, magari non lo si è smarrito, magari si è solo passati in un tempo in cui il fervore non è stato quello dei tempi migliori… Riscoprire la fede è un compito che, prima o poi, capita a tutti. Il Vangelo ci fa ricordare questa prima verità
1 Petri
Più intenso e più ricco è il testo di San Pietro.
Anzitutto Pietro si mette di fronte alla sua esperienza ecclesiale. Capisce che il Vangelo, ormai, non è più solo in un luogo. Magari ci sono comunità cristiane molto piccole, magari ci sono poche decine di fedeli, tuttavia è chiaro che il Vangelo sta prendendo piede un po’ dovunque. Pietro, che è stato costituito da Cristo stesso pastore universale del gregge, capisce che il suo compito è anche quello di interessarsi di gente lontana, che non conosce e che, tuttavia, condivide la medesima fede. Ecco perché scrive citando alcuni luoghi, alcune esperienze che sono la concreta testimonianza che il seme della Parola di Dio sta giungendo ovunque.
In secondo luogo egli spiega il motivo della gioia che deve essere nel cristiano, ovunque egli viva. Il cristiano è un uomo che vive contento perché sa che Dio lo ha redento nel sangue di Cristo, nel mistero pasquale di Cristo. Questo evento che riguarda la persona di Cristo ha gettato su tutti una nuova luce. Questa luce di speranza è quella con la quale il cristiano guarda ai suoi giorni, alle cose concrete del tempo, alla vita. Pietro vive in prima persona l’esperienza della persecuzione, ma sa anche che molti suoi lettori stanno facendo la medesima esperienza. Ecco perché punta dritto sulla speranza. Cosa deve fare il credente che vive nel tempo e che sperimenta l’odio da parte di altri uomini? Cosa deve fare una Chiesa che vive nel tempo oppressa da molte parti? Non deve perdere la speranza. Nessuno deve perdere la speranza. Né come singola persona, né come comunità, come insieme di credenti. Tutti siamo invitati a fare questo, a custodire la speranza che è in noi, quella speranza che nasce dalla certezza della permanente presenza di Cristo. Dunque la speranza del cristiano non si fonda nel semplice pensiero che le cose possano andar meglio. Questo è un augurio! Anche il cristiano lo vive, si augura tutto questo! La sua speranza, però, è di matrice diversa, è di natura diversa. Il cristiano mette tutto nelle mani di Dio e sa bene che tutto sarà guidato da Lui. Ecco perché egli non dispera mai.
In terzo luogo, una terza sottolineatura della speranza cristiana. Pietro invita a valorizzare il ruolo di chi, nella comunità, porta testimonianza di Vangelo e, primo tra tutti, l’apostolo stesso che lo annuncia. Tre riflessioni diverse che motivano la gioia del credente.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Iniziando un nuovo anno pastorale che vuole mettere a tema anche la gioia del credere e del professare la fede, credo che sia giusto chiedersi:
- gioisco per la mia fede?
- Un nuovo anno pastorale diventa per me occasione di gioia?
Capendo bene che per sperimentare la gioia della fede, non deve andare tutto bene. Per sperimentare la gioia del credere non devono nascere chissà quali condizioni. La gioia del credere viene dalla speranza che deve abitare nel cristiano, la speranza che nasce, come abbiamo detto, dalla redenzione che Cristo ha già attuato e della quale noi tutti siamo invitati a prendere coscienza attraverso l’esercizio della fede, attraverso la pratica della liturgia. Anche noi, infine, siamo invitati ad avere speranza e a gioire per le diverse esperienze di chiese che conosciamo, esperienze che ci fanno dire che il Vangelo è vivo, non è morto, continua la sua corsa nel mondo. Sappiamo anche noi gioire per tutto questo?
Infine credo che sia bello dire che la gioia di una comunità nasce anche per i suoi pastori, nasce anche per chi testimonia il Vangelo nel concreto della comunità stessa. Tra noi non mancano esempi di tutto questo: siamo una comunità che ha ancora dei pastori e siamo anche una comunità che vede, al suo interno, diversi percorsi di fede che sono vissuti da gente che crede seriamente nel mistero di Dio.
Ecco perché anche noi dobbiamo essere nella gioia. Ecco perché anche noi siamo invitati ad essere testimoni della speranza.
Facciamo tutto questo? Viviamo questa gioia del credere? Auguriamoci di scoprirlo nell’anno pastorale che inizia.