Giovedì 26 novembre

Settimana della 2 domenica di Avvento – Giovedì

Vangelo

Mt 12, 33-37
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei: «Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

La sapienza delle parole.

Che le parole abbiano una loro sapienza, è fuori discussione. Che ci siano parole sapienti che fanno da punto di riferimento, da piccole luci, come dicevamo ieri, anche per il tempo della difficoltà e del dubbio, è cosa nota. Che sia la Parola ad essere la fonte della sapienza, per il credente, è fuori discussione. Come pure è noto il principio della sapienza cristiana per cui le parole degli uomini diventano fonte di sapienza se e solo se attingono alla Parola la loro forza di verità.

Così il Vangelo, in questa settimana che dedichiamo tutta alla sapienza della confessione, ci ricorda che anche noi dovremo “rendere conto delle nostre parole”, come diceva il Signore. Certo la predicazione di Gesù ci pone in uno stato di allerta e di difficoltà: come si fa a rendere conto di tutte le parole? Perché anche noi tutti, credo, riconosciamo immediatamente che le nostre parole non sempre sono ispirate alla fede, non sempre sono parole di sapienza, non sempre sono parole buone. Esistono anche parole prive di sapienza, parole che giudicano, danneggiano, feriscono… esistono parole che non dicono per nulla quella vicinanza a Dio che, invece, dovrebbero esprimere tutte le nostre parole.

È sapienza di conversione, rimettere in Dio tutte le parole inutili che pronunciamo, insieme a quelle che non realizzano il bene dell’altro, ma danno sfogo al peggio che è in noi.

Geremia

3, 6a. 19-25
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Il Signore mi disse: «Io pensavo: Come vorrei considerarti tra i miei figli e darti una terra invidiabile, un’eredità che sia l’ornamento più prezioso delle genti! Io pensavo: Voi mi chiamerete: “Padre mio”, e non tralascerete di seguirmi. Ma come una moglie è infedele a suo marito, così voi, casa di Israele, siete stati infedeli a me». Oracolo del Signore. Sui colli si ode una voce, pianto e gemiti degli Israeliti, perché hanno reso tortuose le loro vie, hanno dimenticato il Signore, loro Dio. «Ritornate, figli traviati, io risanerò le vostre ribellioni». «Ecco, noi veniamo a te, perché tu sei il Signore, nostro Dio. In realtà, menzogna sono le colline, e le grida sui monti; davvero nel Signore, nostro Dio, è la salvezza d’Israele. L’infamia ha divorato fin dalla nostra giovinezza il frutto delle fatiche dei nostri padri, le loro greggi e i loro armenti, i loro figli e le loro figlie. Corichiamoci nella nostra vergogna, la nostra confusione ci ricopra, perché abbiamo peccato contro il Signore, nostro Dio, noi e i nostri padri, dalla nostra giovinezza fino ad oggi; non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio».

È sapienza riconoscere la voce di Dio che dichiara: “come vorrei considerarti tra i miei figli e darti una terra invidiabile”; è sapienza riconoscere che la Parola di Dio non mente, anzi, segna il destino di felicità verso il quale dovrebbe dirigersi ogni uomo. È sapienza sapere che la sapienza di Dio compie questo a suo tempo e ci dona di riconoscere la forza della Parola di Dio solo quando tacciono le nostre parole inutili o dannose. È sapienza riconoscere che noi non sappiamo ascoltare la voce del Signore, come il profeta diceva nel finale della lettura, perché diamo troppa attenzione alle voci degli altri, perché siamo sempre pronti ad ascoltare le chiacchiere che sono sulla bocca degli uomini, perché siamo sempre troppo curiosi, o pettegoli, o schiavi di quella parola indemoniata che ciascuno di noi è in grado di professare. È sapienza distoglierci dal rumore di queste chiacchiere inutili per ascoltare la parola di sapienza di Dio.

Zaccaria

Zc 2, 10-17
Lettura del profeta Zaccaria

In quei giorni. L’angelo mi disse: «Su, su, fuggite dal paese del settentrione – oracolo del Signore – voi che ho disperso ai quattro venti del cielo. Oracolo del Signore. Mettiti in salvo, o Sion, tu che abiti con la figlia di Babilonia! Il Signore degli eserciti, dopo che la sua gloria mi ha inviato, dice alle nazioni che vi hanno spogliato: Chi tocca voi, tocca la pupilla dei miei occhi. Ecco, io stendo la mano sopra di esse e diverranno preda dei loro schiavi. E voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato. Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te. Oracolo del Signore. Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha inviato a te. Il Signore si terrà Giuda come eredità nella terra santa ed eleggerà di nuovo Gerusalemme. Taccia ogni mortale davanti al Signore, poiché egli si è destato dalla sua santa dimora».

Taccia ogni mortale davanti al Signore, perché egli si è destato dalla sua santa dimora”. Anche il profeta Zaccaria ci ricordava il valore della Parola di Dio che chiede però il silenzio. Il silenzio del rispetto. Il silenzio dell’accoglienza, il silenzio della meditazione, il silenzio attraverso il quale si può continuare ad ascoltare quella voce che è richiamo al bene, al vero, al bello, al giusto. È sapienza tacere davanti alla Parola che si rivela per attingere alla sua stessa sapienza.

È la sapienza propria di questo tempo di Avvento, che deve essere tempo di silenzio e di attesa, tempo che prepara all’incontro con la Parola incarnata che è Gesù Cristo. È questo il senso del tempo che viviamo, è questo il senso del tempo che vogliamo donare a Dio con la nostra vita di fede.

La Sapienza ci invita a:

  • cercare la sapienza delle parole che diciamo, dal momento che dovremo renderne conto;
  • riconoscere la sapienza della Parola di Dio;
  • avere un tempo di silenzio che si trasformi in accoglienza della Parola.

Provocazioni di sapienza

  • Cosa provoca in me il sapere che dovremo rendere conto delle parole dette?
  • Quale sapienza della Parola di Dio sto conoscendo in questi primi giorni di Avvento?
  • Quale tempo di silenzio per la mia anima mi è offerto in questo Avvento?

Preghiera alla Sapienza

Signore, a noi che parliamo sempre tanto, insegna la grazia del silenzio, che sia davvero ascolto profondo e rispettoso di quella Parola che tu riveli. Amen.

2020-11-23T00:11:54+01:00