Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – giovedì
La Parola di questo giorno
LETTURA Nm 20, 22-29
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Tutta la comunità degli Israeliti levò l’accampamento da Kades e arrivò al monte Or. Il Signore disse a Mosè e ad Aronne al monte Or, sui confini del territorio di Edom: «Aronne sta per essere riunito ai suoi padri e non entrerà nella terra che ho dato agli Israeliti, perché siete stati ribelli al mio ordine alle acque di Merìba. Prendi Aronne e suo figlio Eleàzaro e falli salire sul monte Or. Spoglia Aronne delle sue vesti e rivestine suo figlio Eleàzaro. Là Aronne sarà riunito ai suoi padri e morirà». Mosè fece come il Signore aveva ordinato ed essi salirono sul monte Or, sotto gli occhi di tutta la comunità. Mosè spogliò Aronne delle sue vesti e ne rivestì Eleàzaro suo figlio. Là Aronne morì, sulla cima del monte. Poi Mosè ed Eleàzaro scesero dal monte. Tutta la comunità vide che Aronne era spirato e tutta la casa d’Israele lo pianse per trenta giorni.
SALMO Sal 104 (105)
Il Signore benedice la casa di Aronne.
Cercate il Signore e la sua potenza.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto. R
Mandò Mosè, suo servo,
e Aronne, che si era scelto:
misero in atto contro di loro i suoi segni
e i suoi prodigi nella terra di Cam. R
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia,
perché osservassero i suoi decreti
e custodissero le sue leggi. R
VANGELO Lc 6, 20a. 24-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Numeri
La scena che ci viene descritta oggi dal libro dei Numeri è, di per sé, tragica. È la scena della morte di Aronne, il fratello di Mosè, il sacerdote, colui che, più di ogni altro, era stato vicino a Mosè, lo aveva assistito, lo aveva aiutato, aveva pregato per lui. Un uomo molto solidale con il fratello ma anche con tutto il popolo di Israele, tanto che, si diceva, non sarebbe entrato nella terra della promessa per aver preso parte a quella lamentazione del popolo contro Dio stesso. Evidentemente un modo di dire per affermare che nessuno di coloro che uscirono dall’Egitto entrò nella terra della promessa. Vi entrarono solo quelli che nacquero dopo il passaggio del Mar Rosso, nell’esodo. Nessuna eccezione, nemmeno per Mosè e per Aronne. Già questo sarebbe un passaggio da meditare attentamente. C’è di più. Perché la scena era anche un passaggio di consegne. Aronne cede il suo ministero sacerdotale al figlio Eleazaro, che viene rivestito dei suoi stessi indumenti proprio per significare questo passaggio di consegne. L’immagine è quella di una continuità. Nel popolo ci deve sempre essere un sacerdote che invoca il nome del Signore, che chiede benedizione per il popolo tutto, che domanda pace, che invoca perdono. Altra bellissima immagine da meditare per dire il senso della presenza dei sacerdoti in mezzo al popolo di Dio. Immagini bellissime che ci dicono quanto il Signore è presente in mezzo al suo popolo.
Vangelo
È questo anche il senso della pagina del Vangelo. I famosi “guai” che seguono le beatitudini secondo San Luca, ci dicono proprio questo: è priva di bene la vita che scorre senza Dio. È priva di bene la vita di chi vive come se Dio non esistesse. È sempre agitata e, in fondo, se volessimo usare un termine molto forte, è “maledetta” la vita di chi va sempre in cerca di approvazione, di consenso, di plauso. “Maledetta” perché sarà una vita senza pace, una vita senza gioia, una vita senza nessun approdo, perché una vita che non si dirige nella direzione di Dio, diventa una vita dispersiva, una vita senza fondamento, una vita senza nessun appiglio. Così come diventa una sorta di maledizione la vita “sazia”, cioè la vita che si senta appagata dalle cose, senza mai avere un minimo di gusto per la ricerca e, soprattutto, per le cose che devono venire, ovvero un minimo di attesa per l’eternità. Cose tutte che tocca ai sacerdoti ricordare.
Il nostro cammino di fede
Le due letture insieme, questa mattina, ci permettono, ancora una volta, di riflettere sull’essenzialità del sacerdozio nella Chiesa. Il compito del sacerdote è duplice: da un lato egli deve richiamare benedizione su benedizione per la comunità, chiedendo a Dio di essere vicino agli uomini e celebrando quelle forme di culto che dicono proprio questa necessità di avere Dio vicino nelle cose della vita, nelle cose di ogni giorno, nelle fatiche e nelle gioie del tempo presente. Dall’altro lato il sacerdote deve spronare il cammino, ricordando agli uomini che la vita dell’uomo non si conclude nelle cose visibili, non si ferma alle cose che sono misurabili, quantificabili, oggetto di possesso. “Guai” ad una vita che si ritiene appagata, sazia, priva di interesse e di attesa. Eppure questo è proprio quello che vediamo tra noi. Vediamo il numero di sacerdoti in costante e tragica diminuzione, vediamo che le coscienze, anche per questo, si chiudono in sé, avvizziscono, mancano di stimoli e, ovviamente, non possono che ripiegarsi sulle cose. Le due cose sono legate insieme. La mancanza del sacerdote provoca un appiattimento delle coscienze e questo modo di interpretare la vita, che è molto lontano dal senso vocazionale dell’esistenza, finisce con il non permettere più la nascita di nuove vocazioni. Come uscire da tutto questo? Credo solo e propriamente con la preghiera. La preghiera che chieda aiuto a Dio, la preghiera che ci aiuti a recuperare il senso della sua presenza nei nostri giorni e il senso della sua presenza nelle cose dell’uomo, il senso vocazionale della vita. Forse abbiamo proprio bisogno di tanti “Aronne” che vivano questo compito e che spronino il popolo di Dio a non sedersi, a non fermarsi, a non demordere. Chiediamo questa grazia, perché sia costantemente inquietata la falsa pace delle coscienze e perché ci sia davvero stimolo costante nel cercare il volto di Dio e la sua pace.
Intenzioni di preghiera
Preghiamo per il dono di nuovi sacerdoti.
Preghiamo perché i sacerdoti sappiano inquietare la falsa pace delle coscienze. Preghiamo perché ci sia davvero attenzione a non svilire e a non far morire il senso di Dio nelle nostre vite, senza il quale l’esistenza perde il suo gusto e perde il suo mordente.