Venerdì 07 luglio

Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 32, 45-52
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Quando Mosè ebbe finito di pronunciare tutte queste parole davanti a tutto Israele, disse loro: «Ponete nella vostra mente tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita. Per questa parola passerete lunghi giorni nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano». In quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: «Sali su questo monte degli Abarìm, sul monte Nebo, che è nella terra di Moab, di fronte a Gerico, e contempla la terra di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. Muori sul monte sul quale stai per salire e riunisciti ai tuoi antenati, come Aronne tuo fratello è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Merìba di Kades, nel deserto di Sin, e non avete manifestato la mia santità in mezzo agli Israeliti. Tu vedrai la terra davanti a te, ma là, nella terra che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!».

SALMO Sal 134 (135)

Signore, il tuo ricordo resterà per ogni generazione.

Sì, riconosco che il Signore è grande,
il Signore nostro più di tutti gli dèi.
Tutto ciò che vuole
il Signore lo compie in cielo e sulla terra,
nei mari e in tutti gli abissi. R

Egli colpì i primogeniti d’Egitto,
dagli uomini fino al bestiame.
Mandò segni e prodigi
in mezzo a te, Egitto,
contro il faraone e tutti i suoi ministri. R

Colpì numerose nazioni e uccise sovrani potenti:
Sicon, re degli Amorrei, Og, re di Basan,
e tutti i regni di Canaan.
Diede in eredità la loro terra,
in eredità a Israele suo popolo.  R

VANGELO Lc 8, 26-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

La scrittura

Anche oggi, se non oso troppo, vorrei trovare un legame tra le Scritture.

La prima Scrittura ci ha dato un’immagine bellissima della morte. Mosè, nel giorno della morte, venne chiamato sul monte Nebo. Può sembrarci una cosa strana, può sembrarci un particolare della narrazione. Può sembrarci, perfino, una cosa un po’ sadica. Mosè, dopo tutto quello che ha fatto e tutto quello che ha sopportato, deve solo vedere da lontano la terra dei padri ma non entrarci. Può essere. Ma può anche essere un modo bellissimo di descrivere la morte. La morte come un punto di vista sulla vita che ti permette non solo di guardare indietro a quello che uno ha fatto, ma di guardare avanti e di contemplare la terra dove Dio attende. Se ci poniamo da questo punto di vista, allora, la morte non solo non fa paura, ma diventa il modo concreto con il quale guardare a quell’oltre che Dio prepara. Proprio perché “oltre”, intuiamo di essere in cammino verso il non conosciuto, verso ciò che spaventa, verso ciò di cui vorremmo allontanare il pensiero. La lettura ci dice, invece, che questo “oltre” è custodito da Dio. Ci dice che tutto è nelle mani di Dio e che noi siamo chiamati a intonare il nostro canto di ringraziamento per ciò che è stata la vita proprio mentre ci affidiamo alle mani di Colui che ci invita a quell’oltre che è già nelle sue mani.

Così anche il miracolo di Gesù. C’è un uomo, indemoniato, che ha perso tutta la sua dignità, il suo splendore, la sua identità di figlio di Dio. Vive come una bestia ed è trattato da tutti come un mostro. Solo il Signore Gesù lo accosta, lo libera dal suo male e lo immette di nuovo in una prospettiva diversa. La prospettiva che i figli di Dio hanno sulla vita, quella prospettiva grazie alla quale si apprezzano le cose della vita, le cose dell’esistenza, anche se, in sé, son cose di poco conto. Un uomo è tornato alla vita di grazia proprio per l’intervento miracoloso del Signore: è Dio che apre sempre le porte di quell’oltre che talvolta si intuisce, talvolta no; talvolta si vede, talvolta no. Restituendo quest’uomo ad una vita normale, il Signore insegna a ciascuno di noi che tutti siamo fatti per la vita eterna, nella quale dobbiamo sempre credere e a proposito della quale non dobbiamo mai disperare.

Un ringraziamento

Credo che oggi tutti dobbiamo ringraziare il Signore per questa visione sulla vita eterna che la fede ci offre. Il nostro mondo cerca di censurare il pensiero della morte e, ovviamente, non si parla mai di vita eterna. Questo è lo specifico cristiano che, invece, tutti siamo chiamati a conservare. Senza questa fede, che è il cuore della nostra fede, che è il cuore della fede pasquale, noi vivremmo da disperati, come molti che ignorano questa grazia. Avendo questa fede nel cuore, invece, possiamo guardare alla vita eterna con speranza e cercare di concludere i giorni fuggevoli di questa vita mirando a quell’oltre che il Signore custodisce e prepara per noi. Ringraziamo il Signore per questa fede pasquale che professiamo e che rinnoviamo continuamente ogni volta che celebriamo l’Eucarestia.

Una richiesta

Forse potremmo anche noi chiedere al Signore di saper scrivere, prima della fine della nostra vita, il nostro cantico, il nostro inno di ringraziamento a Dio per i giorni che avremo avuto a disposizione, per le cose belle che avremo fatto, incontrato, visto, condiviso. Forse non scriveremo mai, fisicamente, un inno, un canto, ma lo avremo nel cuore. È questa la grazia da chiedere. Chiediamo al Signore la forza di ringraziarlo fino alla fine per tutto quello che è stato nella nostra vita e per la vita eterna che ci attende. Se conserveremo questa visione nel cuore, allora saremo un po’ come Mosè che sale sul monte Nebo e contempla la terra dei padri. Se avremo questa visione di vita, non moriremo né soli né disperati.

Intenzioni di preghiera

Nella preghiera chiediamo di avere sempre uno sguardo illuminato su tutte le cose della vita. Chiediamo di essere un po’ come Mosè, che aveva lo sguardo sulla meta e, per questo, viveva bene tutte quelle tappe intermedie che conducevano alla meta finale. Chiediamo anche noi di essere un po’ così: gente che, sapendo dove deve arrivare, sa vivere bene e sa accettare tutte le cose del tempo, perché è chiaro a ciascuno cosa Dio chiede ai nostri giorni.

2023-06-30T22:02:03+02:00