Giovedì 13 luglio

Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – giovedì 

La Parola di questo giorno

LETTURA Gs 5, 13 – 6, 5
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei dei nostri o dei nostri nemici?». Rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che ha da dire il mio signore al suo servo?». Rispose il capo dell’esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece. Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava. Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, consegno in mano tua Gerico e il suo re, pur essendo essi prodi guerrieri. Voi tutti idonei alla guerra, girerete intorno alla città, percorrendo una volta il perimetro della città. Farete così per sei giorni. Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno, poi, girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. Quando si suonerà il corno d’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé».

SALMO Sal 17 (18)

Sei tu, Signore, la mia potente salvezza.

Ti amo, Signore, mia forza,
perché tu salvi il popolo dei poveri.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura. R

La via di Dio è perfetta,
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tendere l’arco di bronzo. R

Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R

VANGELO Lc 9, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Un giorno il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

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La scrittura

Siamo sempre molto perplessi quando leggiamo alcuni brani dell’Antico Testamento. Se però leggiamo bene i testi e non ci limitiamo ad un ascolto superficiale, vediamo che essi ci presentano un forte punto di contatto.

Il libro di Giosuè ci ha narrato l’incontro di Giosuè e del comandante dell’esercito del Signore. Questa dizione è tipica del Primo Testamento e di molti salmi e intende insegnare che tutto è nelle mani di Dio. La conquista di Gerico, che è un evento simbolo per Israele perché segna la prima città di ingresso nella terra dei padri, non è opera di Israele, ma è opera di Dio. Il rito di conquista, se così possiamo chiamarlo, assomiglia ad un rito liturgico: sono i sacerdoti che dovranno compiere per sette giorni il giro delle mura di Gerico, non i soldati. Appunto, un simbolo per dire che ciò che accadrà non è opera dell’uomo, ma opera di Dio. Ecco cosa insegna il comandante dell’esercito di Dio.

Anche Gesù domanda circa la sua identità, come Giosuè aveva fatto rispetto all’uomo misterioso. La risposta che Gesù ottiene non è molto precisa, come sappiamo. Questo serve a Gesù per introdurre la rivelazione sul mistero della sua identità che comprende la rivelazione pasquale. Il Messia rivela il suo potere e la sua forza non in un’affermazione di potenza, ma nell’umile servizio all’uomo. Servizio che si completerà con il dono della vita. La vita di Gesù è tutta spesa per l’uomo. Lo sarà massimamente in quell’ultimo gesto di donazione che è anche un gesto di redenzione. Il soffrire del Cristo sarà ciò che porterà gli uomini alla salvezza. Questa è l’opera che Dio Padre rivela al mondo. Non un’opera di potenza, non un’opera di forza, ma l’opera che avviene nella sofferenza, nel nascondimento, nel dolore. Dio salva così gli uomini.

Un ringraziamento

Anche nel mezzo dell’estate, anche quando ormai siamo lontani dalle solenni celebrazioni pasquali, oggi credo che tutti dobbiamo ringraziare il Signore per l’opera della sua misericordia tra noi. Inoltre vi invito a considerare come ogni celebrazione eucaristica è sempre a lode di Dio che salva il suo popolo. Tutte le S. Messe che celebriamo sono un inno di ringraziamento a Dio per la sua opera misteriosa ma efficace. Anche in un tempo in cui noi, normalmente, non ci soffermiamo a considerare l’opera della salvezza, ringraziamo il Signore per quanto Egli compie per l’uomo.

Credo che vi sia, poi, un secondo ringraziamento, quello che dobbiamo elevare a Dio perché egli guida la storia. Non ci pensiamo mai abbastanza, lasciandoci prendere dalla singolarità degli avvenimenti, come Israele che, di fronte alle mura di Gerico, continua a domandarsi cosa mai potrà fare, nella sua piccolezza, di fronte ad una città che sembra chiusa e imprendibile. Il Signore ricorda anche a noi che, specie quando siamo di fronte a cose che sembrano impossibili, Dio rivela la sua presenza e il suo aiuto. Bisogna però avere fede, come Giosuè, come il popolo di Israele, come i discepoli.

Una richiesta

Credo che questi testi biblici ci portino anche ad una domanda molto precisa da formulare al Signore: noi chiediamo al Signore la forza dello Spirito per essere sempre pronti a mettere al centro della nostra fede l’evento principale della salvezza, la Pasqua del Signore. In un momento storico nel quale siamo sempre distratti, in un momento storico nel quale non tutti hanno più la forza di considerare l’importanza della salvezza operata da Cristo, credo sia più che mai giusto che noi chiediamo questo dono di grazia, per testimoniare a tutti che ci può essere una chiave interpretativa della storia diversa da quella degli altri. Questo è un compito particolarmente urgente. In mezzo a popoli che mostrano la loro forza e il loro potere, il cristiano porti la luce della fede e ricordi a tutti la paternità e la vicinanza di Dio Padre.

Intenzioni di preghiera

Invito oggi a pregare perché sappiamo vedere davvero la storia con gli occhi di Dio. Preghiamo per dare testimonianza della nostra identità di credenti che tutto attendono dalle mani di Dio Padre. Non dimentichiamo di pregare e di intercedere per le situazioni più difficili dell’umanità, che sono sempre nel cuore di Dio.

2023-07-07T13:42:42+02:00