Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – venerdì
La Parola di questo giorno
LETTURA Gs 6, 19-20. 24-25. 27
Lettura del libro di Giosuè
In quei giorni. Giosuè disse a tutto Israele: «Tutto l’argento e l’oro e gli oggetti di bronzo e di ferro sono consacrati al Signore: devono entrare nel tesoro del Signore». Il popolo lanciò il grido di guerra e suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba e lanciò un grande grido di guerra, le mura della città crollarono su se stesse; il popolo salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e si impadronirono della città. Incendiarono poi la città e quanto vi era dentro. Destinarono però l’argento, l’oro e gli oggetti di bronzo e di ferro al tesoro del tempio del Signore. Giosuè lasciò in vita la prostituta Raab, la casa di suo padre e quanto le apparteneva. Ella è rimasta in mezzo a Israele fino ad oggi, per aver nascosto gli inviati che Giosuè aveva mandato a esplorare Gerico. Il Signore fu con Giosuè, la cui fama si sparse in tutta la regione.
SALMO Sal 46 (47)
Dio regna su tutte le nazioni.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R
Egli ci ha sottomesso i popoli,
sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.
Ha scelto per noi la nostra eredità,
orgoglio di Giacobbe che egli ama. R
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.
I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso. R
VANGELO Lc 9, 23-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».
La scrittura
Poiché mi piace sempre molto cercare punti di contatto tra il Primo e il Nuovo Testamento, credo che sia bello rileggere insieme le due Scritture anche oggi.
La conquista di Gerico viene riletta dal Primo Testamento, ovviamente, dal punto di vista dei conquistatori. Come sappiamo bene tutti i conquistatori prendevano dalle città nelle quali entravano tutto quanto era possibile, soprattutto tutti gli oggetti di valore e tutte le realtà preziose di una città. Israele non deve fare così, non deve attaccarsi alle cose. Ricordando che è il Signore che ha messo nelle mani del popolo questa prima città, Israele deve uscirne con le mani pulite. Ecco perché deve riservare le cose importanti per il Signore, non deve impossessarsi di niente di quello che trova. Certo rimaniamo molto attoniti di fronte a questa Scrittura, perché sappiamo bene che tutti gli uomini, da che mondo è mondo, cercano di accaparrare, di trattenere per sé. Israele avrà fatto davvero come ci viene detto? Lo sappiamo molto bene: no! Anche tra gli ebrei ci saranno stati certamente coloro che si sono attaccati alle cose.
Anche Gesù deve tornare sul tema, perché comprende bene che, anche coloro ai quali propone la sequela come ideale di vita, passa per la testa di domandarsi: cosa ci ricaviamo dal donare la vita al Signore? È per questo che il Signore deve richiamare a tutti quel concetto di libertà dalle cose che rende davvero ricchi, quella distanza da tutte le cose che si possono avere e possedere che rende davvero liberi. Concetto difficile e, per questo, dovrà ritornare più volte sul contenuto di questa predicazione. Il Signore ricorda al discepolo che vera libertà è mettere tutto nelle mani di Dio, lasciare tutto al Signore, fare in modo che tutto passi da lui. Il discepolo è un uomo umile, che prende su di sé la propria croce ogni giorno e segue il Signore. È l’ideale evangelico. Ideale che, molto spesso, stride molto con il reale, perché tutti siamo molto attaccati alle cose e al possesso di esse. Ecco perché è bene che anche noi rileggiamo attentamente questa parola e riflettiamo su quale senso vogliamo dare alla vita.
Un ringraziamento
Da questa Parola di Dio può nascere un primo ringraziamento. Ringraziamo il Signore perché abbiamo la possibilità di capire che la vita non dipende dalle cose. Ringraziamo il Signore perché dona a noi credenti di avere un termine di paragone diverso da quello che hanno molti, per i quali contano solamente le “conquiste” della vita. Ringraziamo il Signore che ci insegna ad attingere il senso della vita altrove, ovvero nella donazione di sé, nella libertà del cuore, nella capacità di lasciare ogni cosa per amore. Questo è ciò che rende una vita piena, serena, sicura, al di là di ogni possibile richiamo delle cose, sirene a cui siamo, purtroppo, sempre attenti. Nel mezzo dell’estate è anche bello udire una voce che ci richiama, che ci ricorda cosa vale nella vita.
Una richiesta
Dobbiamo però presentare anche una richiesta al Signore, quella di credere in questa sua parola difficile. Noi, ogni volta che sentiamo parlare di croce, andiamo un po’ in crisi, facciamo quasi fatica ad ascoltare il discorso. Non credo che siamo molto disposti a riflettere sul senso della croce nella propria vita proprio in mezzo all’estate, a meno che non stiamo vivendo qualche momento di crocifissione personale, come una malattia, un lutto, una qualche disgrazia della vita. È bene che il Signore ci richiami proprio in un momento così, perché ci ricorda che la vita è sempre un prendere su di sé la propria croce, anche quando tutto va bene, anche quando le ore sono liete, anche quando siamo in mezzo all’estate. Il cristiano non si ricorda di prendere su di sé la propria croce quando qualcosa va male. Tutti i giorni, per lui, sono momento propizio per prendere su di sé la propria croce e per seguire il Signore. Chiediamo questa grazia, chiediamo al Signore di farci fare ogni giorno la domanda: “Oggi quale croce posso portare per un piccolo tratto dietro al Signore Gesù?” È questo atteggiamento che salva l’anima e che ci concede di crescere nello spirito.
Intenzioni di preghiera
Nella preghiera di oggi, chiediamoci davvero quale piccola o grande croce siamo chiamati a portare in questo giorno e diamo al Signore la nostra disponibilità a seguirlo sempre. Anche quando tutto ci porta a pensare altro. È questo il bello della fedeltà al Signore che siamo chiamati a vivere anche in questo giorno.