Domenica 30 luglio 2023

9 dopo Pentecoste

Per introdurci

La Parola di Dio ci aiuta a capire che sempre noi tutti dovremmo guardare a noi stessi e alle cose con lo stesso sguardo di Dio, realtà che è faticosa per tutti noi.

  • Riusciamo a guardare alle cose con lo stesso sguardo di Dio?
  • Se applico a me lo sguardo di Dio, cosa vedo per la mia vita?

La Parola di Dio 

LETTURA 2Sam 12, 1-13
Lettura del secondo libro di Samuele

In quei giorni. Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui». Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”». Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».

SALMO Sal 31 (32)

Ridonami, Signore, la gioia del perdono.

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno. R

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
mi circondi di canti di liberazione.
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! R

EPISTOLA 2Cor 4, 5b-14
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.

VANGELO Mc 2, 1-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Samuele

Come sempre è la prima lettura a dare il tema alla domenica, almeno in questo tempo nel quale stiamo rileggendo la storia della salvezza. Proviamo a pensare a Davide. In questo momento della sua vita egli è il re che decide molte guerre e conduce molte battaglie, non sempre in difesa del suo popolo ma, molto spesso, per attaccare altri popoli. È un re che ha già molte mogli, fatto anche questo discutibile. Ora ha preso in moglie la moglie del suo amico, provocando la morte di Uria per mezzo del nemico contro il quale sta combattendo perché non si conosca il suo peccato. Dunque, se giudicassimo Davide per quello che si vede, egli è un guerrafondaio, infedele, fedifrago, omicida. Insomma, uno da cui guardarsi, uno di cui non essere propriamente amici, uno da criticare anche apertamente. Come guarda Dio a quest’uomo? Come guarda Dio a questo re che si è scelto e che ha consacrato come re per il suo popolo? Con occhi di infinita misericordia. Nonostante questa situazione oggettivamente di grandissimo peccato, Dio non smette di guardare a Davide con amore ed è per questo che manda il suo profeta Natan, da questo re per annunciare il perdono e la misericordia. Natan è un uomo che sa osare. Come abbiamo sentito racconta a Davide una piccola parabola perché il re prenda coscienza della sua situazione, del suo grande peccato. Davide viene così pian piano condotto a riconoscere l’assoluto bisogno dello sguardo di misericordia di Dio per la sua vita. È quando Davide si guarda con questo sguardo di Dio che è sempre sguardo di amore e di misericordia che cambierà la sua vita. L’esito di questa revisione di vita sarà la scrittura del salmo 50, quella preghiera penitenziale profondissima che anche noi leggiamo, che anche noi osiamo rivolgere a Dio per il nostro peccato. Una preghiera che invoca lo sguardo della misericordia di Dio che tutti noi osiamo sperare per la nostra vita, per la nostra esistenza. Imparare a guardarci con lo sguardo di Dio ampia il cuore, permette di non concentrarci sul male che pure c’è, per affidarlo a Dio, che dal male degli uomini sa trarre sempre qualcosa di buono. Imparare a guardare con lo sguardo di Dio a tutte le realtà e non solo alla nostra persona significa entrare in un orizzonte nuovo, nel quale le cose trovano senso, compreso il peccato degli uomini.

Vangelo

Così come è nel Vangelo. Come si guarda il paralitico? Si guarda come un uomo consapevole della sua miseria, consapevole del suo peccato, certamente, ed anche consapevole della sua condizione: una disabilità grave che non permette nulla o quasi. Eppure quest’uomo ha il vivo desiderio di incontrare il Signore e di questo desiderio parla con i suoi amici, che, alla fine, decidono di portarlo proprio da colui che quest’uomo cerca.

Come guardano gli amici al paralitico? Certamente con amore, con compassione e anche con il desiderio di fare qualcosa per lui. Ecco la fatica. La fatica di portare quella barella dinnanzi al Signore, ecco l’intelligenza che sa scoperchiare un tetto per calare la barella davanti al posto esatto dove è il Signore. Gli amici hanno uno sguardo di vicinanza, di compassione, di misericordia grande per quest’uomo che intendono aiutare così come possono.

Ma è lo sguardo di Gesù ad essere fondamentale per la narrazione. Egli guarda a quest’uomo con lo sguardo dell’amore di Dio e, per questo, sana il suo male, libera dalla paralisi quest’uomo, ma anche dona misericordia rispetto al peccato della sua vita. Peccato che non conosciamo e che pure è menzionato. Dunque la salvezza spirituale dell’uomo è intimamente connessa con quella fisica. Lo sguardo di Dio riporta quest’uomo alla creazione: poiché egli è immagine e somiglianza di Dio come tutti gli uomini, egli viene ricreato nella sua santità e nella sua salute. Entrambe le cose dicono quell’essere immagine e somiglianza di Dio che è il centro della creazione dell’uomo.

Corinzi

San Paolo, nell’epistola, come sempre, unisce queste conoscenze e fonde insieme questa verità. Paolo sa bene di essere chiamato a conoscere lo sguardo di Dio sulla propria vita. Sa bene che questo sguardo è amore e misericordia, ma sa bene anche quali siano le difficoltà della vita e conosce bene la propria natura: anch’egli è, come tutti, un peccatore. Così San Paolo unisce l’immagine alla riflessione. L’immagine è quella del vaso di creta, il vaso umile della casa antica, quello non prezioso, quello per gli usi più comuni e più bassi. Paolo dice: ogni uomo è come un vaso di creta. Porta in sé il dono di Dio, ma dentro una realtà fragile, in una natura che è e rimane sempre peccaminosa. Guardando, invece, all’esistenza, alla sua esistenza come a quella di ogni uomo, Paolo esprime queste parole di sapienza grandissima: “siamo tribolati, ma non schiacciati, siamo sconvolti, ma non disperati, siamo perseguitati, ma non abbandonati;  colpiti ma non uccisi; portando sempre nel nostro corpo la morte di Gesù perché anche la vita di Gesù si manifesti nel corpo”. Riflessione che può fare solo un uomo che ha imparato a guardare alle cose e a sé stesso con lo stesso sguardo di Dio. Paolo sa bene che nulla può mai affliggere un uomo così tanto da distruggerlo. La grazia di Dio sa sempre esprimere quella benedizione che permette all’uomo di andare avanti e di riprendersi nonostante quello che capita. Anche rispetto alla fede, Paolo sa che né il peccato può spegnere questa realtà depositata nella coscienza dell’uomo, né le cose che avvengono nel mondo e che sono contrarie alla fede, potranno mai spegnere la luce di Dio depositata in ogni coscienza. È propriamente “la vita di Gesù che si manifesta anche nel nostro corpo”. È cioè la grazia di Dio che brilla nel cuore di ciascuno nonostante quello che può capitare nella vita.

Per il nostro cammino

Così in questa domenica di fine luglio che ci immette anche nella settimana nella quale ricordiamo il perdono di Assisi, credo che sia utile per noi chiederci:

  • Con quale sguardo mi guardo?
  • Con quale sguardo giudico le cose che capitano?

Perché potrebbe capitare anche a noi di guardare a noi stessi e alle cose del mondo come anche agli altri, con quello sguardo che è giudizio, puntualizzazione delle cose, attenzione alle singole realtà e che non è sbagliato, perché sa cogliere un aspetto della realtà materiale o spirituale che sia. Questo sguardo non è erroneo, anzi, coglie la verità di molte cose. Semplicemente non è sufficiente. È un primo e indispensabile passo, ma non è il tutto della vita. Se Davide, Paolo, il paralitico, i suoi amici, avessero utilizzato solo questo sguardo, avrebbero visto in sé stessi solo dei peccatori, solo degli uomini limitati. Cose vere, certamente, ma che non sono state il tutto della vita. Se Davide non si fosse guardato con lo sguardo di misericordia di Dio non avrebbe scritto il salmo 50. Se Paolo non si fosse guardato con lo sguardo di Dio non avrebbe detto che noi tutti siamo come vasi di creta dentro i quali è collocata quella realtà spirituale somma che è la conoscenza di Dio, la conoscenza del mistero di Cristo. Se il paralitico i suoi amici non avessero svolto il medesimo lavoro spirituale, quella raccontata dal Vangelo sarebbe solo la storia di un disabile, non la storia di misericordia di Dio per un peccatore al quale è donata la salute dell’anima e del corpo. Per avere uno sguardo vero, sintetico sulla nostra vita, tutti abbiamo bisogno di entrare in questo sguardo di Dio per la nostra singola storia, anzitutto, e, poi, per l’esistenza di ciascuno.

Questo sguardo non può essere limitato solo alla vita di questo tempo, ma deve necessariamente coinvolgere anche l’eternità. Diceva ancora l’Epistola: “noi parliamo convinti che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a Lui insieme con voi”. A che cosa serve guardarci con lo sguardo di Dio”? a capire che tutti siamo destinati alla vita eterna. Senza questa prospettiva non potremmo mai comprendere a cosa Dio ci chiama e dove Dio vuole portarci.

In questa settimana che inizia, collochiamo al centro di ogni esperienza spirituale il perdono di Assisi, che è momento utile per la nostra conversione, che è momento utile per guardarci con lo stesso sguardo di Dio, che è sguardo di misericordia, amore, eternità. Solo così potremo continuare a guardare a noi stessi, alle cose del mondo, alle altre persone, animati dallo spirito di amore di Dio Padre.

2023-07-28T21:28:26+02:00