Venerdì 04 agosto

Settimana della 9 domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La Parola di questo giorno

LETTURA 1Re 1, 41b-53
Lettura del primo libro dei Re

In quei giorni. Ioab, udito il suono del corno, chiese: «Perché c’è clamore di città in tumulto?». Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: «Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!». «No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l’hanno fatto montare sulla mula del re. Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l’hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”». Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell’altare. Fu riferito a Salomone: «Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell’altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”». Salomone disse: «Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà». Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall’altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: «Va’ a casa tua!».

SALMO Sal 131 (132)

Ami la giustizia, Signore, e l’empietà detesti.

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono! R

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono. R

Là farò germogliare una potenza per Davide,
preparerò una lampada per il mio consacrato.
Rivestirò di vergogna i suoi nemici,
mentre su di lui fiorirà la sua corona». R

VANGELO Lc 11, 21-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

La scrittura

Oggi ricorre anche la memoria del Santo Curato di Ars, patrono dei parroci. Alla luce del suo esempio di santità rileggiamo le Scritture.

La prima pagina ci ha mostrato un altro spaccato della vita di Davide e della sua famiglia e, ancora una volta, dei difficili rapporti tra fratelli. Quando Salomone divenne re, alcuni fratelli, come Adonia, temettero per la loro incolumità. Salomone, come tutti sappiamo, fu re saggio e non vendicativo. Subito mise bene in chiaro le cose: il re era lui, ma nessuno aveva da temere se non si opponeva al suo regno, poiché la scelta del suo nome veniva direttamente dal padre: Davide. È il senso di una elezione misteriosa attraverso la quale passa la grazia di Dio. Come sappiamo Salomone ebbe quel dono di sapienza forte e incredibile che lo rese famoso in tutto il vicino Oriente. Dono di Dio per un uomo certamente eccezionale.

Così si può rileggere anche il Vangelo. Gesù ci ha detto con chiarezza che, quando un uomo si converte e si rimette nelle mani di Dio per il suo peccato, se poi vigila su sé stesso, diventa come un uomo forte, un uomo che diventa quasi inattaccabile. È un modo di ragionare del Signore con il quale Gesù intende dire che quando un’anima si apre al segreto della conversione tutto diventa, in qualche modo, più semplice. Ma occorre poi che si perseveri nel cammino di conversione, tenendo la propria anima, che è come una casa, spazzata, pulita ed adorna per Dio. Altrimenti è facile che ci siano spiriti cattivi peggiori di quelli cacciati che prendono dimora in Lui. Così il Vangelo ci spiega che non solo è necessaria la conversione, ma è ancor più necessaria la perseveranza. La conversione senza la perseveranza è come una fiammata che certo riscalda, illumina, ma solo per un momento. Quando la fiamma della conversione acquista la forza di un fuoco costante, è allora che l’anima diventa santa. La grazia della costanza continua a tenere l’anima pronta per il Signore. Questo è lo scopo pieno della vita cristiana.

Questo è anche l’insegnamento semplice e costante nel tempo del Santo Curato di Ars. Egli aveva ben capito la verità di questa legge spirituale e, come tutti sappiamo, si adoperò perché tutti comprendessero la forza e la bellezza che viene dal sacramento della riconciliazione. È anche la “storia” spirituale dalla quale proveniamo noi in questi ultimi giorni. Abbiamo cercato di dare rilievo massimo al perdono di Assisi proprio per vivere bene questo richiamo. Cerchiamo di tenerlo davvero presente nei giorni a venire per dare ulteriore corpo alla nostra vita spirituale.

Un ringraziamento

Vorrei che la voce del ringraziamento che si eleva da noi oggi fosse proprio questa: la voce di anime che ringraziano Dio Padre perché chiama alla grazia della conversione. La voce di anime che ringraziano il Padre perché dona la forza della perseveranza. La voce di anime che liete lodano Dio perché tutti i doni spirituali sono dati alla nostra anima per vivere bene quel rapporto singolare con Lui che è la vita nello spirito, la vita nella fede. Ringraziamo anche per la presenza del Santo Curato tra i nostri santi protettori in cielo. La sua umile vita e il suo insegnamento chiaro aiutino ciascuno di noi a capire che Dio richiama noi poveri peccatori alla grazia e alla verità delle cose celesti anche attraverso la voce di pastori zelanti che illuminano le coscienze.

Una richiesta

Oggi possiamo rimettere nelle mani di Dio due diverse richieste. La prima: preghiamo perché a tutti noi sia data la grazia della perseveranza. È una grazia difficile da coltivare, eppure è una grazia necessaria. Senza la perseveranza non potremo mai giungere alla meta. Chiediamo questa grazia, magari fatta anche solo di piccoli passi, di piccole intuizioni, eppure di intuizioni importanti per giungere alla verità e alla fine del nostro cammino.

La seconda: chiediamo la grazia della presenza di pastori zelanti che ci sappiano indicare la via. In un tempo come il nostro, dove spesso regna lo spirito della confusione, chiediamo a Dio che la sua Chiesa possa brillare proprio per la presenza di punti di luce, magari piccoli, come il Santo Curato di Ars, eppure necessari perché il cammino possa essere portato a compimento. Credo che questa grazia vada richiesta soprattutto per i pastori, per il Papa, per il Vescovo, che sono le prime luci che devono illuminare la nostra coscienza, la nostra vita, la nostra Chiesa. Con fede rimettiamoci tutti nelle mani del Signore perché questi doni possano essere concessi a ciascuno di noi personalmente e alla Chiesa di Dio in senso più generale.

Intenzioni di preghiera

Oggi preghiamo non solo per noi, ma anche per tutti i parroci del mondo, perché il Santo Curato sia esempio, punto di riferimento, luce e sostegno di chi è dedito alla cura delle anime.

2023-07-28T21:43:11+02:00