Settimana della 6 domenica di Avvento – giovedì – feria prenatalizia 4
La spiritualità di questa settimana
Proseguiamo nel nostro itinerario di ricerca di sentieri di gioia attraverso queste ferie prenatalizie.
La Parola di questo giorno
RUT 2, 19 – 3, 4a
Lettura del libro di Rut
In quei giorni. La suocera chiese a Rut: «Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!». Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: «L’uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz». Noemi disse alla nuora: «Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!». E aggiunse: «Quest’uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto». Rut, la moabita, disse: «Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura». Noemi disse a Rut, sua nuora: «Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo». Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell’orzo e del frumento, e abitava con la suocera. Un giorno Noemi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, non devo forse cercarti una sistemazione, perché tu sia felice? Ora, tu sei stata con le serve di Booz: egli è nostro parente e proprio questa sera deve ventilare l’orzo sull’aia. Làvati, profùmati, mettiti il mantello e scendi all’aia. Ma non ti far riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. Quando si sarà coricato, tu dovrai sapere dove si è coricato».
SALMO Sal 17 (18)
Sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Con l’uomo buono tu sei buono,
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro
e dal perverso non ti fai ingannare. R
Perché tu salvi il popolo dei poveri,
ma abbassi gli occhi dei superbi.
Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre. R
Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. R
ESTER 7, 1-6; 8, 1-2
Lettura del libro di Ester
In quei giorni. Il re e Amàn andarono a banchettare con la regina. Il secondo giorno che si beveva, il re disse a Ester: «Che c’è, regina Ester? Qual è la tua domanda e quale la tua richiesta? Fosse anche la metà del mio regno, ti sarà data». Rispose: «Se ho trovato grazia davanti al re, sia risparmiata la vita a me, secondo la mia domanda, e al mio popolo, secondo la mia richiesta. Infatti siamo stati venduti, io e il mio popolo, siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi e fatti schiavi, noi e i nostri figli, per diventare servi e serve; ma io finsi di non udire, perché quel calunniatore non è degno del palazzo del re». Disse il re: «Chi è costui, che ha osato fare queste cose?». Ester rispose: «Un nemico: Amàn è quel malvagio». Amàn fu preso da terrore in presenza del re e della regina. Lo stesso giorno, il re Artaserse donò a Ester la proprietà di Amàn, il calunniatore, e Mardocheo fu chiamato dal re, perché Ester aveva rivelato che egli era legato da parentela con lei. Allora il re prese l’anello che aveva fatto ritirare ad Amàn e lo diede a Mardocheo, ed Ester stabilì Mardocheo su tutte le proprietà di Amàn.
VANGELO Lc 1, 57-66
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Rut
Si incomincia a capire che la storia sta prendendo una piega diversa: la storia di due vedove che ritornano infelici, pian piano diventa una storia di gioia. La gioia di cui ci parla oggi la Parola è la gioia per gli intercessori, cioè la gioia di chi si dà da fare per il bene degli altri. Anzitutto abbiamo la figura di Noemi che ci viene presentata come figura di intercessore. Ella si “deve dare da fare”, come lei stessa dice, per il futuro di Rut. Noemi è la figura di una suocera che cerca il bene per quella sua nuora che l’aveva seguita andando ad abitare in una città non sua, in una nazione per lei straniera, in un popolo che non è il suo popolo. Noemi è la figura di una donna che, gratuitamente e solo per amore, si dà preoccupazione per la salute e per il futuro di un’altra donna, molto più giovane di lei e, quindi, ancora con un avvenire davanti.
L’altra figura di intercessore è Booz, che, scoprendo pian piano ciò che il diritto di quel tempo gli concede, si darà da fare per prendere l’eredità della famiglia di Noemi, sposando Rut. Un uomo onesto, un uomo che ha il senso della misura, un uomo che non affretta le tappe, un uomo che va con i piedi di piombo.
La gioia di qualcuno che si dia da fare per noi è una gioia che possiamo avere provato. Così come, altre volte, possiamo essere stati noi ad interessarci degli altri gratuitamente, magari facendo qualche favore, accogliendo una situazione problematica, mettendoci del nostro per risolvere qualche difficoltà altrui. È sempre una gioia, sia in un caso che nell’altro.
Ester
Anche la storia di Ester acquista una piega favorevole non tanto a lei, che non ha mai rischiato nulla, ma al suo popolo. Questa donna si è data da fare, ha pregato, ha fatto penitenza, ha aspettato ed ora ecco arrivato il momento buono per dire al re la verità. Verità che smaschera Aman, il calunniatore e mette il re di fronte alla situazione reale che sta vivendo il suo regno. Verità che si fa strada da sé: il re decide non solo di dare retta ad Ester e alle sue parole, ma riabilita Mardocheo, suo parente e mette Aman, il calunniatore, nelle mani di Ester. La gioia di cui ci parla la seconda lettura è, dunque, la gioia per la conoscenza della verità. La verità, quando emerge, non fa mai male, anche quando è molto dura da accettare, perché la verità è sempre illuminante. Ester ci dice così di aprirci sempre alla verità, perché è l’unica via che porta verso Dio. Probabilmente molte volte abbiamo sperimentato questa gioia, altre volte, quando l’abbiamo celata per paura o per procurarci una difesa, alla fine, abbiamo sperimentato il contrario. La Parola, dunque, ci insegna che solo la verità è perenne fonte di gioia.
Vangelo
Dopo i mesi di mutismo forzato, che per Zaccaria sono mesi in cui pensare a ciò che sta avvenendo, ecco che egli ritrova la parola. La parola torna in Zaccaria quando Giovanni il Battista nasce e quando è il momento per dare a lui il nome, nome nuovo, non appartenente alla parentela della famiglia, perché nuova sarà la sua vocazione. Così come la parola ritrovata diventa subito benedizione. Benedizione per Dio, che ha dato quel bambino. Benedizione per la sua misericordia. Benedizione anche per quel segno, quello della parola tolta a Zaccaria, perché il tempo che ha aperto è diventato tempo per capire come agisce Dio, per capire la sua logica e per capire ciò che egli sta preparando, ovvero il tempo della venuta del Messia. Ecco perché la parola ritrovata diventa subito benedizione e comunicazione. Certamente questa situazione è diventata fonte di gioia anche per noi. Anche noi, credo, abbiamo scoperto la parola come fonte di benedizione, come fonte di chiarezza, come fonte di rappacificazione. Tutti abbiamo in mente momenti di vita in cui ci ha fatto bene parlare, come anche momenti in cui ci ha fatto bene ascoltare; momenti in cui noi abbiamo ricevuto una parola buona da altri e momenti in cui noi abbiamo detto parole buone ad altri. La parola, quando viene da Dio, quando è riconciliazione, pace, comprensione, benedizione, è sempre una fonte di gioia.
Marana Thà, Vieni Signore Gesù!
Così anche noi possiamo dire:
Marana Tha, vieni Signore Gesù nelle nostre vite e insegnaci che sperimentare o offrire interesse per gli altri è sempre fonte di benedizione e di gioia.
Marana Tha, vieni Signore Gesù, donaci di saper camminare verso la verità. Quella verità che possiamo cercare, scoprire, fare, e quella Verità che sei Tu, che nel Natale continui a tornare a noi.
Marana Tha, vieni Signore Gesù e donaci, almeno in questo Natale, non parole di circostanza, non auguri formali, ma parole di verità e occasioni per condividere quelle parole buone che diventano occasione di bene.
Marana Tha, vieni Signore Gesù!
Provocazioni dalla Parola
- Per chi sto offrendo il mio interessamento gratuito? Da chi lo ricevo per la mia vita come una benedizione?
- Sono un uomo/donna che cerca sempre la verità delle cose, dei fatti, della storia?
- Come saranno le mie parole in questo prossimo Natale?