Settimana della quinta domenica di Quaresima – venerdì
La spiritualità di questa settimana
È l’ultima settimana in cui si celebra il vespero quaresimale del venerdì con le letture che lo accompagnano. Venerdì prossimo sarà già venerdì santo e saremo radunati, sempre nella struttura del vespero, per celebrare la passione del Signore. Questa settimana abbiamo riflettuto sulla benedizione della storia di Giuseppe e abbiamo celebrato la memoria di san Giuseppe. Teniamone conto mentre leggiamo questo ciclo di Scritture.
La Parola di questo giorno
I LETTURA
Il sangue salvifico dell’agnello pasquale.
Lettura del libro dell’Esodo
12, 21-27d
In quei giorni. Mosè convocò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: «Andate a procurarvi un capo di bestiame minuto per ogni vostra famiglia e immolate la Pasqua. Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spalmerete l’architrave ed entrambi gli stipiti con il sangue del catino. Nessuno di voi esca dalla porta della sua casa fino al mattino. Il Signore passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti; allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire. Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre. Quando poi sarete entrati nella terra che il Signore vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito. Quando i vostri figli vi chiederanno: “Che significato ha per voi questo rito?”, voi direte loro: “È il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case”». PdD
SALMELLO
Cfr. Sal 104 (105), 26-27. 36-37. 43. 8. 1-2. 5
Il Signore mandò Mosè suo servo
e Aronne che si era scelto.
Compì per mezzo loro i segni promessi
e nel paese di Cam i suoi prodigi.
Colpì nel loro paese ogni primogenito,
tutte le primizie del loro vigore.
Fece uscire il suo popolo con argento e oro,
fra le tribù non c’era alcun infermo.
Fece uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia, per
la sua alleanza:
parola data per mille generazioni.
VLodate il Signore e invocate il suo nome,
proclamate tra i popoli le sue opere.
Cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca.
Ricorda sempre
la sua alleanza:
parola data per mille generazioni.
ORAZIONE
O Dio di infinita maestà, a te più accorata si eleva la nostra supplica: quanto più si avvicina il giorno festoso della nostra salvezza, tanto più intensamente disponi i nostri cuori a celebrare il mistero pasquale. Per Cristo nostro Signore.
II LETTURA
Il sangue degli agnelli pasquali per la purificazione del popolo.
Lettura del secondo libro delle Cronache
30, 15-23
In quei giorni. Immolarono la Pasqua il quattordici del secondo mese; i sacerdoti e i leviti, pieni di vergogna, si santificarono e quindi portarono gli olocausti nel tempio del Signore. Occuparono il proprio posto, secondo le regole fissate per loro nella legge di Mosè, uomo di Dio. I sacerdoti facevano aspersioni con il sangue che ricevevano dalle mani dei leviti, perché molti dell’assemblea non si erano santificati. I leviti si occupavano dell’uccisione degli agnelli pasquali per quanti non erano puri, per consacrarli al Signore. In realtà la maggioranza della gente, fra cui molti provenienti da Èfraim, da Manasse, da Ìssacar e da Zàbulon, non si era purificata; mangiarono la Pasqua senza fare quanto è prescritto. Ezechia pregò per loro: «Il Signore che è buono liberi dalla colpa chiunque abbia il cuore disposto a cercare Dio, ossia il Signore Dio dei suoi padri, anche senza la purificazione necessaria per il santuario». Il Signore esaudì Ezechia e risparmiò il popolo.
Gli Israeliti che si trovavano a Gerusalemme celebrarono la festa degli Azzimi per sette giorni con grande gioia, mentre i sacerdoti e i leviti lodavano ogni giorno il Signore, suonando con tutte le forze per il Signore. Ezechia parlò al cuore di tutti i leviti, che avevano dimostrato grande avvedutezza nei riguardi del Signore; per sette giorni parteciparono al banchetto solenne, offrirono sacrifici di comunione e lodarono il Signore, Dio dei loro padri.
Tutta l’assemblea decise di festeggiare altri sette giorni; così passarono ancora sette giorni di gioia. PdD
SALMELLO
Cfr. Sal 105 (106), 6. 21-22. 8. 4-5. 1
Abbiamo peccato come i nostri padri,
abbiamo fatto il male, siamo stati empi.
I nostri padri dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
prodigi nel paese di Cam,
cose terribili presso il mar Rosso.
Ma Dio li salvò per il suo nome,
per manifestare la sua potenza,
perché eterna è la sua misericordia.
V Ricordati di noi, Signore, per amore del tuo popolo,
visitaci con la tua salvezza,
perché vediamo la felicità dei tuoi eletti,
godiamo della gioia del tuo popolo,
ci gloriamo con la tua eredità.
Celebrate il Signore perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia.
ORAZIONE
O Dio di misericordia, che disponi il cuore di chi hai rigenerato nel battesimo a rivivere gli eventi pasquali e ad attingerne l’efficacia profonda, donaci di custodire con fedeltà la tua grazia e di ricuperarla umilmente nella preghiera e nella penitenza. Per Cristo nostro Signore.
III LETTURA
Il sangue dell’alleanza.
Lettura del libro dell’Esodo
24, 1-8
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e Abiu e settanta anziani d’Israele; voi vi prostrerete da lontano, solo Mosè si avvicinerà al Signore: gli altri non si avvicinino e il popolo non salga con lui».
Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!». PdD
SALMELLO
Cfr. Eb 9, 19-20. 22b. 11a-c. 12
Dopo che tutti i comandamenti furono promulgati
a tutto il popolo da Mosè,
secondo la legge,
questi, preso il sangue dei capri e dei vitelli con acqua,
lana scarlatta e issòpo,
ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo:
«Questo è il sangue dell’alleanza,
che Dio ha stabilito per voi».
Perché senza spargimento di sangue
non esiste perdono.
VCristo invece, venuto come sommo sacerdote
di beni futuri,
attraverso una tenda più grande e più perfetta,
non costruita da mano d’uomo,
non con sangue di capri e di vitelli,
ma con il proprio sangue
entrò una volta per sempre nel santuario,
procurandoci così una redenzione eterna;
Perché senza spargimento di sangue
non esiste perdono.
ORAZIONE
Dio onnipotente ed eterno, che hai redento il tuo popolo con il sangue del tuo Figlio unigenito, disperdi l’opera del demonio e spezza le catene del peccato perché non sia più schiavo dell’autore della morte chi nella professione della fede ha ricevuto la vita eterna. Per Cristo nostro Signore.
IV LETTURA
Il servo del Signore.
Lettura del profeta Isaia
42, 1-9
Così dice il Signore Dio: / «Ecco il mio servo che io sostengo, / il mio eletto di cui mi compiaccio. / Ho posto il mio spirito su di lui; / egli porterà il diritto alle nazioni. / Non griderà né alzerà il tono, / non farà udire in piazza la sua voce, / non spezzerà una canna incrinata, / non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; / proclamerà il diritto con verità. / Non verrà meno e non si abbatterà, / finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, / e le isole attendono il suo insegnamento». / Così dice il Signore Dio, / che crea i cieli e li dispiega, / distende la terra con ciò che vi nasce, / dà il respiro alla gente che la abita / e l’alito a quanti camminano su di essa: / «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia / e ti ho preso per mano; / ti ho formato e ti ho stabilito / come alleanza del popolo / e luce delle nazioni, / perché tu apra gli occhi ai ciechi / e faccia uscire dal carcere i prigionieri, / dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. / Io sono il Signore: questo è il mio nome; / non cederò la mia gloria ad altri, / né il mio onore agli idoli. / I primi fatti, ecco, sono avvenuti / e i nuovi io preannuncio; / prima che spuntino, / ve li faccio sentire». PdD
SALMELLO
Cfr. Sal 21 (22), 17a-b. 15-16b. 20. 28. 24-26
Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi.
Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
È arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza accorri in mio aiuto.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
VLodate il Signore voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe d’Israele;
perché egli non ha disprezzato l’afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma al suo grido d’aiuto lo ha esaudito.
Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
ORAZIONE
Signore Gesù, Figlio del Dio vivo, che sei salito sul patibolo della croce per la redenzione del mondo e hai versato il tuo sangue prezioso per lavare le nostre colpe, al momento della nostra morte aprici le porte sospirate del cielo e accoglici vicino a te, che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Il sangue della Pasqua
In questo quinto venerdì tutto è un po’ centrato sul sangue. Il primo testo ci aiuta a capire il legame tra la Pasqua ebraica, il passaggio dell’Angelo nella notte della strage dei primogeniti e questa ultima, decima “piaga” d’Egitto. Il ricordo è un rito. Come la notte della decima piaga d’Egitto gli ebrei misero del sangue sugli stipiti delle loro porte, così deve essere fatto di generazione in generazione, ricordando che il sangue dell’agnello indicò all’Angelo mandato da Dio quale casa “saltare”, o meglio in quale casa “passare” oltre. È un richiamo simbolico ai “passaggi” della Pasqua. Il pio ebreo ricordava il “passaggio” dell’Angelo, ma anche il proprio “passaggio” nel mar Rosso. Il cristiano ricorda il passare di Cristo da questo mondo al Padre e anche l’apertura delle porte del Paradiso per sé, per ciascun cristiano, per tutti i credenti che onorano, venerano il Cristo come Messia rivelatore del volto e della misericordia di Dio.
Cronache
Anche in questo venerdì leggiamo il libro delle Cronache, che è il libro che ricorda come Israele, dopo l’esilio, ritornò in Gerusalemme e, finalmente, riprese la celebrazione della Pasqua voluta da Dio. Il testo ci ha ricordato che anche i sacerdoti dovettero purificarsi per poi purificare gli altri. Il rito della purificazione mette perfino ribrezzo: si tratta, infatti, di essere aspersi con il sangue delle vittime sacrificali, il sangue degli agnelli. Credo che sia qualcosa che ci respinge, tanto è forte da un lato, ma impressionante dall’altro. Leggiamo questa lettura per ricordarci del sangue di Cristo, perché è proprio dal sangue versato che nasce quella salvezza eterna che noi non solo cerchiamo di adorare in Quaresima, ma celebriamo ogni volta che veniamo a Messa.
Il sacrificio della prima alleanza
La terza lettura ci riporta direttamente a Mosè che ci ha ricordato che l’alleanza tra il popolo e Dio è quella che porta alla ricezione dei dieci comandamenti. Anche in quel caso, anche quando vennero date le tavole della legge, seguì un sacrificio di espiazione, quasi a dire che quelle parole che, da quel momento in poi avrebbero segnato l’alleanza tra Dio e l’uomo, nascevano da una sorta di patto di sangue. Dio non si sarebbe mai ritirato dal suo popolo. Dio non avrebbe mai tolto il suo sguardo di benevolenza, di accompagnamento, di vicinanza, di dedizione dal suo popolo. Così ha fatto per secoli e la venuta del Signore e, soprattutto, il suo dare la vita nel sangue per la salvezza del mondo, è la dimostrazione concreta della fedeltà di Dio.
Il profeta
La quarta lettura, come sappiamo, è sempre di stampo profetico. Oggi abbiamo letto il carme del servo, uno dei componimenti – in tutto sono quattro – che il profeta Isaia ha dedicato a questo personaggio che rimane misterioso, ma le cui azioni e le cui parole si addicono perfettamente a Cristo. Il servo sofferente è propriamente colui che dà la vita, colui che dà il sangue per tutto il suo popolo, per tutti coloro che si affideranno alla salvezza operata proprio da Colui che è venuto “per portare il peccato di tutti” e per salvare tutti. Questa lettura ci immette direttamente nella prospettiva della settimana santa, che è ormai vicinissima e ci aiuta a guardare alle ultime ore della vita di Cristo con quell’atteggiamento di venerazione, di ascolto, di contrizione che deve guidare tutta la settimana santa, se vogliamo che essa non trascorra come un tempo normale, ma sia davvero un insieme di giorni santi nei quali vivere l’esperienza di fede che ci viene proposta.
L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione
Anche in questo caso credo che siano fondamentali alcuni riferimenti precisi all’arte. Sono moltissimi i crocifissi che mettono in primissimo piano il sangue del Signore. A volte in modo così forte e cruento che non sappiamo nemmeno bene come guardarli, tanto ci fanno impressione. La contemplazione del Crocifisso è sempre una contemplazione scomoda, la contemplazione del sangue lo è ancora di più perché ci mette davvero in difficoltà, ci fa orrore. Eppure noi non possiamo dimenticare che la salvezza passa da qui. Passa da questa morte cruenta, passa da questa morte segnata dalla sofferenza, dal dolore, dalla solitudine, da tutte quelle realtà che noi, davvero, non vorremmo mai incontrare. Credo che questa sera, anzitutto, ci faccia bene stare un po’ soli con il Signore e, soprattutto, fare il proposito di sostare davanti al Crocifisso nella prossima settimana, lasciandoci anche sconvolgere un po’ dal suo sangue e dalla sofferenza che promana da qualsiasi crocifisso.
In secondo luogo, io credo che la scena del sangue sia una scena molto umana. Vediamo molto sangue versato, penso agli omicidi, penso ai femminicidi, penso alle guerre, penso ai migranti morti lungo la strada della presunta felicità, penso a tante altre forme di morte che entrano spesso nelle nostre case e che ci parlano del sangue dell’uomo versato inutilmente. Per odio, per la guerra, per la paura di un confronto… ci sono molte scene di sangue nella vita di tutti noi. Io credo davvero, come dice la Scrittura, che questo sangue “gridi vendetta al cospetto di Dio”. In qualche modo tutto il dolore che ha provocato questa serie impressionante di morti che non è mai finita, sta davvero lì, davanti al Signore, a dire che l’uomo è cattivo, uccide per niente, non smette mai di sprecare il sangue che è simbolo della vita, la vita che viene da Dio. Stare davanti al Crocifisso ci deve mettere in uno stato spirituale che non è solo quello di voler consolare il Signore, come se fossimo i buoni che stanno davanti a chi è stato ucciso da uomini cattivi. Noi dobbiamo stare davanti al crocifisso percependo di essere “rei”. Noi dobbiamo stare davanti al sangue di Gesù capendo che siamo noi i colpevoli di quel sangue. Noi siamo qui davanti al Crocifisso e vogliamo dire che quel sangue è versato proprio per il nostro singolo peccato, che magari non è grande, ma pur sempre peccato è. Solo così potremo capire quanto è grande l’amore del Signore e quanto è potente quel sangue del quale difficilmente sopportiamo la visione.
Chiediamo, insieme, questa grazia per essere degni di entrare nella settimana santa per contemplare ciò che Dio fa per noi, ovvero per contemplare la salvezza eterna che, ancora una volta, verrà donata a ciascuno di noi.
Per noi e per il nostro cammino
- Come vivo la contemplazione del Crocifisso?
- Cosa penso quando guardo al sangue del Signore?
- Come contemplerò il crocifisso, l’uomo dei dolori, la prossima settimana?