Settimana della 4° domenica dopo Pentecoste – venerdì – San Luigi Gonzaga
La spiritualità di questa settimana
La festa di San Luigi è una di quelle date del calendario alla quale molta gente, e forse anche noi, siamo profondamente legati. Forse ci stupiamo di come un giovane abbia potuto vivere, pur in una vita così breve, un itinerario di santità così forte. Certo furono i suoi maestri e i loro esempi ad ispirarlo. Tra questi la memoria di San Carlo Borromeo, dal quale ricevette la prima comunione. Certo ci fu l’attenzione costante al Vangelo, primo dono e primo punto di riferimento della sua vita. Certamente ci fu anche quell’attenzione del tutto particolare alla sua vita morale, alla sua capacità di amare. San Luigi seppe distinguersi da tutti proprio per questo. Egli fu capace di vivere con intensità i suoi affetti senza mai venire meno ai valori del Vangelo. Credo che oggi possiamo anzitutto pregare per i giovani, perché tutti possano riscoprire, pur in un tempo difficile e tormentato come il nostro, come amare senza venir meno alla coerenza della propria fede. Anche le due Scritture di questo giorno ci possono aiutare a inquadrare bene questa memoria.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 18, 1-8
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «I sacerdoti leviti, tutta la tribù di Levi, non avranno parte né eredità insieme con Israele; vivranno dei sacrifici consumati dal fuoco per il Signore e della sua eredità. Non avrà alcuna eredità tra i suoi fratelli: il Signore è la sua eredità, come gli ha promesso. Questo sarà il diritto dei sacerdoti sul popolo, su quelli che offriranno come sacrificio un capo di bestiame grosso o minuto: essi daranno al sacerdote la spalla, le due mascelle e lo stomaco. Gli darai le primizie del tuo frumento, del tuo mosto e del tuo olio, e le primizie della tosatura del tuo bestiame minuto, perché il Signore, tuo Dio, l’ha scelto fra tutte le tue tribù, affinché attenda al servizio del nome del Signore, lui e i suoi figli per sempre. Se un levita, abbandonando qualunque città dove dimora in Israele, verrà, seguendo pienamente il suo desiderio, al luogo che il Signore avrà scelto e farà il servizio nel nome del Signore, tuo Dio, come tutti i suoi fratelli leviti che stanno là davanti al Signore, egli riceverà per il suo mantenimento una parte uguale a quella degli altri, senza contare il ricavo dalla vendita della sua casa paterna».
SALMO Sal 15 (16)
Il Signore è mia eredità e mio calice.
Agli idoli del paese,
agli dèi potenti andava tutto il mio favore.
Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi. R
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda. R
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R
VANGELO Lc 7, 24b-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro. A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Deuteronomio
Il testo del Primo Testamento ci ricordava che i Leviti, cioè i figli della tribù di Levi, non avrebbero preso parte ad attività e nemmeno a questioni economiche, ereditarie, come tutti gli altri popoli, in forza del loro compito: la liturgia e la preghiera. Con molta forza il testo diceva: “il Signore è la loro eredità”; così si giustificava la prassi secondo la quale i leviti non avrebbero dovuto lavorare come gli altri: le altre tribù avrebbero provveduto al loro sostentamento. In cambio essi si impegnavano per il servizio liturgico di tutto il paese e per sostenere, con la propria preghiera, tutto il popolo di Dio. Una frase molto bella che noi possiamo applicare anche a San Luigi Gonzaga.
Vangelo
Così come anche il Vangelo. Luigi, in quanto rampollo di una nobile famiglia, aveva accesso ai “palazzi dei re”, dei signori. Era anche stato paggio alla corte del Granduca di Toscana, certamente un posto molto rilevante e nobile. Eppure San Luigi ha fatto come San Giovanni Battista: non si è lasciato rapire il cuore da tutte le cose che avrebbe anche potuto avere a disposizione, coltivando quella spiritualità dell’attesa che fu propria di San Giovanni. Anche San Luigi seppe attendere al proprio compito e alla propria esistenza, passando attraverso le cose del mondo e senza attaccare ad esse il proprio cuore. Non solo. Come dice la parte finale della predicazione del Signore, egli seppe gioire quando c’era da gioire e piangere quando c’era da piangere. Animo nobile, sensibilissimo, egli prese davvero parte alla vicenda delle persone che incontrava, illuminandole con la sua fede e lasciando in tutti il ricordo della sua gentilezza, onestà, purezza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
La domanda che vorrei tutti tenessimo ben presente oggi è proprio questa: noi vogliamo avere parte all’eredità del Signore? Ci basta “stare con Dio”? Credo che questo ideale di vita, oggi, non abbia grande successo! Avere eredità con il Signore, avere parte con Lui non sembra essere più un ideale in grado di affascinare gli animi. Così accade che, mentre ci affatichiamo in moltissime cose, trascuriamo, forse, questo “essenziale della fede” che, invece, non dovremmo mai trascurare. La grazia da chiedere oggi proprio per intercessione di San Luigi è anzitutto questa: la capacità di desiderare di “avere parte” con il Signore.
Così pure come dovremmo chiedere questa capacità di piangere con chi piange e di ridere con chi ride, ovvero la capacità di saperci sempre immedesimare nelle situazioni degli altri. Anche questa è un’arte di non poco conto. Oggi viviamo tutti immersi in un clima di grandissima superficialità che non ci concede, in fondo, di avere seriamente parte con nessuno. La liturgia ci richiama, invece, a questa grande verità: imita Dio chi sa immedesimarsi nella situazione degli altri; vive come Dio chi sa avere sentimenti in grado di comprendere sempre la posizione degli altri. Sia anche questa la grazia che chiediamo oggi per non diventare aridi e per essere sempre giovani nello spirito come lo fu San Luigi Gonzaga.
Provocazioni dalla Parola
- Ci interessa ancora avere parte con Dio, essere messi a parte della sua eredità?
- Sappiamo prendere parte alle vicende umane degli altri?