Giovedì 08 agosto

Settimana della 11° domenica dopo Pentecoste – Giovedì – San Domenico

La spiritualità di questa settimana

La memoria di San Domenico è davvero molto cara a tutti. Intanto siamo di fronte ad un gigante della fede, un uomo che o parlava di Dio o parlava con Dio, come dicono le sue più antiche biografie. Un uomo che ha portato un grandissimo rinnovamento nella vita della Chiesa: uomo di dottrina, ha voluto che i suoi frati fossero formati per combattere le più moderne eresie. Uomo di studio e di preghiera, Domenico insegna anche a noi a mantenere vivo il fuoco della preghiera e alta l’attenzione dello Spirito perché tutti possiamo accedere con gioia alla vita interiore e all’amicizia con Dio. È in questo clima di santità che rileggiamo le due Scritture di oggi.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 30, 1-5. 10-13. 15-23. 26-27
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Ezechia mandò messaggeri per tutto Israele e Giuda e scrisse anche lettere a Èfraim e a Manasse per convocare tutti nel tempio del Signore a Gerusalemme, a celebrare la Pasqua per il Signore, Dio d’Israele. Il re, i capi e tutta l’assemblea di Gerusalemme decisero di celebrare la Pasqua nel secondo mese. Infatti non avevano potuto celebrarla nel tempo fissato, perché i sacerdoti non si erano santificati in numero sufficiente e il popolo non si era radunato a Gerusalemme. La proposta piacque al re e a tutta l’assemblea. Stabilirono di proclamare con bando in tutto Israele, da Bersabea a Dan, che tutti venissero a celebrare a Gerusalemme la Pasqua per il Signore, Dio d’Israele, perché molti non avevano osservato le norme prescritte. I corrieri passarono di città in città nel territorio di Èfraim e di Manasse fino a Zàbulon, ma la gente li derideva e si faceva beffe di loro. Solo alcuni di Aser, di Manasse e di Zàbulon si umiliarono e vennero a Gerusalemme. In Giuda invece si manifestò la mano di Dio e generò negli uomini un cuore concorde per eseguire il comando del re e dei capi, secondo la parola del Signore. Si riunì a Gerusalemme una grande folla per celebrare la festa degli Azzimi nel secondo mese; fu un’assemblea molto numerosa. Essi immolarono la Pasqua il quattordici del secondo mese; i sacerdoti e i leviti, pieni di vergogna, si santificarono e quindi portarono gli olocausti nel tempio del Signore. Occuparono il proprio posto, secondo le regole fissate per loro nella legge di Mosè, uomo di Dio. I sacerdoti facevano aspersioni con il sangue che ricevevano dalle mani dei leviti, perché molti dell’assemblea non si erano santificati. I leviti si occupavano dell’uccisione degli agnelli pasquali per quanti non erano puri, per consacrarli al Signore. In realtà la maggioranza della gente, fra cui molti provenienti da Èfraim, da Manasse, da Ìssacar e da Zàbulon, non si era purificata; mangiarono la Pasqua senza fare quanto è prescritto. Ezechia pregò per loro: «Il Signore che è buono liberi dalla colpa chiunque abbia il cuore disposto a cercare Dio, ossia il Signore Dio dei suoi padri, anche senza la purificazione necessaria per il santuario». Il Signore esaudì Ezechia e risparmiò il popolo. Gli Israeliti che si trovavano a Gerusalemme celebrarono la festa degli Azzimi per sette giorni con grande gioia, mentre i sacerdoti e i leviti lodavano ogni giorno il Signore, suonando con tutte le forze per il Signore. Ezechia parlò al cuore di tutti i leviti, che avevano dimostrato grande avvedutezza nei riguardi del Signore; per sette giorni parteciparono al banchetto solenne, offrirono sacrifici di comunione e lodarono il Signore, Dio dei loro padri. Tutta l’assemblea decise di festeggiare altri sette giorni; così passarono ancora sette giorni di gioia. Ci fu una gioia straordinaria a Gerusalemme, perché dal tempo di Salomone, figlio di Davide, re d’Israele, non c’era mai stata una cosa simile a Gerusalemme. I sacerdoti e i leviti si levarono a benedire il popolo; la loro voce fu ascoltata e la loro preghiera raggiunse la sua santa dimora nel cielo.

SALMO Sal 20 (21)

Beato chi cammina nella legge del Signore.

Signore, il re gioisce della tua potenza!
Quanto esulta per la tua vittoria!
Hai esaudito il desiderio del suo cuore,
non hai respinto la richiesta delle sue labbra. R

Gli vieni incontro con larghe benedizioni,
gli poni sul capo una corona di oro puro.
Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, per sempre. R

Grande è la sua gloria per la tua vittoria,
lo ricopri di maestà e di onore,
poiché gli accordi benedizioni per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto. R

VANGELO Lc 12, 13-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Uno della folla disse al Signore Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Cronache

Anche oggi continuiamo a leggere il bellissimo ritratto di Ezechia. Egli non solo volle un popolo santo, non solo mise giudici degni, non solo rinnovò la classe dirigente della fede, ma coinvolse tutto il popolo in questo rinnovamento spirituale da lui fortemente voluto. Rinnovamento spirituale che culminò, come abbiamo sentito, con una solennissima celebrazione, in cui accadde una cosa singolare: il re chiese a tutti di prendere parte ai “sacrifici di comunione”, anche a coloro che non si erano debitamente purificati per la festa. Una sorta di “manica larga” che ha permesso di radunare moltissima gente nel nome del Signore e che, soprattutto, ha permesso di portare in tutti la gioia della fede. Fu così grande questa gioia che la festa, già di per sé molto lunga, durava infatti 7 giorni, venne ulteriormente allungata di un’altra settimana. Una cosa bellissima, inaudita, grandiosa. Una gioia condivisa, in cui c’è tutto un movimento di popolo perché tutti potessero gustare la gioia di stare con il Signore.

Vangelo

Se rileggete il Vangelo, vedrete che siamo all’opposto. Il protagonista della parabola è un uomo che pensa solo a sé, un uomo che desidera arricchire per sé, un uomo che progetta come ingrandire i suoi granai per avere più grano, per avere più “cose”. Un uomo che “arricchisce per sé”, cioè un uomo senza fede che si sprofonda nel lavoro e che, nel tempo libero che gli rimane, pensa solo a saper godere dei suoi beni. Un uomo dal progetto di vita molto limitato, molto concreto, molto angusto. Un uomo che non si interessa di Dio, non entra in relazione con gli altri uomini, non si domanda nulla sul destino eterno della sua anima. A lui basta solo avere e godere. Un uomo molto concreto, ripiegato solo su sé stesso, incapace di alzare lo sguardo a Dio da cui proviene ogni bene.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Le due letture sono un richiamo fortissimo per noi. Quanti uomini, oggi, vivono così? Credo moltissimi, perché vedo anche persone molto oneste, persone buone che, di fatto, sacrificano tutto al proprio lavoro e cercano di avere cose, beni da godere, magari anche da donare ai propri familiari, ma poco altro. Moltissimi vivono così: oppressi da ritmi al limite della sostenibilità, senza sguardi aperti, belli, profondi, limpidi. Moltissimi vivono senza avere nulla da contemplare, nulla per cui gioire. Moltissimi non arrivano mai al pensiero di Dio proprio perché sono tutti ripiegati su loro stessi, in una vita chiusa, che non conosce slanci, che è tutta una serie di doveri che non finiscono mai. Si può vivere così? Io credo che noi dovremmo testimoniare qualcosa di diverso! Il lavoro ci è necessario, è fonte della nostra dignità, ma non deve essere fine a sé stesso. Non serve solo per continuare ad accumulare. Credo che questa visione delle cose, del mondo, della realtà sia assolutamente troppo angusta. Noi dovremmo sostenere la bellezza di lavorare, ma anche la bellezza di stare insieme agli altri, la bellezza di un percorso di fede che ci apre e che non ci permette di stare rinchiusi in noi stessi. Questi giorni estivi potrebbero garantirci proprio questo: una pausa dai ritmi del lavoro e la possibilità di riscoprire la bellezza della vita con gli altri, la fondamentalità di un servizio, la forza di quella coesione che tutti sappiamo gustare, quando lo vogliamo. Chiediamo oggi al Signore, proprio per intercessione di San Domenico, queste grazie. Chiediamo a San Domenico di “parlare con Dio “per farci capire che non si vive solo di accumulo e di lavoro. Chiediamo al Signore di farci capire che la vita è più bella se noi ci apriamo agli altri, se noi sappiamo essere più attenti alle diverse cose del mondo. Ci aiutino anche questi giorni estivi, magari più scarichi di cose, e potenzialmente più carichi di Dio.

Provocazioni dalla Parola

  • Quale progetto di vita vivo?
  • Un giusto accumulo e un giusto lavoro mi lasciano spazio per alte cose?
  • Come mi interesso degli altri anche in questo tempo estivo?
2024-08-03T09:09:44+02:00