Settimana della 1 domenica di Avvento – Lunedì
La spiritualità di questa settimana
Vorrei, per ogni settimana di Avvento, in ciascun giorno feriale, continuare a coltivare l’atteggiamento di speranza che la domenica precedente ci è stato trasmesso dalla liturgia. Così, dal momento che ieri abbiamo tratto dalla Parola di Dio l’invito a coltivare la speranza, vorrei che tutti i giorni di questa settimana fossero un invito concreto a capire cosa possiamo fare per mettere in atto questo atteggiamento. Oggi direi che le tre Scritture ci dicono che la speranza nasce quando ci si dà da fare per coltivarla.
La Parola di questo giorno
GEREMIA 1, 4-10
Lettura del profeta Geremia
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».
SALMO Sal 73 (74)
Il profeta annuncia la salvezza del Signore.
O Dio, perché ci respingi per sempre,
fumante di collera contro il gregge del tuo pascolo?
Ricòrdati della comunità
che ti sei acquistata nei tempi antichi. R
Hai riscattato la tribù che è tua proprietà,
il monte Sion, dove hai preso dimora.
Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:
il nemico ha devastato tutto nel santuario. R
Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,
hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;
pensavano: «Distruggiamoli tutti».
Hanno incendiato nel paese tutte le dimore di Dio. R
Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario?
Il nemico disprezzerà per sempre il tuo nome?
Perché ritiri la tua mano e trattieni in seno la tua destra?
Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi,
ha operato la salvezza nella nostra terra. R
PROFETI Ab 1, 1; 2, 1-4
Lettura del profeta Abacuc
Oracolo ricevuto in visione dal profeta Abacuc. Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti. Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».
VANGELO Mt 4, 18-25
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Geremia
A suggerirmi questo atteggiamento è, anzitutto, la parola della prima lettura, la vocazione del profeta Geremia. Geremia si sente inadatto per il compito che gli viene proposto. Non sa come rispondere ad una vocazione che sembra più grande di lui e infinitamente superiore alle sue forze. Geremia pare quasi ritirarsi, vorrebbe che il Signore lo destinasse ad altro. La risposta del Signore è molto chiara. Dio non chiede altro che questo al profeta: darsi da fare! Egli non si deve preoccupare di essere o di non essere all’altezza della situazione. A Dio basta solo che egli si dia da fare, si rimbocchi le maniche, non si metta in un atteggiamento di paura, né si rinchiuda prigioniero della pigrizia, o del pessimismo, o della negligenza. Geremia viene istruito da Dio sulla forza che viene da Dio stesso. Così il suo compito non sarà impossibile. Geremia deve imparare questa lezione: egli non è solo. Non è abbandonato. Non è chiamato per una lotta impari e poi abbandonato. Dio lo sostiene. Geremia rilegge dentro la sua esperienza e capisce questo: le cose che sembravano insormontabili, le cose che sembravano impossibili, sono divenute possibili con l’aiuto di Dio. Isaia ci dice che la speranza consiste in questo, nel darsi da fare per non cedere mai al pessimismo, allo sconforto, alla negatività.
Abacuc
Perché? Perché il giusto non cede mai allo sconforto, al pessimismo, alla negatività in generale? Perché il giusto che ha in sé la virtù della speranza, sa che Dio non permette mai che una sofferenza, o una difficoltà, o una prova durino all’infinito. Il giusto sa che ogni cosa ha un suo termine e sa che Dio non mette alla prova nessuno per un tempo infinito. Nessun uomo sa quanto possano effettivamente durare le cose. Eppure il giusto sa che nessuna cosa dura così a lungo da mettere a repentaglio la vita di nessuno. Ecco perché il giusto “vivrà per la sua fede”, come abbiamo ascoltato. Nei momenti difficili, nei momenti più complessi, il giusto si dà da fare e continua a coltivare dentro di sé tutti quei pensieri che vengono dalla conoscenza di ciò che Dio ha rivelato per capire che ogni cosa ha il suo termine. Abacuc ci dice che la speranza consiste nella capacità di resistere fino a che Dio opererà qualcosa di nuovo e toglierà i suoi dalla fatica e dalla prova nella quale può sprofondare la vita dell’uomo.
Vangelo
Questi due atteggiamenti di speranza vengono riepilogati dal Vangelo. Come in ogni tempo liturgico leggiamo un brano di vocazione. Il Vangelo ci ricorda, con l’atteggiamento pratico dei primi discepoli, che essi, quando furono scelti, compresero che era terminato un tempo della loro vita: il tempo fatto di cose semplici e quotidiane, il tempo fatto di speranze umane, piccole, circoscritte, concrete. Iniziava un tempo nuovo, fatto di altre cose, ricco di altri stimoli, aperto ad altra speranza. Così essi compresero anche che quel loro darsi da fare per il lavoro, per le cose della vita quotidiana, era stato come un apprendistato, come una palestra. Ora quell’esperienza li avrebbe condotti altrove e avrebbe insegnato altre cose. Certo non compresero tutto subito, certo non capirono tutto subito, ma seppero credere ad una speranza che accendeva, ora, il loro cuore. Per questo, semplicemente, si misero in atteggiamento di sequela ed ottennero consolazione per i loro passi.
Meditazione
Quante volte non sappiamo coltivare la speranza!
Certo perché anche per noi è vero che la speranza consiste in un darsi da fare che sconfigge o per lo meno limita la pigrizia, la negatività, l’abbruttimento… quante volte invece proprio noi ci lasciamo prendere da queste cose della vita e non sappiamo coltivare la speranza che è già depositata dentro di noi.
Quante volte ancora non riprendiamo in mano la nostra vita, quando ci sentiamo oppressi, a ragione o esagerando un poco, ricordandoci che anche le cose più tristi, più difficili, più nere hanno un termine! Quante volte proprio noi non siamo consci della bellezza che è inscritta nella nostra vocazione e quante volte ci lasciamo cadere le braccia, non scoprendo, nel darsi da fare quotidiano, non solo una ragione di vita, ma anche una sorgente di speranza.
Ecco, vorrei che tutti, oggi, fossimo capaci di rinnovare la speranza che è dentro di noi, attenendoci a queste indicazioni della Parola di Dio, così potremo iniziare il cammino con grinta e con slancio autentico e vero.
Rifletti
- Quale atteggiamento prevale in me?
- Mi do da fare per coltivare la speranza?
- Cosa faccio quando lo sconforto, la pigrizia, la negatività hanno la meglio? Come tento di reagire?