4 Domenica di avvento – Immacolata concezione
Introduzione
In questa domenica viviamo una stranezza: questa sera stiamo vivendo la vigilia e celebriamo la quarta domenica di avvento, mentre domani vivremo la S. Messa votiva dell’Immacolata esprimendo la lode per Maria. Dopo la ricerca di speranza nella protezione sicura che è la fede, come abbiamo detto la prima domenica, dopo la meditazione sulla speranza che nasce sempre dal perdono, dopo i testimoni autorevoli della speranza che ci hanno guidato anche domenica scorsa con la figura di Giovanni il Battista, credo che questa domenica ci stia dicendo che la speranza nasce anche attraverso le cose normali.
La Parola di Dio
LETTURA Is 4, 2-5
Lettura del profeta Isaia
In quel tempo. Isaia disse: «In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele. Chi sara rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo: quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio, allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione».
SALMO Sal 23 (24)
Alzatevi, o porte: entri il re della gloria.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno. R
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R
Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R
EPISTOLA Eb 2, 5-15
Lettera agli Ebrei
Fratelli, non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato: «Che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi o il figlio dell’uomo perché te ne curi? Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi». Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi»; e ancora: «Io metterò la mia fiducia in lui»; e inoltre: «Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato». Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
VANGELO Lc 19, 28-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».
Vangelo
Chi conosce anche solo un poco la città di Gerusalemme fa poca fatica a comprendere che scene come quella descritta dal Vangelo erano abbastanza normali per la città. Erano sufficientemente normali i cortei chiassosi, era sufficientemente normale l’”osanna” attribuito a qualcuno famoso, era normale che i bambini si infervorassero e partecipassero, a loro modo, a feste di quartiere. Per chi vive la maggior parte del tempo in strada, sono, appunto, cose normali. Come era normale la festa, se pensiamo che siamo nei giorni della Pasqua e, dunque, in un contesto particolarmente gioioso della città. Probabilmente quel giorno nessuno si stupì più di tanto di quell’accoglienza solenne che era stata attribuita a Gesù e gli stessi autori di questa accoglienza, probabilmente, terminata la festa, tornarono alle cose normali della vita, alle preoccupazioni normali dell’esistenza. Quel rito festoso, quell’accoglienza straordinaria, aveva riempito una giornata, ma la vita continuava. Non sanno che quel gesto ha e avrà un valore profetico. Il valore profetico che è legato all’accoglienza di Cristo che certamente riempie di senso e di gioia alcuni momenti straordinari della vita, ma, con molta più normalità, dona senso e speranza ai giorni feriali dell’uomo. Quel giorno chi accolse il Signore trionfalmente aveva grandi speranza. La speranza di un futuro migliore, la speranza di un condottiero che avrebbe ridato a Gerusalemme, alla Palestina, al popolo di Dio un giusto ruolo, un giusto peso, una giusta centralità. Evento straordinario per dire la speranza dei giorni feriali, la speranza delle cose normali, la speranza delle ore più tranquille della vita.
Isaia
Da questo punto di vista si può capire bene anche la prima lettura che, evocando segni antichi, intende attestare che il Signore si stende come una protezione sicura su tutti coloro che lo amano e che lo cercano. Il profeta propone una visione di grande pace e di grande gioia: nella ferialità dei giorni dell’uomo, nella normalità dei giorni di ciascuno si presenterà il Signore, che verrà con il suo Messia a condividere i giorni di ciascuno, perché ogni cosa ma soprattutto ogni uomo, ogni persona possa avvertire la presenza di Dio come una presenza di protezione, una presenza amica, una presenza di pace, una presenza di sicurezza. Sono tutte caratteristiche di cui ha bisogno la vita di ciascuno. A tutti è chiesto di fare spazio, nella fede, al Signore che viene, perché questo si realizzerà in chi crede. L’accoglienza di Dio nelle cose normali, nei ritmi normali della vita, nelle occupazioni normali dell’esistenza, sarà ciò che produrrà gioia per ciascuno. Anche il profeta, dunque, ci invita a guardare con speranza alal ferialità delle cose delal vita, perché è in esse che si apre quella speranza di cui la vita stessa ha bisogno. Senza questa speranza che nasce dalla normalità, non nasce nulla di buono, nulla di vero, nulla di speciale.
Se vogliamo, le due letture insieme, sono un elogio della normalità
La speranza passa attraverso la normalità
Così vorrei che in questa domenica ci soffermassimo a capire anche noi che la speranza nasce ed opera dentro una vita normale, quando si fanno le cose che fanno tutti, quando si sperimentalo le cose che tutti sperimentano. La speranza nasce proprio nelle cose normali per far capire al cristiano che egli è chiamato a cose grandi che passano proprio per il piccolo segno che sono le cose di sempre. Così è proprio del natale. Che cosa c’è di più normale di una famiglia che attende un bambino? Che cosa c’è di più normale del parto di un figlio? Proprio quel Figlio è la Speranza per l’umanità.
Per noi e per il nostro cammino spirituale
Così, per il nostro cammino di fede, credo che sia giusto e doveroso chiederci:
- Che normalità sto vivendo?
- Cosa dico della mia ferialità?
Perché proprio la vita normale, proprio la vita nella quale si fanno le cose di sempre o si vivono, più o meno, le cose che fanno tutti, può diventare, oggi, simbolo di vita banale. Quando avvertiamo di non fare niente di straordinario, cadiamo nel rischio di pensare che la nostra vita sia banale. Dovendoci confrontare sempre con modelli di vita dove sembra contare altro, si rischia di pensare che la vita normale di un uomo, di una donna, di un papà, di una mamma, di un nonno, di una nonna, non serva a niente, sia una vita banale, non ci sia, per essa, alcuna speranza. Invece io credo che le scritture ci stiano dicendo che è proprio nella vita normale che si può aprire una grandissima speranza. Proprio nella ferialità dei giorni si può aprire una speranza di non poco conto.
La speranza che il ripetersi delle cose non sia solo routine, ma generi vita.
La speranza che il bene che si compie nei giorni feriali non sia solo un modo per stare al mondo, ma sia davvero occasione per testimoniare quello che abbiamo nel cuore.
La speranza che, proprio nei giorni feriali, ci sia una benedizione di Dio che ci accompagna. Anche quando non la avvertiamo, anche quando non la chiediamo. Anche quando, perfino, ci dimentichiamo di Dio, perché accade così. Accade che, presi dalle cose del giorno, noi tutti ci dimentichiamo di Dio. Dio no. Dio non si dimentica di seguirci anche nella nostra normalità e fa in modo che le cose che viviamo siano sempre e comunque tutte realtà che hanno un senso, che hanno uno scopo, che hanno un perché. Tutti questi pensieri possono trovare posto in noi e possono dare un senso alla nostra vita solo se noi sapremo vivere i giorni feriali con speranza. La speranza che nasce, come per Maria, alla quale vogliamo già pensare in questa vigilia della festa, come donna della speranza feriale. Lei che ha riempito la vita di Nazareth con la speranza. Lei che ha saputo vivere le cose normali di donna del suo tempo con la speranza. Lei che, compia delle speranze piccole che aveva, ha saputo accogliere la grande speranza, la speranza che Dio le aveva messo nel cuore, la Speranza che è Gesù Cristo. Anche Maria, che ha saputo vivere quella speranza con la normalità di una vita modesta, ci insegnano che sarà così anche per noi. noi potremo vivere di speranza se e solo se vivremo i giorni feriali della vita con la preghiera. È nella forza della preghiera che scopriremo la vicinanza di Dio, è nella forza della preghiera che sentiremo la speranza alla quale Dio ci chiama.
In questo sabato chiediamo al Signore questa grazia, perché le cose normali a cui attendiamo ci facciano scoprire la presenza della protezione di Dio, che è sempre accanto a noi e ci guidino a camminare nella gioia e nella pace del Natale e del Giubileo che si fanno sempre più concreti e vicini a ciascuno di noi.