Giovedì 12 dicembre

Settimana della 4 domenica di Avvento – Giovedì

La spiritualità di questa settimana

Nella giornata odierna vogliamo guardare anche alla consolazione che offre la Beata Vergine Maria, non solo perché abbiamo appena celebrato la solennità dell’Immacolata, ma soprattutto perché oggi ricordiamo la Vergine di Guadalupe. Anche se non è un punto di riferimento per noi, anche se non è una devozione diffusa, guardiamo con ammirazione a questa rivelazione fondamentale per il continente sud americano.

La Parola di questo giorno

GEREMIA 16, 19-21
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Geremia disse: «Signore, mia forza e mia difesa, mio rifugio nel giorno della tribolazione, a te verranno le genti dalle estremità della terra e diranno: “I nostri padri ereditarono soltanto menzogna, e nullità che non giovano”. Può forse l’uomo fabbricarsi i propri dèi? Ma quelli non sono dèi! “Perciò, ecco, io faccio loro conoscere questa volta la mia mano e la mia forza. Essi sapranno che il mio nome è Signore”».

SALMO Sal 15 (16)

Il Signore è mia eredità e mio calice.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene». R

Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R

Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R

PROFETI Zc 10, 6-9
Lettura del profeta Zaccaria

Così dice il Signore Dio: «Io rafforzerò la casa di Giuda e renderò vittoriosa la casa di Giuseppe: li ricondurrò, poiché ne ho avuto pietà; saranno come se non li avessi mai ripudiati, poiché io sono il Signore, loro Dio, e li esaudirò. Saranno come un eroe quelli di Èfraim, gioirà il loro cuore come inebriato dal vino, i loro figli vedranno e gioiranno e il loro cuore esulterà nel Signore. Con un fischio li chiamerò a raccolta, quando li avrò riscattati, e saranno numerosi come prima. Dopo che li avrò dispersi fra i popoli, nelle regioni remote si ricorderanno di me, vi alleveranno figli e torneranno».

VANGELO Mt 21, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».

Geremia

I profeti non solo hanno una rivelazione da donarci, una parola che illumina da condividere. Essi si pongono anche come punto di riferimento imprescindibile per il nostro cammino. A suggerirci questa piccola meditazione è la parola di Geremia di oggi che ci proponeva quella che è stata una sua preghiera. “Signore, mia forza, mia difesa, mio rifugio nella tribolazione”. Non sono solo parole bellissime, ma ci dicono cosa ha vissuto il profeta. Nei giorni difficili, che non sono mancati anche a lui come ad ogni uomo, nei giorni complessi, che sono dentro ogni storia spirituale, ecco cosa ha fatto il profeta: ha invocato Dio rifugio, Dio aiuto, Dio protezione. Per continuare la meditazione sul tema della settimana potremmo dire che Geremia è assolutamente persuaso che Dio è l’aiuto dall’alto di cui ciascuno ha bisogno. Dio è sempre sponda, aiuto, sostegno. Il profeta ci dice di avere sperimentato lui per primo questa verità, essendosi rivolto a Dio come aiuto, sostegno incrollabile, riparo sicuro. Il profeta non ci riporta solo la sua preghiera, ma ci comunica anche quello che, in qualche modo, ha sentito come risposta di Dio. “Essi sapranno che il mio nome è Signore”. È una parola molto diffusa nel Primo Testamento e che Geremia prende e fa sua. Dire queste parole significa scoprire che Dio si propone come punto di riferimento incrollabile. Geremia comunica di avere sentito questa certezza, di averla fatta sua, lui che la conosceva bene perché parte delle Scritture da lui continuamente meditate. Geremia ci sta dunque dicendo che ad una preghiera particolarmente intensa corrisponde sempre una risposta di Dio. Risposta da sentire in vario modo, eppure realissima.

Zaccaria

Anche il profeta Zaccaria ci ha donato una parola che va nella stessa direzione. Parlando a nome di Dio, il profeta dice: “Io li ricondurrò… io ho avuto pietà… gioirà il loro cuore come inebriato dal vino… saranno più numerosi di prima…”.  Sono tutte parole non solo molto dolci, ma anche assolutamente piene di speranza. Zaccaria ci dice che nella storia della salvezza si alternano diverse fasi. C’è anche la fase in cui si è ridotti ai minimi termini e nella quale occorre sopportare numerose fatiche. Dopo questa fase di purificazione viene, però, una fase di ricostruzione. Questo motiva il senso della sua speranza, il senso della sua resistenza. Potremmo intitolare queste parole: la confessione di un profeta. Zaccaria parla a titolo personale, ci dice come lui ha atteso questo aiuto dall’alto che ha riacceso in lui la speranza. Al tempo stesso ci dice come tutti possiamo fare la medesima cosa, come tutti possiamo attendere la medesima realizzazione. Dio consola sempre il suo popolo. Questo è la fonte della sua certezza.

Vangelo

L’esempio del fico seccato è sempre un po’ inquietante. Più che essere un segno di consolazione ci sembra una pagina di maledizione, che ci fa essere un po’ scaramantici: meglio non scontentare il Signore. Di per sé, però, questa parola è molto consolante, perché parla dell’efficacia della preghiera, ovvero di come noi tutti possiamo trarre speranza da quella consolazione che Dio offre all’uomo nell’orazione. La preghiera è sempre consolante, è un aiuto che ci fa chiedere all’alto, a Dio, un sostegno.

Meditazione

Vi propongo oggi non solo di sostare su queste parole, ma di ripeterle. Potrebbe essere molto utile per la nostra speranza, ripetere le parole di Geremia: “Signore, mio aiuto, Signore mio sostegno, Signore mia forza”. Se avete memoria sono anche le parole di molti salmi. Questi indizi ci dicono come si vive una preghiera. Una preghiera è sempre momento in cui ci appelliamo a Dio come fonte di consolazione, di forza, come sostegno. Se abbiamo vissuto bene queste settimane di riflessione e di preghiera sulla speranza, credo che tutti possiamo vivere bene questo genere di richiamo alla preghiera. Così che, invece di sprecare tante parole, possiamo rivolgerci a Dio con le parole che la Parola ci ha suggerito, insegnato, messo nel cuore. Anche noi cerchiamo di farle nostre, non solo ripetendole, ma disponendoci a sperimentare quello che effettivamente esse dicono. Lasciamoci guidare anche dall’ammirazione, forse anche dalla commozione che Geremia ha suscitato in noi, dicendoci come lui ha pregato per ottenere una consolazione dall’Alto.

Rifletti

  • Ho mai pregato con queste parole del profeta?
  • Quando ho sperimentato anch’io le realtà che il profeta indicava?
  • Come posso vivere bene una preghiera fatta di queste parole ed immagini?
2024-12-06T15:30:17+01:00