Venerdì prima dell’Epifania
La spiritualità di questa settimana
Anche in questo giorno che segue l’ottava del Natale, ci concentriamo sull’Epistola, per cercare nuovi segni di speranza, anche alla luce del nuovo anno giubilare appena aperto.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dn 2, 36-47
Lettura del profeta Daniele
In quei giorni. Daniele disse: «Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. Tu, o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza, la forza e la gloria. Dovunque si trovino figli dell’uomo, animali selvatici e uccelli del cielo, egli li ha dati nelle tue mani; tu li domini tutti: tu sei la testa d’oro. Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. Ci sarà poi un quarto regno, duro come il ferro: come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma ci sarà in esso la durezza del ferro, poiché hai veduto il ferro unito all’argilla fangosa. Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, ciò significa che una parte del regno sarà forte e l’altra fragile. Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa. Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per intervento di una mano, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione». Allora il re Nabucodònosor si prostrò con la faccia a terra, adorò Daniele e ordinò che gli si offrissero sacrifici e incensi. Quindi, rivolto a Daniele, gli disse: «Certo, il vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai potuto svelare questo mistero».
SALMO Sal 97 (98)
Esultiamo nel Signore, nostra salvezza.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R
EPISTOLA Col 1, 1-7
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, ai santi e credenti fratelli in Cristo che sono a Colosse: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro. Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, continuamente pregando per voi, avendo avuto notizie della vostra fede in Cristo Gesù e della carità che avete verso tutti i santi a causa della speranza che vi attende nei cieli. Ne avete già udito l’annuncio dalla parola di verità del Vangelo che è giunto a voi. E come in tutto il mondo esso porta frutto e si sviluppa, così avviene anche fra voi, dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità, che avete appreso da Èpafra, nostro caro compagno nel ministero: egli è presso di voi un fedele ministro di Cristo.
VANGELO Lc 2, 36-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
La speranza secondo San Paolo
Leggiamo oggi l’inizio della lettera ai Colossesi.
Anzitutto ci concentriamo sull’inizio della lettera che non è molto differente da quello di altre lettere. Questi saluti appaiono sempre un po’ formali, ma, in realtà, sono già un’espressione di fede. “Grazia e pace” non sono un saluto qualsiasi, nemmeno un modo di dire. È un’espressione profonda. La pace, anzitutto, è il dono che l’apostolo porta in ogni sua visita e con ogni sua benedizione. È la pace di Dio che viene augurata. È la pace che viene scambiata tra i membri della Chiesa che si scoprono operatori di pace nel nome del Signore e nella sequela dell’unico Vangelo di Cristo. È la pace del cuore, che ogni anima sperimenta quando si lascia abbracciare da Dio.
La grazia è il frutto della benedizione di Dio in ogni singola coscienza. In ogni anima che si dispone all’incontro con Cristo nasce una speciale grazia. Dio si manifesta ad essa con doni sublimi, speciali, adatti al cammino che quest’anima sta facendo.
Dunque la grazia e la pace sono già due realtà molto specifiche che accendono, nel cuore dell’apostolo, una viva speranza. La speranza che il cammino cristiano che si sta facendo insieme sia davvero occasione per vivere un avvicinamento vero e serio a Dio.
Un ulteriore e più specifico motivo di speranza che San Paolo nutre verso i Colossesi, è dato dalla fede. La fede che viene professata insieme, la fede che viene celebrata nella comunità, la fede che diventa il vincolo che unisce tutti i fratelli, diventa occasione, per San Paolo, di gioire. Non solo di gioire per quello che c’è, ma anche di sperare per il futuro. Paolo è sicuro che l’opera di Dio continuerà anche nella Chiesa dei Colossesi, perché Dio non abbandona mai coloro che si affidano a Lui.
Infine, come già dicevamo ieri, sono anche le persone concrete che danno a Paolo motivo di speranza. Tra queste anche Epafra, che si è rivelato “fedele compagno nel ministero” perché, condividendo le fatiche apostoliche, è diventato segno di speranza per quella Chiesa e per la Chiesa intera.
Meditazione
Quello che San Paolo ha detto ai Colossesi vale anche per noi.
Anzitutto per ciascuna nostra anima. Noi siamo qui a rinnovare il nostro incontro con Cristo e la nostra adesione a Cristo. Questa Messa, la lettura della Parola di Dio che stiamo condividendo in modo del tutto singolare e particolare, diventano, per noi tutti, motivo di speranza. Anche noi siamo qui per ricevere una grazia singolare, particolare, che inerisce il cammino che sta facendo la nostra anima. Disponendoci all’ascolto della Parola di Dio e accostandoci alla Santa Eucarestia, la nostra anima trova quel nutrimento perfetto che le permette di camminare nella direzione che le viene concretamente chiesta.
Già questo dovrebbe lasciarci nella pace. La consapevolezza di fare un cammino cristiano dovrebbe lasciare in noi un sentimento di pace profonda. La celebrazione, poi, con altri fratelli e sorelle di fede che compiono il medesimo cammino, lascia ancor più nella pace, perché siamo certi che a ciascuno viene data quella grazia particolare che spinge avanti il suo cammino.
Infine è verissimo che anche noi, come già dicevamo ieri, abbiamo molti collaboratori nell’opera di evangelizzazione. Questo segno deve far dire anche a noi che la fede è viva, che la Chiesa è viva. I segni di questa vivacità devono sostenere il cammino di tutti, perché è nella consapevolezza di questa verità che tutti noi possiamo trovare nuovo slancio e nuova forza per il cammino.
Mentre ci sentiamo in cammino verso la solennità dell’Epifania, che è il culmine di queste feste natalizie, approfondiamo la nostra speranza. Siamo certi che il Signore cammina accanto a noi, ci sostiene con la sua benedizione, dona segni sempre nuovi della sua presenza e del suo amore.