Giovedì 27 marzo

Settimana della terza domenica di quaresima – Giovedì

Introduzione

Può essere che il tema che le Scritture ci assegnano oggi sia un poco più difficile del solito. Ma Quaresima è tempo di conversione, di sosta, di attenzione anche alle realtà più complesse della vita.

La Parola di questo giorno

GENESI 23, 2-20
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Sara morì a Kiriat-Arbà, cioè Ebron, nella terra di Canaan, e Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla. Poi Abramo si staccò dalla salma e parlò agli Ittiti: «Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via il morto e seppellirlo». Allora gli Ittiti risposero ad Abramo dicendogli: «Ascolta noi, piuttosto, Signore. Tu sei un principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti proibirà di seppellire il tuo morto nel suo sepolcro». Abramo si alzò, si prostrò davanti al popolo della regione, davanti agli Ittiti, e parlò loro: «Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Sicar, perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all’estremità del suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà sepolcrale in mezzo a voi». Ora Efron stava seduto in mezzo agli Ittiti. Efron l’Ittita rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Ittiti, quanti erano convenuti alla porta della sua città, e disse: «Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il tuo morto». Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza del popolo della regione. Parlò a Efron, mentre lo ascoltava il popolo della regione, e disse: «Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, così là seppellirò il mio morto». Efron rispose ad Abramo: «Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di quattrocento sicli d’argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto». Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò a Efron il prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Ittiti, cioè quattrocento sicli d’argento, secondo la misura in corso sul mercato. Così il campo di Efron, che era a Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo limite passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Ittiti, di quanti erano convenuti alla porta della città. Poi Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nella terra di Canaan. Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Ittiti ad Abramo in proprietà sepolcrale.

SALMO Sal 118 (119), 81-88

Mostrami, Signore, la luce del tuo volto.

Mi consumo nell’attesa della tua salvezza,
spero nella tua parola.
Si consumano i miei occhi per la tua promessa,
dicendo: «Quando mi darai conforto?». R

Io sono come un otre esposto al fumo,
non dimentico i tuoi decreti.
Quanti saranno i giorni del tuo servo?
Quando terrai il giudizio contro i miei persecutori? R

Mi hanno scavato fosse gli orgogliosi,
che non seguono la tua legge.
Fedeli sono tutti i tuoi comandi.
A torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto! R

Per poco non mi hanno fatto sparire dalla terra,
ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.
Secondo il tuo amore fammi vivere
e osserverò l’insegnamento della tua bocca. R

PROVERBI 11, 23-28
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, la brama dei giusti è solo il bene, la speranza degli empi è la collera. C’è chi largheggia e la sua ricchezza aumenta, c’è chi risparmia oltre misura e finisce nella miseria. La persona benefica prospererà e chi disseta sarà dissetato. Chi accaparra il grano è maledetto dal popolo, la benedizione sta sul capo di chi lo vende. Chi è sollecito del bene incontra favore e chi cerca il male, male gli accadrà. Chi confida nella propria ricchezza cadrà, i giusti invece rinverdiranno come foglie.

VANGELO Mt 6, 25-34
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Meditazione

In quei giorni Sara morì nella terra di Kiriat – Arbà

Chi è sollecito nel bene incontra favore

Non preoccupatevi per la vostra vita

Forse, appunto, il tema di oggi è difficile, perché è sempre difficile pensare alla morte. Eppure la sapienza della Chiesa ha sempre legato il tema di Quaresima con la meditazione alla morte. “Memento mori”, ricordati che devi morire. Lo dicevano gli antichi non tanto per essere scaramantici e nemmeno per minacciare, ma per invitare tutti a capire cosa vale davvero la pena di vivere, di scegliere, di fare nel corso della vita.

Ce lo dice Abramo, che vive l’esperienza triste che vivono moltissimi tra noi, della morte del proprio coniuge. Abramo ha molto amato Sara. Ha condiviso con lei giorni buoni e belli, ma anche giorni difficili e tempestosi. È stata l’anima della sua vita. Ora, da vecchio, deve vedere la sua morte. Era finissima la narrazione della Genesi, che ci ha parlato del “distacco” che Abramo ha dovuto vivere, non meno della preoccupazione del patriarca per la sua sepoltura. Prendersi cura dei morti è stato, da sempre, un momento di grandissima pietà e di fortissima vicinanza di famiglia. Abramo vive la morte di Sara, ma pensa anche all’esito della sua vita. Sa bene che, di lì a poco, anche lui dovrà lasciare la terra. Di che cosa si preoccupa Abramo? Solo di dare onesta sepoltura alla moglie. Non possiede ancora nulla della terra promessa. Non vede molto di quella promessa che lo aveva guidato per tutta la vita. Ecco il perché dell’acquisto – ad un prezzo carissimo – di uno spazio per dare sepoltura a Sara. Ma a colpire non è tanto l’atteggiamento di Abramo, che è già stato imitato da moltissimi uomini e donne di tutti i tempi, quanto il suo atteggiamento interiore. Egli, lo diceva chiaramente il testo, è uno che “vive da nomade”. Non tanto e non solo per il suo stato di vita, ma perché Abramo vive inserito in una rara consapevolezza della precarietà. Precarietà dell’esistenza: Abramo sa bene di non essere eterno. Precarietà della vita: tipico dei nomadi, non si ha mai un posto dove sostare per sempre. È tutta la vita di Abramo che è stata precaria, è tutta la vita di Abramo che è stata nomade. Precarietà degli affetti: come tutti coloro che vivono il carisma matrimoniale, Abramo sapeva benissimo che uno dei due sarebbe rimasto, un giorno, solo. Per questo, vivendo queste diverse forme di precarietà, Abramo si prepara alla morte. Anche la morte di Sara diventa, per lui, occasione per riflettere sulla precarietà della vita, degli affetti, delle cose. Così Abramo acquista ancora maggiore saggezza, mentre invecchia attendendo il suo giorno.

Anche su questo tema interviene il Signore. Dio è amante della vita, perché è autore della vita. Eppure Gesù insegna a vivere con distacco non solo dalle cose, ma anche dalla vita in sé. Il credente ama la vita perché dono di Dio, ma non ne fa un suo possesso, né, tantomeno, si ritiene padrone della vita degli altri. Gesù insegna ad avere fede in Dio, che è il Dio che promette la risurrezione, la vita in lui, l’Eternità. Abramo è molto prima di questa rivelazione, non ha potuto avere questa fede che è stata insegnata dal Signore Gesù. Eppure vive il medesimo distacco dalla vita, accolta come dono, vissuta con intensità, ma anche rimessa nelle mani di Dio. Chi vive così, come insegna il Signore, non si preoccupa delle cose, ma si preoccupa di avere una vita santa. Chi vive la vita come pellegrinaggio, come ha fatto Abramo, non si preoccupa di cosa possedere, di cosa lasciare, di come vivere le realtà del tempo. Piuttosto si preoccupa di avere una vita giusta e santa, una vita che abbia un suo sapore, una vita che abbia un suo spessore, una vita che non sia limitante, ma illimitata nello Spirito, una vita che tenda alla visione del volto di Dio, vera luce alla quale guardare con la forza dell’amore. L’amore di Dio che viene riversato nei cuori perché si abbia stabilità e pace in Lui.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Penso mai alla morte?
  • Come vivo la mia esistenza in vista di questa fine?
  • Come sto insegnando ad affrontare il tema anche ad altri?

Credo che sia davvero bello, significativo, intelligente, ritornare a quella sapienza dei nostri vecchi che avevano sempre in mente che “dovevano morire”. Non per esorcizzare il problema attraverso il ricordo, ma per imparare come vivere bene il tempo che ci viene dato, senza enfatizzare nessun bene della vita: la salute, gli affetti, i beni materiali. Non perché queste cose non contino, anzi contano moltissimo, ma vivendo come uno che ha da “rendere conto”. La spiritualità del pellegrino, la spiritualità di Abramo, la spiritualità anche nostra, in questo anno giubilare, dovrebbe essere proprio questa: la spiritualità di chi si prepara a morire. I sapienti ci ricordano che anche questa è sapienza. È sapienza il pensare come uscire dall’esistenza, è sapienza pensare a cosa vorremmo realizzare prima di abbandonare questa vita, è sapienza anche il cercare di vivere con attenzione i giorni che ci vengono donati, per non perdersi in essi. Siamo, lo sappiamo tutti benissimo, in un’epoca che censura la morte, che ha il desiderio di una vita lunga, che fa di tutto perché la qualità della vita possa essere buona. Anche noi siamo figli di questo tempo e non possiamo pensare di non risentire di queste istanze che, anzi, giungono prepotenti anche in noi. Quale il nostro compito in un momento così caratterizzato? Specialmente a partire da questo anno giubilare, io credo che sia doveroso generare speranza: speranza di vita eterna, speranza nell’incontro con Dio, speranza nel Giudizio che il Signore esprimerà sulle nostre vite. Vive questa speranza chi ha la spiritualità del pellegrino, chi sa vivere in attesa, chi non assolutizza niente e sa vivere sempre in riferimento a ciò che il Signore ha promesso. Vive questa spiritualità chi fa come Abramo, che sa rimettersi nelle mani di Dio, costi quello che costi!

Penso che sia davvero forte il richiamo che la Quaresima sta facendo a ciascuno di noi, ovvero il richiamo a vivere in vista della morte, con distacco non solo dalle cose, ma anche dalla stessa vita. Se siamo figli della promessa dell’eternità, non dovremmo davvero vivere come pellegrini che attendono la vita eterna? Se veramente siamo figli di Dio, non tocca noi, per primi, vivere in attesa del giorno che verrà e della manifestazione del Signore?

Suggerirei a tutti di fare in modo che questa Quaresima sia tempo utile per riflettere sulla morte e per trovare quella dimensione di vita che più ci permette di sperimentare la perenne e permanente promessa di Cristo: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” – in questo tempo – “Io sono la risurrezione e la vita”, per il tempo che verrà.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio invito a pregare il Rosario come forma di preghiera di tutta la settimana, vivendo questa preghiera come illuminazione per meditare i misteri della morte del Signore e per gustare la promessa della risurrezione.

2025-03-21T22:26:58+01:00