Mercoledì 23 aprile

Mercoledì della settimana in albis

Introduzione

Siamo al quarto giorno dell’ottava di Pasqua e siamo tutti ancora immersi in questa spiritualità di gioia che siamo chiamati a trasformare in speranza, per il nostro cammino di vita in questo anno giubilare.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 5, 12-21a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti. Si levò allora il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica. Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.

SALMO Sal 33 (34)

Liberaci, Signore, da ogni paura.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

EPISTOLA Rm 6, 3-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

VANGELO Lc 24, 13-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Meditazione

Molti segni e prodigi avvenivano tra il popolo

Anche noi possiamo camminare in una vita nuova

Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele

Quando la speranza che si attende non è quella che si realizza. Credo che potrebbe essere proprio questo il titolo da dare alla nostra riflessione. Perché è un’esperienza che abbiamo fatto tutti, credo. Tutti abbiamo sperato che, per diversi contesti di vita, si realizzasse qualcosa. Forse un nostro sogno, forse un nostro modo di vedere le cose, forse un modo per interpretare la realtà. Sta di fatto che tutti abbiamo atteso che si realizzasse qualcosa che avevamo nel cuore, qualcosa alla quale credevamo sommamente. Credo che tutti, per come è la vita, per come va la vita, ci siamo poi dovuti arrendere quando abbiamo visto che non capitava proprio quello che avevamo nel cuore e che, anzi, succedeva che si realizzava proprio il contrario. Credo che tutti abbiamo provato grandissima delusione in questi momenti. Come i discepoli di Emmaus, che se ne vanno tristi perché non si è realizzato quello che avevano in mente. Se ne vanno stanchi e sfiduciati, ma senza aver perso la loro fiducia e la loro speranza in Dio. La loro fiducia: sanno che Dio farà qualcosa, anche se stanno camminando per strade diverse da quelle pensate. La loro speranza, perché essi sanno molto bene che, anche se dovranno avere a che fare con molte cose difficili dell’esistenza, sarà proprio a partire da esse che si realizzerà anche la loro gioia. I discepoli di Emmaus sanno queste cose, ma iniziano a viverle quando, invece di stare ripiegati su sé stessi, invece di scappare lontano, capiscono che il loro compito è quello di abitare quella situazione difficile. Il loro compito è quello di continuare a meditare sulle parole del Signore che sono date anche per accompagnare la loro esistenza. Solo quando metteranno le loro delusioni, i loro pensieri e anche quella loro fuga lontano dalla città sotto la luce del pane spezzato, allora capiranno. Capiranno che devono far rifiorire in loro la speranza, capiranno che non devono allontanarsi da Gerusalemme, capiranno che il loro compito sarà quello di stare accanto a chi il Signore vorrà con la luce di quel Vangelo che egli ha rivelato.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Pretendo di capire sempre tutto senza la luce della fede?
  • Come abito il mio tempo?
  • Da che cosa fuggo io?

Il brano dei discepoli di Emmaus intende insegnare anche a ciascuno di noi che tutti possiamo avere dubbi, difficoltà, smarrimenti. Il cammino di fede è fatto anche di queste cose e accompagna anche questi momenti dell’esistenza. Eppure ciò che è chiesto a noi è continuare a mettere tutte queste cose sotto la luce e nella grazia dell’Eucarestia, il Sacramento del pane spezzato. Il brano dei discepoli di Emmaus ci obbliga a prendere coscienza del fatto che non tutte le nostre speranze si realizzano, non tutte le nostre attese si realizzano, ma questo non è importante. Questo non conta! Conta solo che noi decidiamo di lasciarci accompagnare anche in queste esperienze di vita dalla presenza del Signore risorto, che, come ai discepoli di Emmaus, propone la forza del pane spezzato e del calice benedetto. È esattamente quello che stiamo facendo. Noi siamo qui a spezzare il pane per dire che vogliamo trarre forza da questo alimento. Noi siamo qui per dire che occorre essere pronti a ricevere da Dio quella forza che serve per passare oltre le disillusioni della vita e continuare a camminare nella luce dello Spirito di Dio verso quelle mete che il Signore ha preparato per noi. Noi siamo qui a dire che occorre forza per continuare a vivere la ricerca del volto del Signore che passa anche attraverso le realtà difficili della vita, come fecero anche i discepoli di Emmaus. Non dobbiamo perderci d’animo quando vediamo che non si realizza quello che abbiamo nel cuore. Non dobbiamo stupirci se non si realizza quello che pensiamo noi, né pensare che Dio non ci ascolta. Dio ci ascolta, eccome! Forse potremmo aver sbagliato le cose da chiedere! Personali o comunitarie che siano! Ecco perché conviene chiudersi sempre in silenzio, davanti all’Eucarestia, e lasciare che sia proprio dalla contemplazione di questo pane e di questo calice che possiamo ri-attingere quella speranza che deve irraggiare su tutti i nostri giorni. Vorrei che l’esperienza dei discepoli di Emmaus che sanno riaccendere la loro fiducia in Dio grazie all’Eucarestia, fosse proprio anche la nostra esperienza. Ci attiri a sé il Signore, che nell’Eucarestia chiama, sprona, sostiene, consola il suo popolo.

Esercizio per questo giorno di gioia

Partecipo alla S. Messa chiedendo al Signore di rendere più forti le mie speranze oltre qualsiasi disillusione della vita.

2025-05-01T23:33:00+02:00