3 dopo Pentecoste
Introduzione
- Perché il male ci attira?
- È possibile liberarci dal male?
Sono le domande di sempre e, quindi, anche le nostre. Le domande che questa liturgia vuole, in qualche modo, farci rispolverare, perché possiamo continuare quel cammino che è necessario compiere perché ci sia più verità e più fede.
La Parola di Dio
LETTURA Gen 3, 1-20
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà». All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
SALMO Sal 129 (130)
Il Signore è bontà e misericordia.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R
EPISTOLA Rm 5, 18-21
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, come per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. La Legge poi sopravvenne perché abbondasse la caduta; ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Amen
VANGELO Mt 1, 20b-24b
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
Il male attraente
Lo sappiamo molto bene: il racconto non è storico, è, appunto, un racconto. Eppure, con suoi simboli, con le sue narrazioni, ci dice una verità che è da sempre e per sempre. Il male, in qualche modo, ci attira, ci affascina, apre una breccia nel nostro cuore. Lo sappiamo bene che alcune realtà sono malvagie, non portano alcun bene, fanno soffrire. Eppure, nonostante tutto, le scegliamo, le facciamo nostre, le eleggiamo. Perché? La scrittura celo dice con una riflessione molto velata: è il mistero della tentazione. C’è un mistero della tentazione, talvolta molto evidente, talvolta molto meno percepibile che si insinua nel cuore delle persone, che porta a determinare i pensieri in una certa direzione, che porta verso quelle dimensioni del peccato che sono alla nostra portata. È un mistero che affascina, è un mistero al quale non è possibile sempre resistere. È un mistero che grava sul cuore dell’uomo e che, per quanto si faccia, non potrà mai essere del tutto debellato, non potrà mai essere del tutto annientato, sarà sempre accovacciato alla porta del cuore, come dice la Genesi, pronto ad entrare ogni volta che non vigiliamo a sufficienza. È il mistero del male attraente. È il mistero dell’attenzione che affascina. È il mistero della libertà che vorrebbe, sempre, autodeterminarsi, senza ascoltare quella parola che, invece, è salvezza.
Decidere il bene e il male
Tentazione che, poi, si fa più forte e radicale, perché anche noi, come tutti gli uomini, non solo sentiamo il fascino di alcune tentazioni, ma vorremmo giungere, molto più in profondità, a decidere noi cosa sia bene e cosa sia male, autodeterminandoci. Vorremmo essere noi gli arbitri del bene e del male senza interferenze di nessuno o di nessuna realtà. Vorremmo anche essere noi gli arbitri della stessa vita, come dice molto bene il testo, illudendoci che nelle tentazioni, nel male scambiato come bene, ci fosse una promessa di immortalità. Non ci rendiamo conto che, in tutte queste esperienze di peccato, invece di trovare la libertà, invece di allungare la vita, troviamo la morte dell’anima, perché ogni esperienza di peccato, in qualche modo, segna la nostra esistenza e ci porta sempre più lontano da Dio, lontano dalla sorgente della vita, non si può sperimentare né il bene né la vita, esse sono solo accanto a quel Signore che il mistero della tentazione vorrebbe cancellare dalla nostra coscienza.
La tentazione dello “scaricabarile”
Tentazioni che, poi, aprono ad un’altra tentazione: quella di dare la colpa a qualcuno, a qualche cosa, a qualche circostanza. Quando si compie il male, raramente diciamo che è nostra scelta e nostra responsabilità. Più frequentemente diciamo che è colpa di qualcuno o di qualcosa, di qualche persona che ci ha indotto in tentazione o di qualche circostanza che non poteva essere arginata. Ogni volta che compiamo il male c’è il tentativo di autoassolversi o di dire che, comunque, noi non c’entriamo più di tanto. È sempre colpa di qualcuno di esterno. Ignorando così che il mistero della colpa, abita proprio in noi, vorremmo fare in modo di dire che il mistero del male è sempre fuori di noi e viene da altro rispetto a noi. La scrittura, invece, senza mezzi termini, ci smaschera e ci ricorda che il male fatto, il male pensato, il male progettato, è, sempre e comunque, frutto della nostra decisione. Non esiste autoassoluzione. Non esiste attribuzione di colpa che tenga. La responsabilità è sempre di chi lo compie, del suo cuore malato, del suo occhio perverso, della sua intelligenza deviata.
Il male del mondo
Così accade che il male del mondo aumenti. Così accade che gli uomini, invece di dirigersi verso il loro bene e verso la fonte della loro felicità, rovinino, proprio con il male che essi stessi compiono, la vita loro e di tutti, la vita in generale. Accade che ci siano persone che rovinano al vita degli altri perché non sanno cosa fare della propria. Accade che scelte peccaminose di alcuni rovinino la vita anche di altri. Su tutto, però, non sta la maledizione di Dio ma, al contrario, la sua benedizione. Il Signore entra nella storia per proteggere l’uomo che si allontana sempre da Lui.
La vicinanza in Cristo
Questa vicinanza è quella di Cristo. Questa vicinanza è quella mostrata in Gesù. Come era stato promesso a Giuseppe. Solo il Cristo, che entra nella storia anche grazie alla collaborazione silenziosa di Giuseppe, è l’Emmanuele, il Dio con noi, Colui che salva non solo il suo popolo ma tutti gli uomini, dal peccato del mondo. Non esiste altra scelta. Non esiste alternativa. L’unica via attraverso la quale si trova la redenzione, è quella di Cristo. Non l’autoassoluzione salva. Non l’attribuzione delle colpe salva. Salva solo Cristo, il Figlio di Dio, l’Emmanuele venuto a redimere il suo popolo dai suoi peccati. Così la vera libertà è solo la libertà che si gioca nella direzione di Cristo.
Guardare a Cristo
Come si esce dal mistero della tentazione? Come si attua quella vicinanza dell’Emmanuele che ci è stata promessa? solo guardando a Cristo. Solo tenendo lo sguardo fisso su di lui che porta la vita, la redenzione, l’eternità, come ci ha detto San Paolo, si esce dal mistero della tentazione che rovina le nostre vite. Come il peccato entra nel cuore dell’uomo a causa del peccato originale, così entra nel cuore dell’uomo anche il mistero della redenzione, che ci riporta sulla strada di Dio, che ci riporta verso Cristo. È il cuore del messaggio evangelico, è il cuore dell’invito di San Paolo non certo solo di questo giorno ma di tutti i suoi scritti. È solo in Cristo, fondatore, autore, perfezionatore della nostra fede che noi tutti possiamo avere gioia e salvezza.
Per noi e per il nostro cammino
Credo che anche noi siamo tutti invitati a riflettere non tanto sul mistero della tentazione in generale, ma sul mistero della tentazione che è in noi. Oggi siamo invitati a riflettere non su come, in generale, l’uomo si autogiustifichi o dia la colpa ad altri per il suo male, ma su come noi siamo partecipi di questa dinamica che riguarda tutti e, quindi riguarda anche noi. Oggi credo che sia un bene per tutti fermarci per capire che il mistero del male occupa il cuore di ciascuno, la mente di ciascuno, il pensiero di ciascuno. Per liberarcene è doveroso che noi iniziamo a guardare a Cristo. È questo il messaggio di speranza che nasce dal giubileo che stiamo vivendo. È questo il messaggio di consolazione che viene dall’esperienza spirituale che stiamo tutti conducendo insieme.
Iniziamo a chiedere questa grazia per fare davvero in modo che ci sia attenzione al cammino di speranza che ci viene continuamente sollecitato e proposto.
Un rinnovato amore per Pietro
Oggi, infine, è anche la domenica di San Pietro e Paolo, che noi celebriamo solennemente in questa Chiesa e che rimandiamo a domani per le celebrazioni liturgiche più particolari. Oggi tutti siamo invitati a guardare a Roma, al Vaticano, che non solo un luogo ma la custodia della memoria degli apostoli e, quindi, il centro della nostra fede e del nostro credere. Cosa significa per noi guardare a Pietro, cioè al Papa?
Avere un punto di unità. Noi guardiamo al Papa perché ci sentiamo tutti parte ci una chiesa, tutti parte di un unico gregge, tutti parte di un unico popolo. Troviamo unità in Pietro e nei suoi successori. Troviamo unione nella figura di Pietro.
Avere un punto di riferimento. Guardare a Pietro e ai suoi successori significa anche avere un punto di riferimento sicuro e determinante nel cammino di tutti; se non vogliamo incorrere in quella pericolosa autodeterminazione di cui ci hanno parlato le scritture, ecco il dovere di guardare a Pietro e ai suoi successori, come punto di sicuro riferimento. In molti campi noi da soli non sappiamo nemmeno bene cosa dire, cosa fare, cosa pensare. Abbiamo bisogno di una guida sicura. Questa guida sicura ci viene offerta proprio in San Pietro che guida il cammino per ciascuno di noi.
Avere una guida. Anche la Chiesa vive le sue tentazioni e le sue difficoltà. Non può essere che così. Eppure la guida sicura di Pietro deve permetterci anche di superare difficoltà e tentazioni che riguardano la stessa vita ecclesiale.
Chiediamo a San Pietro che veglia sui nostri cammini e sul cammino della chiesa universale di intercedere per noi, perché possiamo procedere in modo più sicuro verso quella meta comune che è la vita eterna.
Così sia.