Settimana della 4 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Dio ama la vita e la giustizia. Direi che le due Scritture di oggi sono una presentazione di Dio stesso, una rivelazione del suo volto.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 16, 18-20; 17, 8-13
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Ti costituirai giudici e scribi in tutte le città che il Signore, tuo Dio, ti dà, tribù per tribù; essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze. Non lederai il diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti. La giustizia e solo la giustizia seguirai, per poter vivere e possedere la terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti. Quando in una causa ti sarà troppo difficile decidere tra assassinio e assassinio, tra diritto e diritto, tra percossa e percossa, in cose su cui si litiga nelle tue città, ti alzerai e salirai al luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto. Andrai dai sacerdoti leviti e dal giudice in carica in quei giorni, li consulterai ed essi ti indicheranno la sentenza da pronunciare. Tu agirai in base a quello che essi ti indicheranno nel luogo che il Signore avrà scelto e avrai cura di fare quanto ti avranno insegnato. Agirai in base alla legge che essi ti avranno insegnato e alla sentenza che ti avranno indicato, senza deviare da quello che ti avranno esposto, né a destra né a sinistra. L’uomo che si comporterà con presunzione e non obbedirà al sacerdote che sta là per servire il Signore, tuo Dio, o al giudice, quell’uomo dovrà morire. Così estirperai il male da Israele. Tutto il popolo verrà a saperlo, ne avrà timore e non agirà più con presunzione».
SALMO Sal 24 (25)
Buono e retto è il Signore.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno. R
Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Per il tuo nome, Signore,
perdona la mia colpa, anche se è grande. R
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore,
è lui che fa uscire dalla rete il mio piede. R
VANGELO Lc 7, 11-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
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Vangelo
La pagina più dolce è certamente quella del Vangelo. Inizia in un modo assolutamente tragico. Si parla del funerale di un ragazzo, il che è già una tragedia, perché si deve celebrare una morte avvenuta nella stagione più bella della vita. Non solo lo strazio della morte; ci viene detto che questo ragazzo era figlio di una madre già rimasta vedova. Quindi dobbiamo supporre che questa donna sia stata anch’essa giovane, se stiamo a considerare il concreto modo di vivere di quel tempo. Ella rimane, quindi, completamente sola. Dio si oppone a questa solitudine. Dio non vuole la tristezza di questa donna, che sarà stata in un dolore incredibilmente grande: il dolore per una morte che, nuovamente, la colpisce. Ecco la compassione di Gesù che si trasforma in segno. Questa donna, che viene accompagnata dai parenti, dagli amici che stanno facendo lutto con lei, viene raggiunta da una parola del Signore che ridona la vita al suo ragazzo. Possiamo solo lontanamente immaginare: questa donna sarà rinata, sarà rifiorita in lei la speranza. Come poter sperare l’insperabile? Eppure accadde. Un miracolo che porta la firma di Dio, amante della vita. Un segno. Segno di quella risurrezione eterna che avvolge tutti. Segno di quella vicinanza di Dio a tutti coloro che piangono una morte prematura. Se la morte prematura è un fatto umano, il Vangelo ci ricorda che ogni morte è in vista della risurrezione, perché Dio è amante della vita e ogni vita è da lui amata e benedetta.
Deuteronomio
Ogni uomo amante della vita e, soprattutto, ogni figlio di Dio che vuole seguire Dio amante della vita, dovrebbe avere un comportamento che tende alla giustizia. Non è così. Né nell’antico popolo di Dio, né in noi cristiani. Anche se abbiamo fede, anche se cerchiamo il volto di Dio, oggi come allora, ci si lascia prendere dalle cose della vita. Ecco le liti, ecco le contese, molte delle quali non hanno possibilità di essere sanate se non da una autorità esterna. Ecco il ricorso ai giudici, previsti dalla legge stessa di Mosè, per sanare le contese che nascono. Esse, come dice Mosè, sono già una sconfitta per un uomo di fede. Eppure esse continuano a sorgere. Mosè ricorda, però, oltre al giudizio che può essere cercato presso coloro che, nella comunità, hanno questo compito, il dovere della preghiera. Chi si trova in una situazione di lite e di divisione non deve dimenticare Dio. Ecco il cuore dell’insegnamento di Mosè! Chi è in una situazione di grave tensione per qualche cosa che è accaduto, non dovrebbe mai dimenticare la presenza di Dio nella sua vita, nei suoi giorni, nelle sue faccende, anche quelle più complicate, anche quelle che, apparentemente, sono così contrarie alla vita di un credente. Ecco l’insegnamento di Mosè: occorre sempre rivolgersi a Dio. Quando si ha l’animo rivolto a Dio, accade sempre qualcosa di buono nella vita. Quando il volto è diretto alla contemplazione del mistero di Dio, ecco che tutto trova una luce diversa che permette di sperare anche le cose che, umanamente, sono insperabili.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa ci dicono queste situazioni rilette alla luce della Parola?
- Come vedo possibile vivere questo insegnamento?
Come dicevo, anche tra noi, anche tra credenti cristiani, sorgono divisioni, liti, gelosie che portano, talvolta, ad un disordine veramente grande. Non solo: talvolta giungono davvero a suscitare un giudizio esterno. È sempre una sconfitta. Credo però che sia poco praticato l’insegnamento di Mosè che è anche l’insegnamento di Gesù, ovvero il ricorso alla preghiera. Ricorriamo più facilmente ai giudici, ma meno alla preghiera. Ricorriamo più facilmente ad un uomo esterno per cercare di rimettere ordine nelle cose nelle quali noi non sappiamo mettere ordine, ma facciamo molta fatica a ricordarci nella preghiera di queste situazioni e, soprattutto, delle persone coinvolte. Credo che il richiamo sia molto forte: quando siamo in una di queste situazioni, o quando vediamo che qualcuno è in una situazione simile a questa, cerchiamo di ricorrere alla preghiera e cerchiamo di invitare ad un contatto più stretto e più diretto con il mistero di Dio. Dio, sempre, illumina.
Anche il caso presentato dal Vangelo è difficile per noi. Ovviamente la sofferenza è fortissima quando muore un bambino, un giovane, un ragazzo. Cosa dire in questi casi? Direi che dobbiamo rimettere tutto il nostro dolore nelle mani di Dio. Certamente non dobbiamo vergognarci di soffrire, di non saper trovare una giusta risposta, di essere in esperienza di scacco di fronte alla morte. Sono tutte cose molto umane. Questa sofferenza, che rimane, può però trovare luce nei miracoli di risurrezione operati da Gesù. Se è vero che la natura, oppure qualche opera dell’uomo, portano alla morte prematura, non è però vero che questa situazione deve rimanere nella disperazione. La luce della risurrezione può illuminare anche questi giorni difficili. Chiediamo, allora, al Signore questa grazia. Sarà difficile viverla senza problemi, senza lotte interiori, senza difficoltà. Ma non rassegniamoci mai. Il Signore vede sempre il dolore di chi piange una morte prematura e lo consola, facendoci attendere, poi, la risurrezione come promessa di felicità.