Mercoledì 30 luglio

Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Oggi iniziamo a leggere il libro dei Giudici. La lezione di oggi è particolarmente adatta a comprendere anche il Vangelo.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gdc 2, 18 – 3, 6
Lettura del libro dei Giudici

In quei giorni. Quando il Signore suscitava loro dei giudici, il Signore era con il giudice e li salvava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del giudice, perché il Signore si muoveva a compassione per i loro gemiti davanti a quelli che li opprimevano e li maltrattavano. Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, seguendo altri dèi per servirli e prostrarsi davanti a loro: non desistevano dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata. Perciò l’ira del Signore si accese contro Israele e disse: «Poiché questa nazione ha violato l’alleanza che avevo stabilito con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce, anch’io non scaccerò più dinanzi a loro nessuno dei popoli che Giosuè lasciò quando morì. Così, per mezzo loro, metterò alla prova Israele, per vedere se custodiranno o no la via del Signore, camminando in essa, come la custodirono i loro padri». Il Signore lasciò sussistere quelle nazioni, senza affrettarsi a scacciarle, e non le consegnò nelle mani di Giosuè. [ Queste sono le nazioni che il Signore lasciò sussistere, allo scopo di mettere alla prova per mezzo loro Israele, cioè quanti non avevano visto tutte le guerre di Canaan. Ciò avvenne soltanto per istruire le nuove generazioni degli Israeliti, per insegnare loro la guerra, perché prima non l’avevano mai conosciuta: i cinque prìncipi dei Filistei, tutti i Cananei, quelli di Sidone e gli Evei che abitavano le montagne del Libano, dal monte Baal-Ermon fino all’ingresso di Camat. Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele avrebbe obbedito ai comandi che il Signore aveva dato ai loro padri per mezzo di Mosè. Così gli Israeliti abitarono in mezzo ai Cananei, agli Ittiti, agli Amorrei, ai Perizziti, agli Evei e ai Gebusei; ne presero in moglie le figlie, fecero sposare le proprie figlie con i loro figli e servirono i loro dèi.

SALMO Sal 105 (106)

Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
Ma Dio li salvò per il suo nome,
per far conoscere la sua potenza. R

Si mescolarono con le genti
e impararono ad agire come loro.
Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello. R

Ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido.
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore. R

VANGELO Lc 9, 51-56
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, il Signore Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Giudici

La lettura storica ci ha ricordato una fase specifica della storia di Israele: la storia dei giudici. È la fase che va dalla morte di Giosuè fino all’instaurarsi della monarchia. I giudici sono al tempo stesso uomini di legge – il loro compito è giudicare Israele e mettere ordine nelle controversie – e uomini di fede: spetta al giudice decidere anche molte cose della vita spirituale di tutto il popolo e dare ordini anche a questo riguardo.

Il popolo di Israele pone al giudice una domanda che riguarda la teologia della storia. Come mai se Dio ci sostiene non siamo i soli ad abitare la terra da lui promessa a noi? Come mai se Dio stesso ci ha dato questa terra abbiamo dovuto conquistarla con le nostre forze e dobbiamo difenderla con le nostre forze? E poi perché i nostri nemici giurati devono continuare ad esistere? Queste domande non sono solamente di Israele ma, in fondo, sono anche le nostre: perché bisogna fare fatica per vivere? Perché anche i nostri nemici continuano ad esistere, anzi, talvolta sembrano avere la meglio anche su di noi?

Vangelo

La trama narrativa del Vangelo è la stessa. I discepoli si trovano di fronte ad un rifiuto: un villaggio di samaritani non vuole accoglierli perché essi stanno precedendo il Signore che avrebbe dovuto poi entrare nello stesso villaggio. Ecco la reazione stizzita, la reazione di rabbia del discepolo che vorrebbe che questi nemici siano tolti di mezzo. Addirittura vorrebbero pregare perché un fuoco dal cielo li divori! È Gesù che deve intervenire e che deve ricordare che non si può fare così e che non è bene cercare di atterrire il nemico, di distruggerlo anche fisicamente. Non è bene desiderare che le cose si sistemino perché viene annientato il rivale. Anche se contrario allo stesso Gesù, anche l’ultimo abitante di quel villaggio ha diritto a rimanere in vita. È il Signore stesso che lo tutela. Le soluzioni saranno diverse e arriveranno per altra via!

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa diciamo di queste storie?
  • Quando ci sentiamo esattamente nella stessa situazione?

Il punto su cui insistono le letture, credo valga per ciascuno di noi. Tutti noi abbiamo dei “nemici”, cioè delle persone o anche siamo alle prese con situazioni che non ci piacciono, che ci provocano, che non sentiamo nostre. Tutti desideriamo che queste cose passino al più presto. Vorremmo mutare le situazioni come con una bacchetta magica e, forse, qualcuno si spinge anche un po’ più in là desiderando l’eliminazione fisica del nemico. Ne è prova anche il comportamento sociale sempre più diffuso della violenza. Ogni forma di violenza, psicologica, verbale, fisica, esprime il desiderio di togliere di mezzo l’altro. I numerosissimi omicidi che sono presenti nel nostro mondo attestano proprio questo desiderio di eliminare l’altro.

Risponde a tutti la Parola di Dio. Non solo qualsiasi altra persona porta con sé la sua dignità, ma, addirittura, la presenza dell’altro, la presenza del contestatore, la presenza di chi pensa e agisce in modo diverso provocando o, talvolta anche insultando, è comunque una presenza buona e voluta da Dio. Buona perché permette di vedere le cose da diversi punti di vista. Voluta da Dio, perché ogni persona è da Lui pensata, amata, sostenuta, accolta. Il comportamento del cristiano, di fronte al contestatore, di fronte a colui che si oppone, di fronte al “nemico”, deve essere quello della preghiera: “Pregate per i vostri nemici…”.

È nella preghiera che si trova il modo giusto per vedere le cose, è nella preghiera che si trova la forza per comporre le situazioni, è proprio a partire dalla preghiera che si può trovare la via per giungere ad un’accettazione delle situazioni che è già anche un modo per trovare le soluzioni. Ne è prova l’atteggiamento del Signore in questo Vangelo. Nell’incassare il rifiuto sperimentato, nel decidere di andare altrove, nel lasciare il campo senza battere ciglio, c’è già l’amore di Gesù per i samaritani, il rispetto della loro posizione, la comprensione rispetto ai punti di vista differenti che si esprimono, il lasciare spazio per riflessioni, un giorno, più mature, serie, forti, comprensive.

Impariamo dal Signore, non solo il rispetto del nemico, ma addirittura la sua comprensione. Incominceremo a vedere le situazioni difficili della nostra vita in modo diverso e inizieremo, forse, relazioni nuove, diverse, più intense e mature anche con chi la pensa in modo diverso da noi.

2025-07-24T15:49:09+02:00