Domenica 10 agosto

9 dopo Pentecoste

Introduzione

  • Cosa c’è nel nostro cuore?

La rilettura costante della storia della salvezza penso possa ispirare a tutti questa domanda che si riferisce soprattutto alla prima lettura che, come ben sappiamo, è quella che ci dà il tono in questa parte dell’anno liturgico.

La Parola di Dio 

LETTURA 1Sam 16, 1-13
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta?». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama.

SALMO Sal 88 (89)

La tua mano, Signore, sostiene il tuo eletto.

Un tempo, Signore,
parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:
«Ho portato aiuto a un prode,
ho esaltato un eletto tra il mio popolo. R

Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza. R

Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Io farò di lui il mio primogenito,
il più alto fra i re della terra». R

EPISTOLA 2Tm 2, 8-13
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

VANGELO Mt 22, 41-46
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.

1 Samuele

Il racconto della elezione di Davide è sempre bello e affascinante. Un ragazzo, uno che sta a servizio del padre, come accadeva nelle famiglie patriarcali dell’epoca, uno che, essendo il più giovane, viene chiamato a ricoprire ruoli semplici, anche in funzione della sua età. Uno che, all’arrivo del profeta, persona nobile  e di rispetto, proprio nella sua città e nella sua famiglia, si può anche non mandare a chiamare, o si può anche non aspettare perché, appunto, è un giovane. Farà le cose degli adulti a suo tempo. Meglio lasciarlo a custodire il gregge e a giocare con la fionda per ora! Così, mentre passano in rassegna davanti al profeta tutti i suoi fratelli che possono vantare cose grandi, lui è assente. Sarà, invece, proprio lui l’eletto per diventare re al posto di Saul. Il motivo è il cuore della lettura: “il Signore guarda il cuore!”. Cosa c’è nel cuore di Davide? Ci sono tante cose nel cuore di Davide, ora che è ragazzo ma anche poi da adulto. Non tutte buone e non tutte belle. Sarà anche un uomo infedele, incapace di stare fermo, capace di procurare guerre terribili. Eppure, al fondo del suo cuore, rimarrà sempre l’amicizia con Dio. Amicizia che passerà anche attraverso tutte quelle cose che agitano e agiteranno sempre il suo cuore, anche attraverso il suo peccare, perché egli avvertirà la presenza di Dio costantemente nei suoi giorni e tutto il suo operato sarà, in qualche modo, sotto la luce di quella fede più volte espressa, più volte cantata, più volte testimoniata, nonostante i momenti di allontanamento, i momenti di tradimento dell’alleanza con Dio, i momenti difficili dell’esperienza di fede. Solo nella tarda vecchiaia Davide morirà con il cuore unificato, con il cuore che, non avendo più nulla per cui agitarsi, non avendo opere in cui disperdersi, potrà addormentarsi pacificamente in Dio. Ecco la storia di Davide: la storia di un uomo con il cuore sempre agitato eppure con il cuore sempre rivolto verso Dio.

Vangelo

Nel Vangelo si registra una domanda di Gesù su Davide in rapporto a Lui, il Messia atteso, il Verbo che si incarna. Davide si rivolge al Messia chiamandolo Signore, eppure il Messia è parte stessa della sua famiglia. Ovviamente il titolo di Signore è dato per la sua autorità e per la sua dignità. Il Messia, anche se appartiene alla sua discendenza, è infinitamente superiore a Lui per dignità ed importanza. È così che avviene nella storia di Gesù. Noi sappiamo che Gesù si incarna in una famiglia che rimanda alla dinastia di Davide, viene alla luce nella sua città, eppure anche se appartiene storicamente a questa discendenza, non è legato ad essa per via di generazione. L’autorità e la dignità che brilla in Gesù è quella di Dio. Il salmo, vale a dire la preghiera di Davide, già lo aveva capito e già era in grado di esprimere tutta la venerazione e tutta la devozione che occorre esprimere al Messia. Davide non vede il Messia, eppure la sua fede lo porta a considerare la sua venuta come qualcosa che certamente si realizzerà. Davide sa bene che la parola di Dio non mente. Sa bene che la Parola di Dio si mantiene sempre. Ecco perché canta in questo modo la sua lode. Compreso così il vangelo possiamo anche chiederci: cosa c’è nel cuore del Messia? Cosa c’è nel cuore di Gesù? Una infinità di realtà, come anche noi diciamo e celebriamo nella apposita festa che è dedicata proprio al Sacro cuore. In sintesi, mentre rileggiamo questa scrittura, possiamo dire che nel cuore di Gesù c’è l’amore per tutta l’umanità, il desiderio di salvezza per tutta l’umanità, il desiderio di salvare quel cuore degli uomini che è sempre inqueto, che si agita per tante cose e che, spesso, rischia di perdere l’essenziale.

Timoteo

Altro cuore inquieto è Paolo. Paolo che nel suo cuore ha una sola cosa: l’amore di Dio. Paolo che vive il suo fremito di persecutore del cristianesimo proprio nel nome di Dio, Paolo che vive il suo diventare cristiani perché si sente vinto dall’amore di Dio, Paolo che, divenuto discepolo di Cristo, fino all’ultimo giorno della sua vita, non cessa di predicare, non cessa di scrivere, non cessa di vivere per il bene della Chiesa. Ce lo immaginiamo mentre scrive questo pezzo. A Roma, in una casa che c’è ancora, legato ad una colonna, agli arresti domiciliari nella seconda fase della sua prigionia Romana, mentre sta attendendo il processo davanti a Cesare, davanti all’imperatore che aveva lui stesso richiesto. È proprio in questa situazione, la situazione di un uomo che ha perso tutti, che Paolo mostra di avere ancora un cuore indomito, un cuore tutto consacrato a Dio, un cuore che non si ferma nemmeno davanti alla mancanza della libertà. Un cuore che ancora vuole parlare di Dio, un cuore che ancora vuole testimoniare la sua bontà, un cuore che ancora vuole dire a tutti quanto la vicinanza di Dio può fare e compiere. Un cuore che è capace di sentirsi tutto e per sempre consacrato a Dio, mentre attende quella “piena manifestazione della sua gloria” che il martirio gli consentirà di avere.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Che cosa c’è, dunque, nel nostro cuore?

Possiamo rileggere questa scrittura e possiamo porci la domanda pensando a Sant’Agostino. Nelle “Confessioni”, un tempo lettura dei ragazzi cristiani, è contenuta la questione con quella illuminante riflessione che Sant’Agostino propone: “il nostro cuore è inquieto fino a che non riposa in te”.

Certamente Sant’Agostino aveva avuto un cuore inquieto fin da giovane un cuore che ha cercato molte cose anche nelle direzioni sbagliate in cui gli uomini possono cercare qualcosa che appaghi la sete della loro vita. Agostino ci ricorda che è sempre possibile che anche il nostro cuore sia inqueto e difatti molti dei nostri cuori possono essere inquieti.

Il nostro cuore può essere inquieto per le preoccupazioni della vita. tutti ne abbiamo. Diverse, nei diversi tempi di cui è fatta la nostra storia, più grandi o più piccole, ma tutti abbiamo preoccupazioni che rendono inquieto il nostro cuore.

Il nostro cuore può essere inquieto ed agitato perché va continuamente in cerca di quelle cose che non placano mai la sua sete. Sono tutte le realtà “materiali”, o “del mondo”, come le chiama il vangelo stesso. Realtà che danno ansia da ricerca, continuo senso di insoddisfazione, continuo stato di ricerca. Sono cose che tutti abbiamo sperimentato specie in alcune fasi della nostra vita. come Davide, come Paolo, come Agostino.

Un cuore è inquieto nel senso buono perché cerca la verità. E la verità è Dio, ecco perché Sant’Agostino dice che il cuore è inquieto fino a che non riposa in Dio. Questo cuore inquieto è quello che dovremmo augurarci tutti, un cuore inquieto che sa cercare Dio fino all’ultimo giorno della vita, un cuore inquieto che non si arrende mai di fronte alle cose della vita perché è in cerca di quell’Unico che placa la sua sete di amore e di bene. Un cuore che deve rimanere in stato di attesa, in stato di compimento fino a quando, appunto, entra in quel mistero che è la nostra origine e il nostro punto di arrivo e, per questo, appaga qualsiasi desiderio di bene, di senso, di sapore della vita.

Abbiamo un cuore inquieto in questo senso?

Oppure il nostro cuore è inquieto perché è alle prese con molte cose che lo rendono tale senza appagare la sua sete?

Proviamo a chiedercelo e proviamo a tenere nel cuore la domanda sempre, anche mentre inizia questa settimana centrale dell’estate che ci permetterà di onorare con vivo desiderio e con profonda venerazione la Santa Vergine.

Anche a Lei chiediamo il dono di un cuore inquieto in questo senso, per imparare che, senza questo stato di ricerca perenne, senza questa attenzione a ciò che si muove nel cuore, nulla serve e nulla vale.

Mentre, ovviamente, cerchiamo di abbandonare tutte quelle inquietudini che rendono il nostro cuore incerto ed errante.

2025-08-09T12:17:58+02:00