Martedì 26 agosto

Settimana della  domenica che precede il martirio – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Come richiamavo ieri seguiamo la vicenda dei Maccabei e cerchiamo di svolgere la nostra riflessione in modo che ci sia un percorso forte e serio da seguire.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Mac 4, 7-12a. 13-17a
Lettura del secondo libro dei Maccabei

In quei giorni. Essendo passato all’altra vita Selèuco e avendo preso le redini del governo Antìoco, chiamato anche Epìfane, Giasòne, fratello di Onìa, volle procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozio e, in un incontro con il re, gli promise trecentosessanta talenti d’argento e altri ottanta talenti riscossi con un’altra entrata. Oltre a questi prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se gli fosse stato concesso di erigere di sua autorità un ginnasio e un’efebìa e di costituire una corporazione di Antiocheni a Gerusalemme. Avendo il re acconsentito, egli, ottenuto il potere, fece subito assumere ai suoi connazionali uno stile di vita greco, annullando i favori concessi dai re ai Giudei per opera di Giovanni, padre di quell’Eupòlemo che compì l’ambasciata presso i Romani per negoziare il patto di amicizia e di alleanza; quindi, abolite le istituzioni legittime, instaurò usanze perverse. Intraprese con zelo a costruire un ginnasio, proprio ai piedi dell’acropoli. Ciò significava raggiungere il colmo dell’ellenizzazione e passare completamente alla moda straniera, per l’eccessiva corruzione di Giasòne, empio e non sommo sacerdote. Perciò i sacerdoti non erano più premurosi del servizio all’altare, ma, disprezzando il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettavano a partecipare agli spettacoli contrari alla legge nella palestra, appena dato il segnale del lancio del disco. Così, tenendo in poco conto l’onore ricevuto in eredità dai loro padri, stimavano nobilissime le glorie elleniche. Ma appunto per questo li sorprese una grave situazione ed ebbero quali avversari e punitori proprio coloro le cui istituzioni seguivano con zelo e ai quali cercavano di rassomigliare in tutto. Non resta impunito il comportarsi empiamente contro le leggi divine.

SALMO Sal 93 (94)

Dio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore.

Àlzati, giudice della terra,
rendi ai superbi quello che si meritano!
Fino a quando i malvagi, Signore,
fino a quando i malvagi trionferanno?
Calpestano il tuo popolo, Signore,
opprimono la tua eredità. R

Intendete, ignoranti del popolo:
stolti, quando diventerete saggi?
Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non vede? R

Colui che castiga le genti, forse non punisce,
lui che insegna all’uomo il sapere?
Il Signore conosce i pensieri dell’uomo:
non sono che un soffio. R

Beato l’uomo che tu castighi, Signore,
e a cui insegni la tua legge,
per dargli riposo nei giorni di sventura,
finché al malvagio sia scavata la fossa. R

VANGELO Lc 3, 15-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Maccabei

Per la meditazione di oggi vi propongo di partire proprio dalla lettura dei Maccabei che ci ricorda quello che avviene sempre, in ogni età della storia. La grande storia è fatta da grandi personaggi che impongono, con le loro conquiste, la loro cultura. Può essere, come è nel mondo antico, una conquista fisica dei territori. Può essere, come è nel nostro mondo moderno, la conquista fatta dai poteri della comunicazione, del mondo virtuale ed altro ancora. La Parola di Dio ci ha fatto capire che la storia si rinnova sempre, ma a tutti è chiesto di riflettere non solo sulle cose che avvengono, ma anche sulla fede che accompagna ogni realtà della vita e, quindi, anche questi momenti.

Il cuore della lettura tende proprio a mettere in luce questo: quando si abbandona la fede si rischia di perdere tutto. L’autore biblico contesta proprio questo: la perdita della fede da parte di molti che accettano senza battere ciglio l’ellenizzazione di Gerusalemme. Egli si rende perfettamente conto non solo della schiavitù culturale che ne nascerà, ma avverte che la perdita del senso di Dio sarà il vero problema di chi verrà. Egli tenta di svegliare le coscienze, non opponendosi alle cose della storia, ma cercando di risvegliare quel senso di Dio che, solo, può garantire un modo di procedere serio, intelligente e volto a conservare anche la fede.

Vangelo

Il richiamo al senso di fede è al cuore della predicazione di Giovanni. La sua parola, come sappiamo, è dura, rude, provocatoria. Non minaccia nulla, ma cerca di risvegliare il senso della fede nelle coscienze che si aprono a lui. Sapendo che il tempo del Messia è vicino, Giovanni cerca in ogni modo di richiamare l’attenzione proprio sull’arrivo del Messia, chiedendo a tutti di saper continuare ad attendere Dio che si rivela, preparando i cuori a comprendere questa rivelazione e questo svelarsi del mistero di Dio. Il richiamo di fede di Giovanni e la proposta stessa vissuta da lui, sono un richiamo per tutti, perché non venga meno la fede.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come giudichiamo il nostro tempo?
  • Che richiamo vediamo per noi in questa Parola di Dio?

Credo che tutti abbiamo sott’occhio un vistoso calo di fede. La globalizzazione prima e ora le sfide del nostro tempo, compresa quella dell’intelligenza artificiale, stanno ponendo ampie domande al nostro mondo. Come reagiamo? Che senso di fede abbiamo? Credo che tutti siamo davvero chiamati a chiedercelo, soprattutto penso che dipenda da ciascuno di noi cercare di reagire a quello che avviene facendo leva sulla nostra fede. Anche noi abbiamo un’eredità santa da custodire. Anche noi abbiamo un patrimonio che ci è stato donato dai nostri padri anche a rischio della loro stessa vita, che non possiamo perdere. È possibile dialogare con i tempi senza chiudersi nel passato. È possibile guardare con occhio disincantato al mondo ed apprezzare tutte le cose che vengono prodotte dall’uomo. È possibile conservare la fede, anche quando i tempi diventano difficili, anche quando tutto sembra dire il contrario. È possibile conservare un cuore integro anche quando tutto e tutti sembrano andare da un’altra parte.

Occorrono però figure come quella di Giovanni il Battista o come quella del sommo sacerdote di cui sentivamo ieri. Uomini, donne, non necessariamente dei consacrati, che sappiano dire come vivere, come agire, come perseverare nella fede, come continuare a cercare Dio anche in mezzo ad un mondo che sembra sempre distanziarsi da Lui e rinnegarlo. Chiediamo al Signore questo dono. Chiediamo al Signore questa forza. Chiediamo al Signore questa grazia, perché impariamo a donare al mondo la ricchezza con la quale poi diventa possibile fare tutto, sostenere tutto, guardare tutto: la ricchezza della fede.

È questo quello che è chiesto a ciascuno di noi. Se noi non verremo meno in tutto questo alla nostra fede, saremo città che brilla sul monte, sale per la terra, luce del mondo. Tutte realtà di cui il mondo stesso ha più che mai bisogno.

2025-08-23T10:57:58+02:00