Mercoledì 03 settembre

Settimana della 1 domenica dopo il martirio – Mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Anche oggi mi sembra che la Scrittura continui ad offrirci spunti di meditazione per vivere bene il tema delle relazioni.

La Parola di questo giorno

LETTURA 1Gv 2, 3-11
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato. Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

SALMO Sal 132 (133)

Vita e benedizione per chi ama il fratello.

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme! R

È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste. R

È come la rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre. R

VANGELO Lc 16, 9-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

1 Giovanni

Poiché la fede cristiana ha degli aspetti che riguardano la singola persona, ma non è mai una fede di singoli che si accostano, ecco che ha senso curare la relazione con gli altri. Relazione che deve essere vera, profonda, basata sui comandamenti di Dio. In effetti, se proviamo a pensarci, l’Esodo è il tempo della storia di Israele nel quale il popolo di Mosè si è costituito come una comunità. I comandamenti sono, quindi, all’origine della società di Israele. Ecco in che senso essi devono essere presi come punto di riferimento per vivere bene le relazioni comunitarie. Senza lo spirito dei comandamenti si riduce anche la relazione. Senza l’attenzione che è propria dei comandamenti, viene meno quell’attenzione all’uomo che, invece, la Scrittura ci raccomanda fin dalla sua prima pagina. Ecco perché San Giovanni ci diceva che il comandamento che il Signore ci dona è un comandamento antico. Eppure esso è anche un comandamento nuovo. La cura per le relazioni è una raccomandazione non solo umana, ma, da sempre, intrecciata con la fede. Tanto che diventa vero dire che non si può credere a Dio che non si vede se, prima, non si amano coloro che condividono con noi l’esistenza. Sarebbe curioso dire che si crede a Dio e, poi, rovinare il rapporto con coloro che Dio ha creato. Il comandamento del rispetto reciproco, il comandamento della valorizzazione dell’uomo passa proprio attraverso un richiamo vero, profondo, costante, alla fede. Maggiore è la fede, maggiore è l’osservanza per vivere bene il comandamento, più intenso sarà il rapporto che si crea con gli altri.

Vangelo

Così diventa utile anche il richiamo del Vangelo. La relazione tra persone si basa anche sulla condivisione vera, reale, profonda per quello di cui c’è bisogno. Il richiamo è alla condivisione dei beni, senza sottovalutare tutti gli aspetti di una materia complessa che deve essere illuminata da diversi punti di vista. Il Vangelo non ha nessuna remora e nessuna preclusione circa il possesso, però ricorda che il possesso non deve essere mai esclusivo e, soprattutto, il cuore deve essere sempre aperto alle esigenze degli altri e alle necessità dei più bisognosi.

La libertà dalle cose e, soprattutto, la libertà dal denaro, previene una schiavitù dalla quale non si esce quasi mai. Lo dice anche molto bene il comportamento dei farisei, che diventano ostili al Signore e che non ascoltano i suoi richiami perché sono troppo attaccati alle cose. Arricchire solo per sé rovina le relazioni con gli altri. Condividere la fede porta necessariamente a condividere anche le cose che si possono o che si vogliono condividere.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche da questo punto di vista la riflessione diventa stimolante per noi tutti, anzitutto a partire dal Vangelo, che ci porta a chiederci:

  • Che capacità di condivisione abbiamo?

Certo il richiamo non è solo alla condivisione economica, ma anche ad essa. A volte sottovalutiamo un po’ troppo il richiamo che la Scrittura ci dona riguardo ad un aspetto tanto personale della vita. Trovo giusto non superare questo richiamo troppo velocemente. È vero che la condivisone delle cose crea relazioni. È vero che condividere le cose genera attenzione, fiducia, apertura, capacità di ascolto… tutte realtà che fanno bene al vivere le relazioni in modo autentico, onesto, forte.

L’altro richiamo per noi è quello che viene dall’epistola.

  • Sappiamo davvero guardare all’uomo e ai suoi bisogni per poter giungere più facilmente a Dio?

Credo che su questo capitolo non avremo mai riflettuto abbastanza. Infatti spesso distogliamo gli occhi dai bisogni degli altri, dalla presenza degli altri e ci giustifichiamo in vario modo. Eppure la realtà è una sola: non si può amare Dio che non si vede se non si amano prima gli uomini che si vedono. Realtà difficilissima, perché un amore vero per l’uomo in quanto tale e una disponibilità grande alla carità non sono mai cose immediate o da dare per scontate.

Ecco, dunque, due direzioni diverse nelle quali possiamo esercitarci per vivere bene questa iniziale disposizione a fare delle relazioni il cuore e il cardine di questo anno pastorale.

2025-08-23T11:21:50+02:00