2 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore
Introduzione
- Potremmo dire anche noi con San Paolo che “Cristo vive in noi” e che noi viviamo per lui?
La domanda sottesa a questa domenica è molto forte ed è davvero importante che anche noi che siamo qui a celebrare il giorno del Signore riusciamo a porcela.
La Parola di Dio
LETTURA Is 5, 1-7
Lettura del profeta Isaia
Così dice il Signore Dio: «Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi».
SALMO Sal 79 (80)
La vigna del Signore è il suo popolo.
Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
e arrivavano al fiume i suoi germogli. R
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R
EPISTOLA Gal 2, 15-20
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, Cristo è forse ministro del peccato? Impossibile! Infatti se torno a costruire quello che ho distrutto, mi denuncio come trasgressore. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
VANGELO Mt 21, 28-32
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Isaia
Partendo, però, dalla lettura: il profeta Isaia ci ha parlato di un Dio appassionato per l’uomo, per il mondo, per il creato. Il profeta ci ha parlato di un Dio che canta il suo canto di amore per tutto quello che ha creato con la sua fantasia ma, tra tutte le cose, soprattutto per l’uomo. È per l’uomo che Dio si commuove, è per l’uomo che Dio canta, è per l’uomo che Dio mostra tutto il suo compiacimento. Questa passione di Dio per l’uomo diventa anche attesa. Attesa perché l’uomo porti quei frutti di giustizia e di equità che Dio attende. Soprattutto, diceva il testo, Dio attende frutti di rettitudine. Ad un uomo al quale Dio si rivela, all’uomo al quale Dio fa conoscere la sua benevolenza, all’uomo al quale Dio non fa mancare il suo aiuto e il suo sostegno, è chiesto di crescere in rettitudine. Rettitudine, ovvero capacità di riconoscere come Dio si manifesta all’uomo, impegno per il bene, amore per gli altri uomini alla luce dell’amore che si prova per Dio. Retto è l’uomo che procede sulla via di incontro con Dio e, per questo, incarna anche tutto ciò che porta al rispetto per gli altri uomini. L’uomo che “retto procede”, come dicono i salmi, è l’uomo che vive un autentico e serio comportamento morale frutto e riflesso della propria fede. L’uomo retto è l’uomo che, cercando Dio, non manca di vivere bene le cose degli uomini. L’uomo retto è colui che, cercando di conoscere sempre meglio il mistero di Dio, vive in modo autentico la sua vita tra gli altri uomini, diventando fratello di tutti e portando a tutti la propria testimonianza dell’amore del padre. Così, dice il profeta, non è: Dio si aspetta tutto questo ma non lo trova. Trova un uomo che non lo cerca più, trova un uomo che non lo vuole incontrare, trova un uomo che nemmeno si ricorda più di Lui, che è il creatore e il Padre di tutto. Anzi, Dio trova l’uomo che diventa nemico degli altri uomini. Dimenticando la fede, ovviamente, si perde anche quell’orizzonte di fraternità universale nel quale si dovrebbe operare. Ecco che l’uomo diventa ingiusto, incapace di procedere sulla via di Dio, pronto non a servire ma a farsi servire dagli altri o a servirsi di loro. L’uomo, chiamato a vivere in Dio, non solo si allontana da Lui ma, così facendo, si allontana anche dagli altri uomini.
Vangelo
Ecco, allora, il richiamo molto forte del Signore, con un esempio molto semplice, il Signore fa riflettere. Egli si paragona ad un padre che chiede ai figli aiuto per il suo lavoro. C’è chi si dimostra subito pronto, forse per evitare qualsiasi discussione ma, poi, non esegue quanto detto. C’è chi non cerca scuse, va dritto al punto: “non ne ho voglia!”. Come un adolescente indolente che non vuole nemmeno cercare di ragionare e che non cerca scuse ma, onestamente, si dichiara indisponibile. Solo che poi, pentitosi della risposta data in maniera scortese e troppo lapidaria, torna sui suoi passi e si dispone a vivere un lavoro di aiuto e di collaborazione. Coì, dice il Signore, si dovrebbe essere. Ovvero sempre pronti ad un lavoro di continua conversione che deve portare anche a saper riconoscere i propri errori e a tornare sui propri passi. Quello che viene lodato in questo ragazzo, non è l’onestà e nemmeno la chiarezza. Piuttosto si loda il suo essere pronto a cambiare idea, a convertirsi, a provare pentimento per il poco slancio vissuto. Il Signore sta lodando chi è capace di conversione autentica, vera, significativa, profonda. Sa benissimo Gesù che, a volte, per tante cose della vita e della fede, si è un po’ così, come un adolescente pigro. Ma sa anche che come un adolescente è capace di provare rimorso per i colpi di testa dati, ritornando sui propri passi, così è possibile anche nella fede. La conversione è il cuore di ogni dinamica vera e seria che porti a Dio.
Galati
San Paolo, ha vissuto questo itinerario di fede, ha provato queste dinamiche. Sa benissimo che Dio si attende rettitudine, sa benissimo che Dio si attende cuori che lo cerchino, lo ascoltino, richiamino altri alla medesima conversione. Ma sa anche benissimo che lui è il primo di quelli che hanno avuto orizzonti di vita non sempre così limpidi; sa benissimo che anche lui ha messo tra parentesi la sua figliolanza divina fino a quando non l’ha riscoperta, nuova, in Cristo; sa benissimo che si è opposto a molti uomini senza tener conto di ciò che Dio si aspettava da lui. Tuttavia la sua conversione lo ha reso simile al figlio della parabola. Ed ecco che l’uomo fiero che si opponeva fermamente ad altri uomini, diventa l’uomo serio, posato, che sa essere attento al cammino di altri e che sa vivere bene il rapporto con altri uomini che, prima di lui o con lui, si sono resi cercatori di Dio. Paolo, come al solito, mette tutto sé stesso nelle cose. Come si era dimostrato fiero oppositore di Cristo, eccolo ora pronto ad essere il suo primo testimone. Ecco che Paolo capisce che la sua vita è fatta per Cristo. La sua vita non sarebbe concepibile senza il mistero di Cristo. Paolo lascia che Cristo abiti in lui, viva in lui, edifichi il suo cuore e la sua stessa esistenza. Ed ecco le parole più belle di San Paolo: “Cristo vive in me!”. Come dire: la ma vita non avrebbe senso senza Cristo, la mia vita sarebbe completamente perduta se non ci fosse Cristo, la mia vita sarebbe cosa da nulla se non traesse vigore e sostegno dalla presenza di Cristo per il quale faccio ogni cosa e al quale dirigo ogni mio sforzo. Paolo si dimostra così essere quell’uomo retto di cui parlava il profeta, quell’uomo che conosce il mistero di Dio e il suo disvelarsi in Cristo e, per questo, cerca di conformarsi al suo mistero in ogni modo e in ogni circostanza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cristo vive in noi?
- Noi viviamo per Cristo?
Ecco il cuore della liturgia della Parola ed ecco la domanda che ci viene posta. Noi siamo capaci di vivere allo stesso modo di San Paolo? Noi siamo capaci di vivere lasciando che la fede sia il compimento dell’orizzonte di senso dei nostri giorni? Forse potremmo anche chiederci: ma Dio cosa si aspetta da me? Forse è più vero che noi ci facciamo la domanda contraria, ovvero è più facile che noi diciamo cosa ci aspettiamo da Dio. Tutti noi ci aspettiamo qualcosa da Dio, che intervenga a nostro favore, che sani una situazione, che sia vicino a qualcuno dei nostri cari che vive un periodo difficile o cupo, che intervenga nelle grandi questioni degli uomini e che porti pace sulla terra, che salvi gli innocenti… Insomma, in base al nostro modo di vedere le cose, noi tutti abbiamo delle attese nei confronti di Dio; ma ci siamo mai chiesti cosa si aspetta Dio da noi? Perché anche Dio, che ancora si commuove per la bellezza del creato, che ancora canta le sue lodi per la bellezza di quanto è uscito dalla sua mente, dalla sua fantasia, dal lavoro delle sue mani, si aspetta qualcosa da noi: si attende giustizia, cioè capacità autentica di cercare il suo volto; si attende rettitudine, ovvero capacità di far corrispondere comportamenti di vita e stili di vita alla verità che diciamo di portare nel cuore; si attende che si diventi sempre più capaci di vivere in riferimento a Lui. Noi corrispondiamo a questa verità? Oppure siamo solo nominalmente dentro questa dinamica e dentro questo modo di vedere le cose?
Non è facile vivere per Cristo. Non è facile corrispondere a questa attesa di Dio. Chi può fare così? Chi può vivere in questo modo? Solamente chi ha un’alta misura della fede chi, come dice il nostro vescovo nella lettera pastorale che diventerà la linea guida dell’anno pastorale che da domani si apre, sa che “tra noi non può essere così”, cioè non si può vivere da cristiani facendo le cose che fanno tutti.
Vive in Cristo chi cerca il suo volto, con la preghiera assidua e la costante guida della Parola di Dio.
Vive in Cristo colui che si lascia coinvolgere nello sguardo di ammirazione che Dio ha sulle cose.
Vive in Cristo chi è retto, chi fa discendere dalla sua fede quel comportamento di rettitudine che permette di vedere bene ogni cosa.
Vive in Cristo chi cerca di vivere di servizio, di attenzioni per gli altri, di amore testimoniato concretamente nella vita di ogni giorno.
Vive in Cristo chi vive relazioni profonde e sincere, che hanno un loro sapore e che danno sapore alla vita.
Vive in Cristo chi si lascia abitare da lui e dalla sua presenza misteriosa eppure reale.
Vive in Cristo chi impara a lavorare gratuitamente nella sua vigna.
E tu, vivi in Cristo oppure vivi per altro?
Vivi in Cristo e lasci che Cristo abiti in te o vivi per altro e lasci che altre presenze occupino la tua anima, la tu amente, la tua volontà?
Proviamo a domandarcelo, per fare in modo che l’anno pastorale che iniziamo ci veda tutti partecipi di quella dinamica santa di chi lascia vivere Cristo nel cuore, perché tra noi non sia come avviene per lo più ma ci sia un rinnovato fervore e un rinnovato spirito cristiano.