Lunedì 08 settembre

Settimana della 1 domenica dopo il martirio – Lunedì – Natività della beata Vergine Maria

La spiritualità di questo giorno

Questa settimana è decisamente mariana: oggi iniziamo con il ricordo della Natività della Vergine e concluderemo la settimana con la memoria del Nome di Maria. Oggi non ricordiamo solo la Natività della Vergine perché con questa festa, che viene celebrata particolarmente nel nostro Duomo, intitolato proprio alla Natività della Vergine, inizia ufficialmente l’anno pastorale. Credo che sia bene che anche noi, nel nostro piccolo, ci mettiamo in comunione con il Vescovo e cerchiamo luce e forza per il nuovo anno proprio dalla Vergine Santa.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ct 6, 9d-10; Sir 24, 18-20
Lettura del Cantico dei Cantici

Così dice la Sapienza. Essa è l’unica per sua madre, la preferita di colei che l’ha generata. La vedono le giovani e la dicono beata. Le regine e le concubine la coprono di lodi: «Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come un vessillo di guerra?». Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza; in me ogni dono di vita e verità, in me ogni speranza di vita e virtù. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti, perché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi vale più del favo di miele, e il mio ricordo perdura nei secoli.

SALMO Sal 86 (87)

Il Signore ha posto in te la sorgente della vita.

Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose gloriose,
città di Dio! R

Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia.
Si dirà di Sion:
«L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». R

Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R

EPISTOLA Rm 8, 3-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

VANGELO Mt 1, 1-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Faree Zara da Tamar, Faregenerò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amogenerò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Vangelo

Conosciamo bene questo Vangelo che ascoltiamo con distrazione, dal momento che ci sembra un unico elenco di nomi per lo più astrusi. Certo sapremmo associare solo alcuni di essi a personaggi biblici noti, per altri, invece, faremmo molta più fatica e, in verità, per la maggior parte di loro, non abbiamo proprio nemmeno l’idea di chi siano. Perché in alcuni giorni particolari dell’anno la Chiesa Ambrosiana ci fa leggere questo lungo elenco? Le risposte potrebbero essere molteplici. Dipende anche con quale animo noi lo accostiamo. Vorrei mettere bene in luce, in questa occasione, che tutti i nomi letti dicono di una relazione. Una relazione con chi precede e con chi segue, molto spesso di generazione naturale, ma non mancano casi in cui si verifica un salto. Non solo. Non è solo una genealogia al maschile ma, come avete sentito, entrano in essa anche donne. Donne che sono entrate a far parte di questo lungo elenco di nomi per lo più per casi di fortuna, per niente scontati, proprio solo per motivo di provvidenza che ha così disposto le cose. Tutti sono, quindi, in relazione tra loro. Non solo. Tutti sono in relazione a Gesù Cristo, perché il fine di questa genealogia è quello di mostrare come la storia della salvezza ha preparato una degna dimora umana per l’incarnazione del Figlio di Dio. Ovviamente il nome che spicca su tutti è quello di Maria, che ha con Gesù Cristo una relazione del tutto singolare, assolutamente impensabile, del tutto fuori schema rispetto alle attese: ella è la Madre del Verbo incarnato, la Madre del bell’amore, come abbiamo anche sentito dalla prima lettura. La Madre per eccellenza, non solo nei confronti di Cristo, ma anche nei confronti nostri. Tutto il popolo cristiano si onora di avere Maria come Madre celeste e, per questo, celebra con devozione e con richiami solenni ogni festa mariana che l’anno liturgico predispone.

Il cuore dell’anno pastorale

Se leggerete per intero la lettera pastorale di quest’anno, che contiene alcune raccomandazioni su ciò che il Vescovo propone e anche si aspetta dal nostro cammino, noterete che il cuore di tutto ruota proprio intorno alle relazioni. Il titolo scelto dal Vescovo “Tra voi non sia così”, intende già da subito affermare che nel popolo cristiano le relazioni hanno una particolare origine e un modo particolare di essere vissute. Una particolare origine: Dio; un modo particolare di essere vissute: la cura. Il cristiano si sente sempre chiamato alla relazione con Dio e, per questo, cura la qualità della sua vita spirituale che dice di quella cura, dice di quel sentirsi perennemente cercati da Dio in modo sempre nuovo ed esclusivo. Per questo motivo il cristiano mette cura nelle relazioni che vive, non lascia che le cose siano governate dal caso, mette studio ed attenzione, perché vuole assolutamente che tutto passi attraverso quella normalità delle cose che le rende sante. Il cristiano vive di relazioni, come qualsiasi uomo e qualsiasi donna. La cura che egli mette nelle relazioni dice quel prendersi cura dell’altro come fratello, come figlio di Dio, come tutti lo siamo. Anche Maria ha avuto particolare cura della relazione con suo Figlio ed ha trasmesso, anche come suo insegnamento, l’invito a prendersi cura della fede come realtà importante della vita. Non solo: il modo di vivere le relazioni di Maria dice tutto di quel modo nuovo, alternativo, profondo con il quale il Signore chiede a tutti di prendersi cura dell’altro.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Un forte richiamo per noi

Vorrei proprio che fin da oggi, primo giorno del nuovo anno pastorale, fosse chiaro per tutti non tanto il tema da affrontare, ma la direzione da prendere per lasciare che anche noi siamo provocati da un richiamo così importante.

Anche noi siamo chiamati, in questo anno, ad approfondire la nostra relazione con Dio. Il Giubileo che va verso la sua ultima fase, insieme a tutti i grandi momenti dell’anno pastorale, ci richiama questa verità e ci sprona a fare in modo che ci possa essere, per tutti e sempre, una grandissima attenzione alle relazioni. Alla Relazione, quella con Dio, e alle relazioni tra noi. Credo che il tema sia importantissimo per la vitalità della nostra comunità pastorale, sia dal punto di vista della fede, sia dal punto di vista umano. Che cosa dovrebbe renderci diversi dagli altri? Quale realtà dovrebbe permettere proprio a ciascuno di noi di sentirsi parte di qualcosa di diverso? Cosa dovrebbe essere fonte di una testimonianza alternativa rispetto a quello che tutti fanno o vivono? Appunto, una straordinaria cura per le relazioni.

Approfittiamo, dunque, delle proposte spirituali di questo anno: sono per dire come la qualità della vita spirituale, non deve mai venire meno.

Approfittiamo delle novità che introduciamo nel calendario pastorale per vivere meglio le relazioni tra noi: possono essere occasioni per costruire qualcosa di diverso che rende la comunità più salda e più forte. Lasciamo che il richiamo a costruire relazioni diverse da quello che per lo più avviene, non suoni per noi come un rimprovero. Piuttosto sia un richiamo che crea opportunità, occasioni favorevoli dello spirito per le quali noi tutti possiamo mobilitarci, per dire a tutti che nella cura delle relazioni sta qualcosa di straordinario e di bello.

Maria Santissima che veglia su di noi e sul nostro cammino, ci aiuti a vivere così le realtà del prossimo anno pastorale, per dare testimonianza e per vivere bene non solo alcune tappe, alcune occasioni, alcune feste, ma quel richiamo alla verità e alla essenzialità delle relazioni che, sempre, deve costituire il centro delle nostre attenzioni e premure.

Chiediamo a Maria luce, forza, dono dello Spirito, perché possiamo investire in questa riflessione e, soprattutto, in tutte le pratiche buone di quel cammino che ci deve portare a riscoprire la forza delle relazioni tra noi.

2025-09-06T14:22:40+02:00