Giovedì 13 novembre

Ultima settimana dell’anno litirgico – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

Se ieri abbiamo avuto la possibilità di avere una grande visione di vita, oggi direi che abbiamo una grande visione di consolazione.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ap 21, 1-8
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

In quel giorno. Vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». E mi disse: «Ecco, sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine. A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita. Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i maghi, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte».

SALMO Sal 47 (48)

Grande è il Signore nella città del nostro Dio.

Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra. R

Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re.
Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato. R

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre. R

O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra. R

VANGELO Mt 25, 14-30
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Apocalisse

La grande visione viene dalla contemplazione della Gerusalemme celeste. Evidentemente è un simbolo. Gerusalemme, nella Bibbia, non è solo una città. È il simbolo della dimora di Dio con gli uomini. È la città che va ben al di là della sua collocazione geografica e del suo enorme valore religioso. Così la nuova Gerusalemme diventa il simbolo della realtà di Dio che diventa tutto in tutti. È la città che non ha più niente a che vedere con la città degli uomini. È la città che indica solamente il trionfo di Dio, il trionfo della fede, le cose nuove che, appunto, riguardano l’eternità.

Questa visione è consolazione pura. Tutto ciò che nella vita dell’uomo è stato ricerca, fatica, perfino lotta diventa visione certa, possedimento stabile, consolazione infinita. Così i credenti attendono la realizzazione di questa Gerusalemme celeste. I credenti, ora, nel tempo, sperano nella visione della città di Dio e si danno da fare, per come possono, per costruirla, sapendo però che la sua realizzazione non è di questo tempo, ma di quello che verrà.

Vangelo

Si comprende, allora, anche l’accostamento a questa pagina di Vangelo che è tutta sul tema della responsabilità, della laboriosità, del darsi da fare perché i doni di Dio vengano sempre trafficati. Così è dei primi due esempi portati dal Signore. Sia l’uomo che ha due talenti che quello che ne ha ricevuti cinque, si danno da fare per non rimanere inoperosi e per fare in modo che essi fruttino qualcosa. Il frutto dipende da molti fattori ma ciò che importa è che non si rimanga inoperosi e sterili. Il giudizio aspro e assolutamente negativo che riguarda l’uomo che non si è dato da fare, colui che non ha trafficato i suoi talenti, dice proprio questo. Chi vive una vita di pigrizia, chi si compiace delle cose così come stanno, chi non si dà da fare per procurare un bene maggiore, non ama. È per questo che riceve da Dio un giudizio così negativo. Chi non ama, chi rimane inoperoso, chi rimane a guardare, è chiaro che merita un giudizio di Dio di questo genere. Dio è amore che suscita amore. Chi resiste all’amore non può che essere lontano da Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Siamo nell’anno della speranza. Abbiamo dedicato molti giorni e molte iniziative di questo Giubileo che va verso la sua chiusura a questo tema. Oggi vediamo proprio questa speranza illuminare tutto. Vediamo questa speranza grande illuminare la nostra vita. La speranza della Gerusalemme celeste deve conquistare ciascuno di noi. Noi viviamo nella speranza dell’incontro con Dio, noi viviamo nella speranza della vita eterna. Questa speranza deve conquistare i nostri cuori e deve dare senso a questi giorni che, altrimenti, rimangono sempre come vissuti un po’ a metà…

Proprio perché la speranza abita i nostri cuori, noi tutti ci diamo da fare per le cose della vita. Proprio perché ci sentiamo pellegrini verso la vita eterna, proprio perché ci sentiamo incamminati verso questa meta, tutti noi desideriamo darci da fare nelle cose del tempo per conquistare quelle mete che il Signore stesso ci fa intravedere e che egli stesso pone avanti a noi. Credo che questa immagine di pellegrinaggio verso la vita eterna debba davvero conquistarci tutti.

Specialmente quando siamo tentati di essere senza speranza, specialmente quando non abbiamo in noi lo spirito giusto per affrontare le cose della vita, dovremmo tornare a questa immagine e fare in modo di essere veramente conquistati da essa. Solo se avremo nel cuore questo grande desiderio di Dio, solo se ci sentiremo incamminati verso la salvezza eterna, potremo davvero dire di essere pellegrini di speranza. Mentre viviamo la conclusione di questo anno liturgico e mentre siamo in cammino verso un nuovo Avvento, sia, ancora una volta, la speranza a conquistare i cuori e a donarci di vivere in attesa dell’incontro con il mistero di Dio.

2025-11-08T12:02:55+01:00