Ultima settimana dell’anno liturgico – venerdì
La spiritualità di questo giorno
Concludiamo questo ciclo di Scritture nell’ultimo giorno in cui la liturgia ci dona di leggere questi testi sacri.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ap 22, 12-21
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
In quel giorno udii una voce potente che diceva: «Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le loro vesti per avere diritto all’albero della vita e, attraverso le porte, entrare nella città. Fuori i cani, i maghi, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna! Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino». Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l’acqua della vita. A chiunque ascolta le parole della profezia di questo libro io dichiaro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e se qualcuno toglierà qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose dice: «Sì, vengo presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti.
SALMO Sal 62 (63)
Vieni, Signore: ha sete di te l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R
Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali. R
VANGELO Mt 25, 31-46
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Apocalisse
Le immagini di questi ultimi giorni ci immettono nella comprensione di questa visione. Messi a parte della rivelazione che spinge verso la vita, messi a parte della visione che nutre la speranza, messi in comunione con la Chiesa celeste che attende la sua piena realizzazione da parte di Dio, la conclusione logica per ogni credente è quella di vivere una preghiera particolare, la preghiera di chi, desiderando tutto questo, dice: “Marana-thà, vieni signore Gesù”. Il credente che è messo a parte di tutte queste realtà non chiede altro che questo al Signore: di venire, di mettere fine al tempo, di instaurare il suo regno. Poiché il credente sa bene in che cosa consiste la vita eterna, dal momento che sa bene che l’ingresso nella vita eterna sarà il suo ingresso nella Vita, ogni credente suscita dentro di sé sentimenti di adorazione, di desiderio, quasi di “fretta” per vivere tutte queste cose. Ogni credente sa bene che nessuno conosce l’ora, il giorno, il momento del ritorno del Signore, ma, con la preghiera, quasi si affretta questo momento e si chiede al Signore di non dimenticare la sofferenza degli uomini. Sofferenza che, prima di assumere la forma molteplice che essa può assumere, è sofferenza per essere lontani dal mistero di Dio. Ogni uomo sa bene che il Signore concede a chi lo desidera, di aumentare questo stesso desiderio del cuore. Il desiderio di vedere il volto di Dio è, per eccellenza, nei salmi, il desiderio degli oranti. Il cristiano, ancor più consapevole di quello che lo attende, desidera mettere fine all’esperienza del tempo, non già perché lo rifiuti, non già perché disprezza la vita, ma perché altro non desidera che stare presso Dio. Questo è il desiderio grande dell’esistenza, dell’esperienza, della vita di fede che ognuno ha la possibilità di vivere.
Vangelo
Ancora leggiamo questa pagina del giudizio universale, solo per ribadire, ancora una volta, che ogni uomo sarà giudicato proprio su come avrà vissuto la speranza, su come avrà cercato di vivere opere di amore, su come si sarà messo a servizio degli altri. Il lungo brano di San Matteo ci ricorda questo: chi avrà voluto vedere il Signore presente nelle cose del tempo, chi avrà cercato di fare della propria vita un’occasione di servizio, sarà ammesso alla visione di Dio. Chi avrà tenuto la propria vita per sé, in un certo senso, l’avrà sprecata. Così, chiuso nel mistero del suo egoismo, si precluderà anche la visione del volto di Dio, quella visione che, invece, come abbiamo detto in questi ultimi giorni, dovrebbe essere sempre nel cuore di tutti i figli di Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Abbiamo già riflettuto in varie occasioni su questa preghiera che chiude il libro dell’Apocalisse: marana thà, vieni Signore Gesù. Credo che sia utile e in fondo anche bello chiederci se noi siamo davvero capaci di ripetere queste parole. E non certo per il gusto di ripeterle, ma per essere davvero conformi a quel desiderio che deve ispirare ciascuno di noi: il desiderio di stare con Dio, il desiderio dell’eternità, il desiderio di vedere il volto del Padre. Credo che, oggi, moltissimi uomini chiedano altro: una vita lunga, serena, senza sofferenze, senza fatiche. Questo desiderio, questo modo di ragionare si oppone a questa visione di fede. Si oppone perché tutto questo non è dentro il mistero di Dio, non è conforme alla sua volontà, non è dentro il modo di vedere le cose che Dio vorrebbe instaurare nel mondo. Ecco perché vale la pena che noi ci poniamo questa domanda e, ancora una volta, anche alla luce della lettera pastorale che il Vescovo ci ha donato per quest’anno, verificare se noi siamo in grado di pensare diversamente, di agire diversamente, di comportarci diversamente, rispetto a quello che avviene in generale nella società.
Questa forza alternativa, questa forza interiore che ci deve portare a desiderare la vita eterna, viene solo dalla preghiera. Ecco perché ha senso che, ancora una volta, noi tutti iniziamo a guardare al tempo che ci sta davanti e incominciamo a desiderare quello che l’Avvento pone come meta dei nostri giorni. Il Signore ci doni di saper seguire questa parola che sprona, rilancia, rimanda ciascuno di noi ad un compimento che ancora deve venire. Un compimento da attendere con fiducia, amore, speranza.