Martedì 25 novembre

Settimana della 2 domenica di avvento – martedì 

La spiritualità di questo giorno

La lettura di Ezechiele e dei profeti minori a lui accostati si fa sempre più impegnativa. Proprio questo è il bello dell’esercizio di speranza che vi sto proponendo in questo Avvento.  Per oggi vi suggerisco questo titolo per la meditazione: Dio sostiene i poveri di spirito”.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 5, 1-9
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Il Signore mi parlò, dicendo: «Figlio dell’uomo, prendi una spada affilata, usala come un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba. Poi prendi una bilancia e dividi i peli tagliati. Un terzo lo brucerai sul fuoco in mezzo alla città al termine dei giorni dell’assedio. Prenderai un altro terzo e lo taglierai con la spada intorno alla città. Disperderai al vento l’ultimo terzo, mentre io sguainerò la spada dietro a loro. Conservane solo alcuni e li legherai al lembo del tuo mantello; ne prenderai ancora una piccola parte e li getterai sulla brace e da essi si sprigionerà il fuoco e li brucerai. A tutta la casa d’Israele riferirai: Così dice il Signore Dio: “Questa è Gerusalemme! Io l’avevo collocata in mezzo alle nazioni e circondata di paesi stranieri. Essa si è ribellata con empietà alle mie norme più delle nazioni e alle mie leggi più dei paesi che la circondano: hanno disprezzato le mie norme e non hanno camminato secondo le mie leggi”. Perciò, dice il Signore Dio: “Poiché voi siete più ribelli delle nazioni che vi circondano, non avete camminato secondo le mie leggi, non avete osservato le mie norme e neppure avete agito secondo le norme delle nazioni che vi stanno intorno, ebbene, così dice il Signore Dio: Ecco, anch’io sono contro di te! Farò giustizia di te di fronte alle nazioni. Farò a te quanto non ho mai fatto e non farò mai più, a causa delle tue colpe abominevoli”».

SALMO Sal 76 (77)

Nel giorno dell’angoscia io cerco il Signore.

La mia voce verso Dio: io grido aiuto!
La mia voce verso Dio, perché mi ascolti.
Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi. R

Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito.
Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e incapace di parlare. R

Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra i popoli. R

PROFETI Gl 4, 15-21
Lettura del profeta Gioele

Così dice il Signore Dio: «Il sole e la luna si oscurano e le stelle cessano di brillare. Il Signore ruggirà da Sion, e da Gerusalemme farà udire la sua voce; tremeranno i cieli e la terra. Ma il Signore è un rifugio per il suo popolo, una fortezza per gli Israeliti. Allora voi saprete che io sono il Signore, vostro Dio, che abito in Sion, mio monte santo, e luogo santo sarà Gerusalemme; per essa non passeranno più gli stranieri. In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque. Una fonte zampillerà dalla casa del Signore e irrigherà la valle di Sittìm. L’Egitto diventerà una desolazione ed Edom un arido deserto, per la violenza contro i figli di Giuda, per il sangue innocente sparso nel loro paese, mentre Giuda sarà sempre abitata e Gerusalemme di generazione in generazione. Non lascerò impunito il loro sangue, e il Signore dimorerà in Sion».

VANGELO Mt 12, 14-21
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. I farisei uscirono e tennero consiglio contro il Signore Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

La Scrittura

Anch’io sono contro di te…

Il sole e la luna si oscureranno, ma il Signore è un rifugio per il suo popolo…

Ecco il mio servo che io sostengo…

Anche oggi la lettura che ci dona il taglio spirituale della giornata è quella di Ezechiele. Se vogliamo capire questa pagina dobbiamo metterci nell’ottica delle azioni simboliche. Ciò che i profeti, in generale, fanno, rispecchia ciò che essi dicono e la loro parola unita alla loro azione diventa simbolo di ciò che Dio dice al suo popolo. Il profeta, come avete sentito, è chiamato a radersi e a dividere i peli tagliati in diversi mucchietti che hanno ciascuno una sua fine. Per l’Israele antico, radersi è sempre qualcosa di negativo. Avere capelli lunghi e barba lunga è segno dell’appartenenza a Dio: radersi, ovviamente, del suo contrario. Il profeta deve radersi per dire a tutto il popolo che il desiderio di Dio è quello che ciascuno gli “appartenga”, cioè che ogni uomo sia segno della sua presenza, della sua benevolenza e sia richiamo alla lode di Dio da compiere in modo che tutto il popolo risplenda della sua presenza. Il peccato rovina questa realtà. Il profeta deve denunciare che troppo forte, troppo grande e troppo duraturo nel tempo è stato il peccato di Israele. Per questo egli verrà tagliato. Ci sarà solo una piccola parte che sarà conservata. Sono gli uomini fedeli a Dio, che, grazie al cielo, non mancano mai. È da questi uomini, come dai pochi peli attaccati alla cintura del profeta, che si sprigionerà un fuoco che rinnoverà ogni cosa. Immagine che dice bene che anche pochi uomini di fede, convinti del proprio credo, forti della propria preghiera e della propria professione di fede, possono far risorgere ciò che sembra essere solo cenere e morte.

Così capiamo bene anche il richiamo di Gioele. Il profeta sa benissimo che l’esperienza del tempo è solo momentanea. Non sappiamo quanto sia lunga, sia a livello personale – la durata della vita è sempre un mistero che ci avvolge – sia a livello generale – la durata del cosmo è nelle mani di Dio –. In questa situazione che rimane una situazione di precarietà, la fede rappresenta un punto sicuro di appoggio. Credere nel nome del Signore da cui proviene ogni cosa e al quale occorre riferire ogni bene è già sintomo di sicurezza. L’uomo, invece, cerca la propria sicurezza in altro. Cerca la propria sicurezza nelle cose o in sé stesso. Ma l’unico punto sicuro di salvezza è la presenza di Dio che, tra le cose che mutano tutte, non solo non muta mai, ma non viene mai meno. Ecco perché Dio è fonte di speranza certa.

Il Vangelo, poi, diventa ulteriore fonte di consolazione e di speranza, perché Gesù, rileggendo il profeta Isaia, non solo dice e ricorda che Dio sostiene coloro che cercano di compiere la sua volontà, in qualsiasi condizione di vita ciò avvenga, ma propone anche sé stesso, la sua stessa persona, come punto di riferimento per annunciare questa verità. Anche Gesù sarà rifiutato, e noi tutti sappiamo in che modo. Ma sappiamo anche che il sostegno del Padre non è mancato e che la risposta del Padre non si è fatta attendere. La risurrezione di Cristo è la dimostrazione di questa verità.

Per noi e per il nostro cammino di fede

I richiami per noi, perché la nostra speranza sia certa, sono evidentissimi. Anche noi ci lamentiamo di essere in pochi. Il calo numerico che sta vivendo la Chiesa diventa, per noi tutti, un po’ fonte di lamentazione, un po’ fonte di scoraggiamento, un po’ calo di speranza, un po’ lamento continuo sul tempo che viviamo… e altro ancora! Le Scritture ci hanno ricordato che ci sono tempi in cui la fede cala, la presenza delle istituzioni di fede non è più incisiva, l’ardore generale va scemando. Sono epoche che sono fatte così. Non si può far niente. Niente se non cercare di tenere viva la propria fede e fervente il proprio impegno. Il profeta ci ha ricordato che bastano pochi uomini convinti di quello che fanno, per riaccendere lo zelo di tutto un popolo. Questa lezione profetica è la lezione biblica per eccellenza. Dio salva sempre con i pochi che gli sono fedeli. Dio si serve dei pochi fedeli per riaccendere il senso religioso di molti. Dio non guarda ai grandi numeri, piuttosto chiede che chi lo segue sia convinto di quello che fa e di come farlo. Così è anche nel nostro tempo, nella nostra Chiesa, in questa nostra società. Dio salva e richiama alla fede attraverso l’esempio e l’impegno di persone particolarmente convinte e particolarmente vicine. Tra queste dovremmo essere anche noi, noi che ci stiamo esercitando in Avvento a partire dalla Parola, noi che stiamo vivendo un richiamo di singolare importanza, noi che stiamo in qualche modo servendo il Signore. È proprio a noi che è chiesto di essere come quei pochi peli da cui si sprigiona un fuoco. A noi è chiesto di essere tra quei pochi che sanno ricordare a tutti che Dio è vicino. A noi è chiesto di farci un po’ carico della salvezza di tutti, accettando anche di essere come quei “servi del Signore” che incontrano ostilità, incomprensione ma che sanno in fondo sempre che il Signore è vicino. Sempre. In qualsiasi condizione. Sarebbe questa la grazia da chiedere. Normalmente chiamiamo tutto questo grazia della perseveranza. A noi è chiesto solo questo nel tempo. È la nostra perseveranza che può insegnare, può essere punto di riferimento, può essere stimolo, spunto buono, perché altri riaccendano la fede in Dio e in Gesù Cristo.

È così che, in questo tempo, in questo mondo, in questa Chiesa, in questa concreta comunità, noi siamo chiamati ad essere “servi” del Signore. “Servi”, cioè uomini e donne che sanno accettare che le concrete situazioni del vivere siano segno della sua presenza, del suo amore, della sua grazia.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Mi preoccupa il calo numerico dei fedeli?
  • Cosa faccio io per essere tra quei fedeli che sanno far sprigionare un fuoco che sa riaccendere lo zelo nel cuore di molti?
  • Questo Avvento diventa per me richiamo ad essere, per quello che posso, “servo del Signore”?
2025-11-20T13:37:50+01:00