Le Palme
Introduzione
- Cosa significa vivere la relazione con Cristo?
- Quali sono le condizioni spirituali per chiudere questa quaresima?
Abbiamo dedicato tutta la quaresima alle relazioni: la relazione di Cristo con il demonio che ci ha permesso di riflettere sulla nostra relazione con il maligno; la relazione di Cristo con la Samaritana che ci ha permesso di riflettere sulle nostre relazioni impossibili; la relazione di Cristo con i discendenti di Abramo che ci ha fatto parlare delle relazioni senza esito positivo; la relazione con il cieco nato che ci ha permesso di parlare delle relazioni inutili e, infine, quella con Lazzaro che ci ha permesso di riflettere sulla relazione con le tradizioni e i riti.
Ora, in questa ultima domenica che ci immette nella settimana Santa vorrei che riflettessimo sulla relazione con Cristo.
La Parola di Dio
LETTURA Is 52, 13 – 53, 12
Lettura del profeta Isaia
Così dice il Signore Dio: «Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli».
SALMO Sal 87 (88)
Signore, in te mi rifugio.
Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l’orecchio alla mia supplica. R
Io sono sazio di sventure,
la mia vita è sull’orlo degli inferi.
Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa,
sono come un uomo ormai senza forze.
Sono libero, ma tra i morti. R
Hai allontanato da me i miei compagni,
mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo,
si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani. R
EPISTOLA Eb 12, 1b-3
Lettera agli Ebrei
Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.
VANGELO Gv 11, 55 – 12, 11
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
Vangelo
Partendo dalla relazione tra Cristo e Maria di Betania.
Una relazione fatta di accoglienza. Quella casa che, come abbiamo sentito settimana scorsa non era stata visitata dal Signore nella morte di Lazzaro, diventa, ora, di nuovo casa di amicizia, casa accogliente. È tutta una premura per Gesù. Si capisce la riconoscenza, ma ancor di più quel salto di fede che il Signore ha permesso di compiere alle sorelle che, ora, possono dedicarsi una alla cena l’altra ad un gesto squisito di venerazione e di amore premuroso.
Una relazione fatta di donazione. Maria dona, come abbiamo sentito ancora una volta, un vaso di nardo preziosissimo, dal valore circa di uno stipendio annuo medio. Questo colpisce. Il conto viene veloce a Giuda. Non a Maria che utilizza quel vaso di alabastro e quel nardo prezioso per una donazione più importante: quella di sé stessa. In segno di accoglienza, di rispetto, di ringraziamento asciuga i piedi del Signore con i suoi capelli. Di più. È un segno di sequela. Lei che aveva imparato da tempo a stare ai piedi del Signore per poter ascoltare ciò che diceva ai suoi discepoli, lei che aveva visto la potenza del Signore in atto nella risurrezione di Lazzaro, lei che era stata quella che “si era scelta la parte migliore”, come ebbe a dire lo stesso Signore, offre qualcosa di suo, per dire la sua sequela, il suo cammino interiore, il suo aderire in tutto e per tutto a ciò che Egli aveva detto e rivelato.
Una relazione fatta di attenzione. Questa donna rivela di avere capito ciò che altri, probabilmente, non hanno ancora capito. Lei sa che quello che sta per succedere riguarda la persona di Gesù. Lei ha compreso che qualcosa accadrà nella Pasqua vicina. Non dice, non parla. Agisce con un gesto del corpo per dire che lei prevede in qualche modo la fine violenta. Il nardo che utilizza è il nardo per i morti, è il nardo probabilmente avanzato alle unzioni di Lazzaro. Così, con semplicità, lei si dichiara tra coloro che vorranno accompagnare Gesù in questo momento. Non sa cosa accadrà, non sa cosa potrà fare lei, donna e per di più non abitante a Gerusalemme. È per questo che anticipa. Anticipa con la sua attenzione quello che accadrà. Una donna che vede con gli occhi del cuore e che agisce con amore.
Lei è la donna che accoglie pienamente Cristo. Senza nulla dire, dice tutto. Senza voler apparire, vive la scena in un modo unico, irripetibile, che insegna che ogni anima è chiamata ad attendere e ad accogliere Cristo così, con una unicità che non può che essere tipica di quell’anima. Maria lo sa e, per questo, compie un gesto che non ha pari e che la liturgia ci fa ricordare proprio per dirci questo: ogni anima è chiamata ad accogliere Cristo in un modo unico, originale, irripetibile.
Lettura
Se Maria di Betania fa questo è perché ha bene in mente le parole di Isaia. Era donna di fede, era donna che amava ascoltare il Signore. In qualche modo aveva sentito dei preannunzi della passione che il Signore aveva fatto. In qualche modo si era lasciata commuovere il cuore. In qualche modo era andata a ricordare, nella sua memoria, quello che il profeta aveva detto. Il profeta che aveva parlato “dell’uomo dei dolori, di colui che ben conosce la sofferenza e il patire”, di colui che “non ha bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere”. Maria sa che quel corpo che lei sta ungendo appartiene a “Colui che è disprezzato dagli uomini e che si è caricato le nostre sofferenze, colui sul quale il Signore ha fatto ricadere l’iniquità di tutti”. Maria di Betania ha capito che in Gesù si avvererà quella terribile profezia del profeta: “il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di tutti noi”. Parole misteriose. Eppure parole cariche anche di speranza. Il profeta aveva intuito e Maria sembra capire che “quando offrirà se stesso in sacrificio, vedrà una discendenza” e lei, povera donna di Betania, vuole far parte di questa discendenza. Vuole a tutti i costi avere una parte nel popolo di coloro che hanno a che fare con quel dolore, con quella espiazione, con quell’uomo misterioso che parla di vita eterna e che fa risorgere davvero i morti. Lei lo sa e per questo custodisce quella parola che dona speranza e accende l’amore.
Epistola
Così come anche l’autore della lettera agli ebrei invitava a ricordare che occorre “tenere fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede”. Un invito a fare come Maria di Betania, un invito a non perdersi, un invito a fare proprie le parole dei profeti antichi. Un invito a guardare la Croce del Signore, per comprendere quella parola antica, bella, difficile ma affascinante. Un invito a fare in modo che tutti potessero comprendere che solo dalla Croce del Signore vengono agli uomini tutte quelle grazie spirituali di cui ciascuno ha bisogno per continuare il proprio cammino e per vivere appieno la propria vocazione. La lettera agli Ebrei diceva anche perché occorre fare tutto questo: “perché non vi stanchiate perdendovi d’animo”. Chi smette di fare ciò che ha fatto Maria, chi smette di vivere una relazione personale, intensa, di donazione, di vicinanza, di amore, di ascolto, si perde d’animo e, alla fine perde la relazione con Cristo.
Perchè la Parola dimori in noi
Perché abbiamo insistito così tanto sul tema delle relazioni? Perché ancora vorremo farlo nel prossimo Triduo Pasquale? Per giungere a questo apice, per ricordare che tutte le cose che il Vangelo di questa intensa quaresima ci hanno suggerito, ci spingono a parlare della relazione con Cristo.
La relazione con Cristo si vive. Più che parlare della relazione con Cristo, la liturgia ci sta dicendo che occorre viverla. Più che dire cose su come vivere questa relazione, la chiesa ci sta dicendo che occorre metterci in una seria relazione con l’uomo dei dolori. Della relazione con Cristo non occorre fare o avere una teoria. Occorre viverla nel concreto.
La relazione con Cristo passa per la Croce. In secondo luogo, le scritture di oggi ci ricordano e ci dicono che la relazione con Cristo passa sempre attraverso la Croce. La Croce da adorare, la Croce da vivere, la Croce da amare perfino. La Croce che è il simbolo della nostra fede. Noi tutti, nei prossimi giorni, siamo anzitutto chiamati a fare questo: rimanere davanti alla Croce in silenzio, in atteggiamento di vera adorazione. Ecco il primo e più importante insegnamento. La Croce si guarda anche in silenzio. Non occorrono cose da dire, non occorrono pratiche da fare. Abbiate il coraggio di venire in Chiesa a di stare anche da soli a guardare il Crocifisso.
La relazione con Cristo è relazione per chiedere il perdono dei peccati. Nella relazione con il Crocifisso, nella relazione con l’uomo dei dolori, occorre fare questo: occorre chiedere il perdono dei peccati. Anche noi, come Maria di Betania, abbiamo bisogno di ungere i piedi del Signore, simbolicamente, ungiamo i piedi del Signore con il nostro pentimento, ungiamo i piedi del Signore ripensando alle cose sbagliate della vita e mettendo tutte queste dimensioni nel cuore di Cristo. È lui che, dalla Croce, ce lo chiede. È lui che, dalla Croce, ci domanda di essere tra coloro che sanno chiedere il perdono dei propri peccati. Vivere l’unzione di Betania in modo spirituale, significa solamente questo. Non vergognarci di chi siamo, non dubitare del suo perdono, non perdere, in questa Pasqua, l’appuntamento con quella misericordia del Signore che è sempre come quel vaso: misericordia addirittura sprecata. Dio non lesina. Dio ha donato sé stesso per rimettere i peccati. Dio è sulla Croce perché vuole dire a te che tutti i tuoi peccati ti sono rimessi.
La relazione con Cristo è per sentirci parte della sua posterità, del popolo che si è acquistato sulla Croce. La relazione con Cristo è anche relazione con tutti coloro che sanno di essere redenti, con tutti coloro che sanno di essere stati perdonati dalla passione, dalla morte e nella risurrezione del Signore, ce lo ha detto anche il lungo percorso di quaresima che abbiamo fatto. Noi non siamo credenti solitari. Noi siamo dentro un popolo che, insieme, spera, soffre, crede, si sente in cammino. Ecco perché tutto ha un senso: anche la relazione che sembra inutile morta, non promettente, con la forza di Cristo e nella luce della Pasqua può trovare una sua forza, una sua identità, un suo senso.
Così vi chiedo di vivere questa settimana santa. Può essere che qualcuno non senta il richiamo ai riti, bellissimi di questi prossimi giorni. Può essere che qualcuno pensi alla settimana come ad una settimana tutto sommato normale. Può essere che qualcuno torni qui domenica prossima, come fa ogni settimana. Vi chiedo di non fare così! Vi chiedo di non lasciare che questi giorni siano normali! Vi chiedo di avere una relazione con Cristo, nel triduo santo. Nel Giovedì, giorno in cui il Signore istituisce la Santa Eucarestia, vorrete voi non essere presenti a ricevere questo suo dono? Nel venerdì, non vorrete voi essere come dei nuovi cirenei e fare un tratto di strada con il Signore nella sua passione? Nella Pasqua vorrete non ricevere il suo perdono e vivere la S. messa come una Messa normale?
Io credo che a tutti sia chiesto di riflettere, per vivere bene quella relazione con Cristo che, in questi giorni santi ed autentici, trova tutto il suo senso, il suo cuore, il suo apice.
Maria Santissima , Madre che è sotto la Croce, guidi il cammino di ciascuno di noi.
Amen.