lunedì 27 aprile

Settimana della 4 domenica di Pasqua – lunedì

La spiritualità di questo giorno

Questa quarta settimana di Pasqua è speciale. Anzitutto oggi vogliamo ricordare le beate Caterina e Giuliana del Sacro Monte di Varese, domani Santa Gianna Beretta Molla, mercoledì Santa Caterina da Siena, poi sarà il famoso giovedì “a metà della festa” e, venerdì, inizieremo il mese di maggio con la memoria di San Giuseppe lavoratore ma, soprattutto, con il culto per la Beata Vergine Maria. Una settimana piena, carica di santi, di memoria, di richiami spirituali.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 9, 31-43
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. La Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saron e si convertirono al Signore. A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto al corpo, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva. La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore. Pietro rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone, conciatore di pelli.

SALMO Sal 21 (22)

A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fratelli.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre! R

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli. R

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. R

Io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!». R

VANGELO Gv 6, 44-51
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Vangelo

Riprendiamo la lettura del capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, che ci riporta al discorso sul pane di vita. La prima affermazione di Gesù è centrale nella predicazione che riceviamo oggi: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre”. Gesù ci ricorda che la fede è dono, la fede è cammino dello Spirito che si apre solo nella grazia dello Spirito di Dio. La propria disposizione, la buona volontà contano, ma solo fino ad un certo punto. Non si giunge da nessuna parte se non è il Padre che ci attira a sé attraverso il Figlio. Come ci attira a sé Dio attraverso Gesù Cristo? Ecco il discorso sul pane di vita. È l’Eucarestia quella presenza costante di Cristo che attira tutti a sé e che istruisce ciascuno. È la presenza di Cristo nel pane consacrato che attira ogni credente permettendo così quell’esperienza che, altrimenti, sarebbe stata possibile solo a coloro che hanno incontrato di persona il Signore e che hanno potuto seguirlo di persona. Per tutti i credenti che non sono contemporanei di Cristo diventa possibile la medesima esperienza solo attraverso la Santa Eucarestia, che attira a sé ogni uomo e che permette ad ogni uomo di camminare sulle strade che portano a Dio.

Atti

Questa esperienza è resa possibile solo nella mediazione ecclesiale. Ecco, allora, il cuore della prima pagina che abbiamo ascoltato, la pagina degli Atti che, in fondo, ci descrive una scena tipica di ogni parrocchia. Sentiamo la storia di Tabità che è una donna che frequenta la comunità che si sta radicando nella città in cui vive. Una comunità che si trova a pregare nel ricordo del Signore, una comunità che trova la sua centralità proprio nella Santa Eucarestia, una comunità che diviene capace di compiere opere di amore nel nome del Signore risorto. Così che Tabità si dedica ai lavori femminili che sa compiere e li dona alla comunità per il bene di tutti. Una pagina molto bella ma, se vogliamo, molto comune. Una pagina che si rivive in tutte le comunità cristiane del mondo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Su che cosa si reggono le nostre comunità cristiane? Quale esperienza possiamo fare e possiamo permettere di fare nelle nostre comunità? Io credo che possiamo anche noi permettere a tutti di fare l’esperienza di Tabità, cioè l’esperienza di una comunità dove si incontrano le persone, dove vivono insieme i giovani e i vecchi, gli uomini, le donne, i bambini, una comunità dove ci si confronta e dove si cresce insieme. Una comunità dove a ciascuno è anche possibile vivere espressioni di amore secondo il proprio carisma, secondo le proprie capacità e propensioni. Da cosa è tenuta insieme questa vita comunitaria? Solo dall’Eucarestia, che deve essere non solo teoricamente ma anche veramente il cuore di tutta una comunità. Quando l’Eucarestia è il centro della vita comunitaria, allora diventa possibile qualsiasi esperienza. Quando l’Eucarestia è il cuore e il centro di ogni comunità cristiana, allora diventa possibile ogni fioritura del Vangelo. Ciò che più conta, poi, è che in una comunità di questo genere, diventa possibile cercare sempre più il mistero di Dio che, anche attraverso le dinamiche di carità, di vicinanza, di comprensione che si vivono in una comunità cristiana, attira a sé.

Così possiamo tornare anche alla memoria delle sante che ricordiamo oggi. Perché queste donne si ritirarono sul monte? Perché queste donne diedero vita ad un’esperienza di comunità che perdura ancora oggi? Perché queste donne attirarono a Dio altre donne? Proprio perché fecero esperienza di Dio presente nell’Eucarestia, proprio perché si lasciarono attirare da Dio e per questo poterono vivere con fede i loro giorni, ma anche con quella grande carità che, poi, sa essere di richiamo per altri. Le Beate Caterina e Giuliana ci dicono che loro stesse, per prime, si sentirono chiamate da Dio ad un’esperienza unica e, per questo, seppero poi trasmetterla ad altri.

Chiediamo anche noi per la nostra comunità questa grazia, impegnandoci noi per primi a fare questa esperienza e poi permettendola ad altri, così da poter attirare a Dio tutti coloro che, consapevoli dell’amore e della presenza stessa di Cristo nella comunità cristiana, possono ripetere quell’esperienza di discepolato e di comunione che rende vero il Vangelo nell’oggi della storia.

2026-04-23T10:13:44+02:00