Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – martedì
La spiritualità di questo giorno
I segni nella piccolezza. Mi sembra che le due Scritture di oggi vadano proprio in questa direzione.
La Parola di questo giorno
LETTURA Es 6, 29 – 7, 10
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Io sono il Signore! Riferisci al faraone, re d’Egitto, quanto io ti dico». Mosè disse alla presenza del Signore: «Ecco, ho le labbra incirconcise e come vorrà ascoltarmi il faraone?». Il Signore disse a Mosè: «Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta. Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli Israeliti dalla sua terra. Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nella terra d’Egitto. Il faraone non vi ascolterà e io leverò la mano contro l’Egitto, e farò uscire dalla terra d’Egitto le mie schiere, il mio popolo, gli Israeliti, per mezzo di grandi castighi. Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando stenderò la mano contro l’Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!». Mosè e Aronne eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato; così fecero. Mosè aveva ottant’anni e Aronne ottantatré, quando parlarono al faraone. Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: «Quando il faraone vi chiederà di fare un prodigio a vostro sostegno, tu dirai ad Aronne: “Prendi il tuo bastone e gettalo davanti al faraone e diventerà un serpente!”». Mosè e Aronne si recarono dunque dal faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato: Aronne gettò il suo bastone davanti al faraone e ai suoi ministri ed esso divenne un serpente.
SALMO Sal 104 (105)
Il Signore è fedele alla sua alleanza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R
Ma Dio rese molto fecondo il suo popolo,
lo rese più forte dei suoi oppressori.
Cambiò il loro cuore perché odiassero il suo popolo
e agissero con inganno contro i suoi servi. R
Mandò Mosè, suo servo,
e Aronne, che si era scelto:
misero in atto contro di loro i suoi segni
e i suoi prodigi nella terra di Cam. R
VANGELO Lc 4, 25-30
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Esodo
Partiamo dal testo dell’Esodo anche oggi. Se proviamo a pensare, la storia di Mosè ha dell’incredibile. A chi chiede Dio uno straordinario atto di disponibilità per liberare il suo popolo dall’oppressione? Ad un ebreo, uno di quelli che il faraone stesso vorrebbe uccidere, un balbuziente, uno che fa fatica anche a parlare. E chi manda come aiuto a quest’uomo? Suo fratello Aronne, un altro ebreo. Certo capace di parlare, ma un uomo senza possibilità di riuscita, senza possibilità di fare cose eclatanti. Insomma, due che non contano niente.
Quale segno dà al suo popolo Dio? “Servirete Dio su questo monte”. Sono le sue parole esatte. Non proprio un indizio, non proprio qualcosa di certo. Anzi, qualcosa di estremamente vago, qualcosa di difficile, perfino, da interpretare. Qualcosa che suona come una promessa ma, in fondo, niente di concreto. Eppure Mosè, Aronne e molti altri si sono fidati di questa promessa che ha portato grandi cose a partire da piccolezze infinite.
Vangelo
Così come sono segni da nulla i testi sacri a cui faceva riferimento la parola di Gesù. Chi era Elia? Certo un profeta nobile per Israele, ma per gli stranieri non era nessuno. Al massimo un visionario. Eppure è proprio a questo uomo che si è fatto piccolo che Dio ha dato poteri immensi, tanto da sbaragliare qualsiasi nemico e da restituire la fede al popolo tutto. Chi era mai Naaman il Siro? Uno sconosciuto, un lebbroso, per giunta. Eppure è proprio a lui che viene data quella rivelazione che, poi, porterà onore a tutto Israele. Chi era Eliseo, se non il discepolo di costui? E chi era la donna da lui miracolata? Una poveretta, una vedova di Serepta di Sidone, un posto sconosciuto ai più. Eppure è proprio a lei che viene data in sorte una presenza di Dio unica e singolarissima. È proprio a lei che il profeta donerà una presenza particolare di Dio stesso.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Le due Scritture, nel loro insieme, ci dicono che Dio agisce così, con i poveri e con segni piccoli.
Che cosa è mai l’Eucarestia se noi la guardiamo dall’esterno? Non è altro che un po’ di pane e un po’ di vino! Chi sono gli uomini che la celebrano? Sono dei poverini, dei peccatori come gli altri ai quali Dio ha concesso una grazia e un dono infinitamente grandi. Sono uomini che portano la presenza stessa di Dio in mezzo ad altre povertà, in mezzo ad altre piccolezze, facendo sì che la piccolezza del Sacramento illumini e sostenga anche le piccolezze degli altri uomini, le quali, alla luce di questa rivelazione, trovano anche un senso.
L’Eucarestia è, dunque, il “piccolo” segno che rende “grande” la vita di chi la riceve. È il “piccolo” sacramento che alimenta e rende “grande” la fede di coloro che la vivono, l’abbracciano, credono in essa. Noi siamo tra questi. Noi che siamo qui a celebrare anche oggi questo Sacramento, siamo tra coloro che hanno ricevuto una grandissima occasione, una grandissima opportunità: essere messi al cospetto della grandezza di Dio partendo dalla piccolezza dei segni.
Anche noi che ci stiamo preparando alla solennità del Corpus Domini abbiamo questa opportunità: vedere Cristo, lasciarci sostenere da Cristo, lasciarsi da lui guidare proprio da un sacramento che è “solo” del pane e del vino.
Eppure sono proprio questo pane e questo vino che, trasformati dalla forza dello Spirito di Dio, divengono il Suo corpo e il Suo sangue, il Sacramento che sostiene il cammino di tutti e che guida tutti alla salvezza.
Ringraziamo per il dono che riceviamo. Cerchiamo di fare nostro questo dono. Cerchiamo di celebrare sempre e il più possibile bene questo Sacramento. Più saremo uniti a Cristo, più potremo dire di avere visto la sua gloria e di avere preso parte alla sua salvezza. A quella salvezza che, in Cristo, è data ad ogni uomo.