Domenica 07 giugno

2 dopo Pentecoste

Introduzione

Chi è l’uomo?

La questione è stata spesso dibattuta e, certo, ha avuto anche momenti di particolare intensità. Eppure, pare che oggi la questione non abbia tanto interesse. Ben venga che questa domanda ci venga riproposta  dalle scritture di oggi perché ci aiutano a capire chi siamo noi, cosa facciamo sulla terra, cosa possiamo o dobbiamo aspettarci. Fermarci a riflettere sul tema della nostra identità ci aiuta a capire quale sia lo scopo della nostra vita.

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 17, 1-4. 6-11b. 12-14
Lettura del libro del Siracide

Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. Loderanno il suo santo nome per narrare la grandezza delle sue opere. Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita. Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti. I loro occhi videro la grandezza della sua gloria, i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa. Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo.

SALMO Sal 103 (104)

Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore. R

Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Hai fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra. R

Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra. R

EPISTOLA Rm 1, 22-25. 28-32
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.

VANGELO Mt 5, 2. 43-48
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Siracide

Molte le risposte del Siracide, come sempre ben coordinate tra loro.

L’uomo è un essere fragile. “Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa lo fece tornare”. E’ la prima affermazione del testo sacro. Con queste parole, il sapiente ci aiuta ad inquadrare subito la vita nel giusto senso: la nostra esistenza è importante perché viene da Dio, anche nella sua caducità, anche nella sua fragilità, anche nella sua temporalità. La vita è un dono che ha un inizio ed una fine, i giorni dell’uomo sono contati. Ecco la prima consapevolezza.

L’uomo è immagine e somiglianza di Dio. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò”. È la teologia della Genesi, che anche noi conosciamo bene fin dal catechismo. L’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio e, sulla terra, ogni uomo ripropone l’immagine del creatore.

L’uomo è un essere che pensa. “Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare”. È la frase più bella del testo. L’uomo ha la capacità di pensare, l’uomo ha sensi per comprendere le cose che avvengono in lui e attorno a lui. Se questo accade è perché egli possa comprendere sé stesso e il suo mondo e possa pensare. In questo sta il vertice dell’essere immagine e somiglianza di Dio.

L’uomo è sé stesso quando ha fede. “Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori”. Tutto, però, ha un ordine, anche nella mente e nel cuore dell’uomo. La capacità di pensare è data anche perché l’uomo possa pensare al suo rapporto con Dio, rapporto che chiamiamo fede. L’uomo è sé stesso e realizza sempre più il suo essere immagine e somiglianza di Dio, tanto quanto fa crescere in lui lo spirito del suo “santo timore”, ovvero lo spirito della fede.

L’uomo ha un compito nel creato. “Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo”. A tutto questo corrisponde un compito. L’uomo deve guardarsi da ogni ingiustizia e prendersi cura del prossimo. L’uomo può fare milioni di cose, la sua intelligenza può spaziare in mille modi e in mille cose ma se mancasse l’attenzione alla giustizia e la capacità di prendersi cura degli altri, qualsiasi altra cosa possa fare l’uomo, sarebbe un fallimento. Solo nel senso della giustizia, che viene da Dio e solo nel prendersi cura dell’altro nel nome di Dio perché ciascuno è immagine e somiglianza del creare, sta la vera grandezza dell’uomo. Dentro questi due estremi, invece, trova senso ogni altra cosa, anche qualsiasi applicazione dell’intelligenza possibile a coloro che Dio ha creato e che ha animato con il suo spirito.

Ecco chi è l’uomo. L’uomo è colui che è creato ad immagine del creatore, che può fare cose grandi sulla terra se sa vivere la giustizia e se sa prendersi cura dell’altro.

Romani

Se questo è il progetto originario di Dio, se questo è l’ideale che l’uomo sarebbe anche invitato a riscoprire sempre, come, di fatto, vive l’uomo? Che risposta sa dare l’uomo a questa azione di Dio? risponde San Paolo nell’Epistola con un’affermazione difficile ma centrale nel suo pensiero. “Mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore”. L’uomo risponde utilizzando sì la sua intelligenza, ma non per vivere nella giustizia e nella cura dell’altro, ma, piuttosto, per pensare solo a sé stesso. Dimenticando Dio e appassionandosi solo delle cose che la sua intelligenza può controllare e creare, l’uomo vive lontano da Dio. Dio rispetta questa libertà che pure si volge contro di lui, ma il risultato è che l’uomo vive come abbandonato da Dio, non perché Dio lo abbandoni a sé stesso, non interessandosi più di lui, ma perché fino a quando l’uomo non riconosce che questo suo progetto di potenza è fallimentare, Dio lo lascia andare per le sue strade, per le sue vie, per i suoi pensieri.

Ecco la nuova identità dell’uomo: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. L’espressione più terribile è proprio l’ultima. L’uomo lontano da Dio si trasforma in un essere senza cuore e senza misericordia. Colui che avrebbe dovuto avere il timore di Dio, cioè la fede per servire il prossimo, si trasforma in uno che non loda Dio e non ha nemmeno rispetto dell’uomo. Pensa solo a sé stesso, al proprio star bene, alla propria vita, alla propria esistenza, senza capire nulla di quanto, invece, sia indispensabile per gli altri.

Vangelo

C’è una possibilità di recupero? C’è una possibilità di tornare sui propri passi? C’è una possibilità di correzione? Si! Lo dice con chiarezza il Vangelo: l’unico modo è che uno torni ad avere uno spirito di contemplazione molto alto, che permetta a tutti di avere sempre davanti a sé quell’ideale di Dio, che diventa anche come una nostalgia che Dio stesso mette nel cuore dell’uomo e che l’uomo può trasformare in desiderio. Il desiderio di essere come Dio, non nella potenza, ma nel servizio, nell’attenzione del cuore rivolta a tutti, a Dio in primis e poi agli altri uomini. Il desiderio di essere uno che sa essere imparziale come Dio, che sa far sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e piovere sui giusti e sugli ingiusti. Il desiderio di avere discernimento molto forte, per essere sempre capace di agire con giustizia e con rispetto. Il vangelo vorrebbe far sorgere questo desiderio ne cuore dell’uomo. Desiderio altissimo, forse tanto alto da apparirci sproporzionato. Chi mai può essere come Dio? solo colui che ricordandosi di essere immagine e somiglianza del creatore, cerca di viverne ogni giorno le conseguenze.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Chi sono io?
  • Che senso do alla mia storia?
  • Quale vuole essere la mia identità?

Quasi anticipando il tema del prossimo anno, io credo che sia più che mai urgente fermarsi sulla questione dell’identità. Chi è l’uomo? Chi sono io? io sono uno che è creato ad immagine e somiglianza di Dio, uno che è stato creato per cercare di lodare il suo nome, uno che è stato creato per essere giusto, per servire gli altri nel nome di Dio. Nonostante le difficoltà e le fragilità. Io sono questo? Ecco la prima domanda che vorrei tutti oggi potessimo portare a casa.  Perché se noi non sapremo tendere alla giustizia e a questa capacità di servizio, rischiamo di non vivere un’esistenza cristiana. Ci sono molte forme per vivere la propria vita, ci sono molti modelli diversi per cercare di dare senso all’esistenza. Noi, che siamo i battezzati, che siamo i cristiani, dovremmo aderire a questo modello. Altrimenti compromettiamo la nostra stessa identità. A me pare che il nostro tempo sia proprio questo: un tempo nel quale va a finire che il cristiano diventa come gli altri. Ma se accade questo, allora la vita cristiana perde il suo sapore ed anche il suo senso. Siamo sicuri di volere questo?

In secondo luogo, io vorrei che tutti ci domandassimo: ma io sono uno che pensa? A me pare che oggi si pensi molto poco. Queste questioni rischiano di non interessarci. Pensiamo solo a quello che dobbiamo fare, a come dobbiamo divertirci, a cosa possiamo fare per arricchire di più la nostra vita. La vita può essere davvero ridotta a questo? Il fatto che non si pensa più lo si vede anche dal fatto che leggiamo poco, ci formiamo poco, se non solo per le questioni che ineriscono direttamente al lavoro. Per queste siamo super formati. Super esperti. Ma per le cose della fede, non accade così. Per le cose di Dio, non accade quasi mai questo! Il richiamo che possiamo portare  a casa questa domenica e che vale già anche per l’estate, è proprio questo: impara a pensare. Impara a vivere in modo che tutto possa essere dipendente da questo modo di fare. Altrimenti perderai te stesso. Questo dovrebbe essere il rischio che tutti abbiamo sempre davanti agli occhi! Dunque impariamo a pensare.

Infine, vorrei che tutti ci domandassimo: io vivo qualche cosa dell’imparzialità di Dio? certo, se dovessimo rispondere sui due piedi, forse ci sentiremmo tutti molti distanti da questo concetto. Ecco perché ha senso fermarsi a meditare sulla questione della giustizia. Ecco perché ha senso meditare sulla questione dell’essere “come “ Dio. Solo a questa condizione noi sapremo recuperare quella identità che è costitutiva della nostra essenza. Chiediamo al Signore la forza e la grazia di essere sempre attenti a tutto questo, per essere sempre capaci di vivere come il Signore ci ha insegnato e come la scrittura ci richiama continuamente.

2026-06-05T14:24:32+02:00