Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – martedì
La spiritualità di questo giorno
Le due letture di oggi ci sembrano forse un poco distanti da noi. Esse, invece, hanno un significato spirituale molto adatto alla nostra vita e anche al nostro tempo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Nm 6, 1-21
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti, non berrà aceto di vino né aceto di bevanda inebriante, non berrà liquori tratti dall’uva e non mangerà uva, né fresca né secca. Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vite, dai chicchi acerbi alle vinacce. Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è votato al Signore, sarà sacro: lascerà crescere liberamente la capigliatura del suo capo. Per tutto il tempo in cui rimane votato al Signore, non si avvicinerà a un cadavere; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si renderà impuro per loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio. Per tutto il tempo del suo nazireato egli è sacro al Signore. [Se qualcuno gli muore accanto all’improvviso e rende impuro il suo capo consacrato, nel giorno della sua purificazione si raderà il capo: se lo raderà il settimo giorno; l’ottavo giorno porterà due tortore o due piccoli di colomba al sacerdote, all’ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno in sacrificio per il peccato e l’altro in olocausto e compirà il rito espiatorio per lui, per il peccato in cui è incorso a causa di quel morto. In quel giorno stesso, il nazireo consacrerà così il suo capo. Consacrerà di nuovo al Signore i giorni del suo nazireato e offrirà un agnello dell’anno come sacrificio per il peccato; i giorni precedenti decadranno, perché il suo nazireato è stato reso impuro. Questa è la legge per il nazireo: quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si farà venire all’ingresso della tenda del convegno; egli presenterà l’offerta al Signore: un agnello dell’anno, senza difetto, per l’olocausto; una pecora dell’anno, senza difetto, per il sacrificio per il peccato; un ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro di pani azzimi di fior di farina, di focacce impastate con olio, di schiacciate senza lievito unte d’olio, insieme con la loro oblazione e le loro libagioni. Il sacerdote le offrirà davanti al Signore e compirà il suo sacrificio per il peccato e il suo olocausto; offrirà l’ariete come sacrificio di comunione al Signore, oltre al canestro degli azzimi. Il sacerdote offrirà anche l’oblazione e la sua libagione. Il nazireo raderà, all’ingresso della tenda del convegno, il suo capo consacrato, prenderà la capigliatura del suo capo consacrato e la metterà sul fuoco che è sotto il sacrificio di comunione. Il sacerdote prenderà la spalla dell’ariete, quando sarà cotta, una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata azzima e le porrà nelle mani del nazireo, dopo che questi avrà rasato la capigliatura consacrata. Il sacerdote le presenterà con il rito di elevazione davanti al Signore; è cosa santa che appartiene al sacerdote, insieme con il petto della vittima offerta con il rito di elevazione e la coscia della vittima offerta come tributo. Dopo, il nazireo potrà bere vino. Questa è la legge per il nazireo che ha promesso la sua offerta al Signore per il suo nazireato, oltre quello che è in grado di fare in più, secondo il voto che avrà emesso. Così egli farà quanto alla legge del suo nazireato”».]
SALMO Sal 98 (99)
Esaltate il Signore, nostro Dio, perché è santo.
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. R
Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati. R
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
VANGELO Lc 6, 6-11
Lettura del Vangelo secondo Luca
Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Vangelo
Partiamo anzitutto dal Vangelo. La diatriba che il Signore accende, è molto provocatoria per chi gli sta davanti. Uomini di fede, uomini istruiti nella fede ma anche uomini molto capaci di rispettare tutto ciò che viene da Dio. Dunque non persone stolte, non persone con scarso sentimento spirituale. Gesù ha di fronte persone serie che hanno però un limite: fare della fede un integralismo! Un integralismo nel quale basta osservare alcune norme per pensare di essere salvi. Gesù, con forza, richiama il valore del sabato per dire che nessun integralismo è mai accettabile. Dio è fonte della libertà e della fantasia. Egli desidera che l’uomo, con libertà, con fantasia, utilizzi il tempo che gli viene donato per compiere il bene. Ricordando che non c’è un tempo opportuno per fare il bene e un tempo in cui è vietato farlo. Tutti i tempi e tutte le occasioni sono buoni per fare il bene, secondo quello che la fantasia e il gusto per la libertà accendono nel cuore degli uomini. Quando si vive nella comunione con Dio si crea quella comunione con gli uomini che diventa occasione per fare il bene sempre, comunque, dovunque.
Numeri
Così il libro dei Numeri che, con molti particolari, ci ha ricordato la legge del nazireato. Una legge tipica di Israele, che non ha un riscontro nella vita cristiana. Era un modo per consacrarsi a Dio, per dedicarsi alle cose di Dio in forma unica e singolare. A noi dice poco una lettura del genere. La leggiamo distrattamente, con gusto storico, per dire quanto siamo lontani da questo modo di fare e di sentire. Non credo sia questo il richiamo della lettura. Testo che invita a domandarci che senso può avere per noi un voto fatto al Signore e come anche noi possiamo fare qualcosa per dedicarci a Dio in modo singolare ed unico.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Come facciamo noi il bene? Che richiamo avvertiamo per consacrarci a fare del bene? Che richiamo avvertiamo per sentirci consacrati a Dio per compiere il bene?
Il Battesimo, che già ieri richiamavo, ha dato a noi questa possibilità, ci ha consacrato a Dio per fare il bene.
Mi pare che il nostro tempo sia un po’ il tempo dell’egoismo. Noi non ci sentiamo consacrati attraverso il Battesimo che è diventato la festa di un bambino, la festa di una famiglia e non il sacramento che segna l’ingresso in una comunità dei credenti che, in comunione con Dio, è chiamata a compiere il bene in ogni direzione possibile. Le Scritture ci stanno dicendo che venire meno a questi richiami, in qualche modo è far venire meno in noi la grazia battesimale. Se viene meno questa grazia, cosa rimane di noi e del nostro battesimo? Cosa rimane del nostro essere partecipi della comunità cristiana? Poco o niente. Al massimo qualche celebrazione sacramentale. Vediamo che è così per molti. Molti vengono in chiesa, onorano in qualche modo il precetto, ma poi non hanno nessuna partecipazione reale ad una vita di Chiesa e nemmeno nessun richiamo a compiere il bene che si può compiere. Un cristianesimo così è valido, certamente, ma è molto formale, molto legalistico. Insomma rischiamo anche noi, in qualche modo, di assomigliare a quelle persone che Gesù ha incontrato e che ha cercato di spronare. Ecco il perché delle domande che vi pongo oggi. Se vogliamo che il cristianesimo che viviamo non sia solo nominale, o solo formale, abbiamo bisogno di avvertire tutti i richiami alla santità che già ieri abbiamo commentato e tutti i richiami a non essere dei legalisti, ma uomini e donne che sanno compiere il bene sempre in quanto battezzati. Mi pare che stiamo diventando davvero egoisti! Lasciamo che queste Scritture ci facciano per lo meno riflettere e ci aiutino ad uscire dall’egoismo in cui troppo spesso ci rinchiudiamo!