mercoledì 17 giugno

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – mercoledì

La spiritualità di questo giorno

La forza misteriosa delle Beatitudini contro qualsiasi mormorazione. Ecco una sintesi delle due Scritture di oggi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Nm 14, 2-19
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Tutti gli Israeliti mormorarono contro Mosè e contro Aronne e tutta la comunità disse loro: «Fossimo morti in terra d’Egitto o fossimo morti in questo deserto! E perché il Signore ci fa entrare in questa terra per cadere di spada? Le nostre mogli e i nostri bambini saranno preda. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?». Si dissero l’un l’altro: «Su, diamoci un capo e torniamo in Egitto». Allora Mosè e Aronne si prostrarono con la faccia a terra dinanzi a tutta l’assemblea della comunità degli Israeliti. Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Iefunnè, che erano stati tra gli esploratori della terra, si stracciarono le vesti e dissero a tutta la comunità degli Israeliti: «La terra che abbiamo attraversato per esplorarla è una terra molto, molto buona. Se il Signore ci sarà favorevole, ci introdurrà in quella terra e ce la darà: è una terra dove scorrono latte e miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo della terra, perché ne faremo un boccone; la loro difesa li ha abbandonati, mentre il Signore è con noi. Non ne abbiate paura». Allora tutta la comunità parlò di lapidarli; ma la gloria del Signore apparve sulla tenda del convegno a tutti gli Israeliti. Il Signore disse a Mosè: «Fino a quando mi tratterà senza rispetto questo popolo? E fino a quando non crederanno in me, dopo tutti i segni che ho compiuto in mezzo a loro? Io lo colpirò con la peste e lo escluderò dall’eredità, ma farò di te una nazione più grande e più potente di lui». Mosè disse al Signore: «Gli Egiziani hanno saputo che tu hai fatto uscire di là questo popolo con la tua potenza e lo hanno detto agli abitanti di questa terra. Essi hanno udito che tu, Signore, sei in mezzo a questo popolo, che tu, Signore, ti mostri loro faccia a faccia, che la tua nube si ferma sopra di loro e che cammini davanti a loro di giorno in una colonna di nube e di notte in una colonna di fuoco. Ora, se fai perire questo popolo come un solo uomo, le nazioni che hanno udito la tua fama, diranno: “Siccome il Signore non riusciva a condurre questo popolo nella terra che aveva giurato di dargli, li ha massacrati nel deserto”. Ora si mostri grande la potenza del mio Signore, secondo quello che hai detto: “Il Signore è lento all’ira e grande nell’amore, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione”. Perdona, ti prego, la colpa di questo popolo, secondo la grandezza del tuo amore, così come hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui».

SALMO Sal 77 (78)

Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo.

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Dimenticarono le sue opere,
le meraviglie che aveva loro mostrato. R

Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
Eppure continuarono a peccare contro di lui,
a ribellarsi all’Altissimo in luoghi aridi. R

Perciò il Signore udì e ne fu adirato;
un fuoco divampò contro Giacobbe
e la sua ira si levò contro Israele,
perché non ebbero fede in Dio
e non confidarono nella sua salvezza. R

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore;
ricordava che essi sono di carne,
un soffio che va e non ritorna. R

VANGELO Lc 6, 17-23
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».

Vangelo

L’evangelista era molto attento nel precisare che, ad ascoltare quella predicazione del Signore, c’era molta gente. Non solo, molti di loro provenivano da Tiro, da Sidone, cioè da città che non erano nei confini territoriali di Israele. Dunque stranieri. Pensate che stupore per queste persone giungere nel luogo dove si trova Gesù, dopo uno spostamento di tutto rilievo che potremmo anche chiamare pellegrinaggio, e sentirsi rivolgere la parola “beati”. In un contesto dove lo straniero fa sempre paura, in una società che non accoglie, in un contesto di fede molto chiuso, dove i non ebrei sentivano quasi come una colpa il loro non appartenere a quel popolo e a quella fede, ecco che il Signore Gesù pronuncia la parola “beati”, cioè, come sappiamo, felici, fortunati. Un invito grande a prendere parte ad una benedizione mai udita prima. Un invito a sentirsi accolti. Un invito a capire che Dio ama l’uomo. L’uomo qualsiasi, ogni uomo, tutti gli uomini. Sentire poi dire: “Beati i poveri” avrà messo tutti quegli uomini in condizione di sentire che la loro situazione era sostenuta, apprezzata, amata da Dio. Chissà quanti avevano fatto quel pellegrinaggio con una speranza nel cuore. Sentire dire che la loro povertà, la preoccupazione che li aveva mossi, erano apprezzate da Dio, avrà aperto il cuore. Sentire dire: “Beati voi che avete fame” avrà permesso di capire a molti che i loro stessi desideri erano nelle mani di Dio, che la loro situazione non era da lui rifiutata. Sentire poi dire: “Beati voi quando gli uomini vi insulteranno, vi odieranno…” avrà permesso a tutti di capire che le divisioni, le incomprensioni, le difficoltà che fanno un po’ parte della vita di tutti, sono comunque prese in grande considerazione da Dio, che non manca mai di sostenere i suoi e che non manca mai di dare ai suoi quel sollievo che serve in tutte le cose della vita. La pagina delle Beatitudini, sentita dalla viva voce di Gesù, deve aver dato consolazione contro qualsiasi difficoltà della vita. Quella gente come sarà tornata a casa? Come avrà fatto il viaggio di ritorno? Io credo piena di consolazione e di speranza. Quella speranza che viene direttamente da Dio e che apre il cuore di chi a lui si affida.

Numeri

La prima lettura ci mostra un altro spaccato della vita dell’uomo. L’uomo che si lamenta di Dio, l’uomo che non sa riconoscere i benefici di Dio e che si lamenta di tutto. Di quello che ha, di come vive, delle sue guide… il popolo di Israele è spesso ritratto così. Non solo una lezione storica, ma un modo per dire che la mormorazione è sempre dentro il cuore dell’uomo. In questo contesto emerge Mosè che intercede presso Dio perché non si dimentichi mai del suo popolo e, comunque, continui a benedirlo. Senza la sua benedizione tutto sfiorisce. Mosè ne è certo ed è per questo che chiede l’aiuto di Dio anche in un momento in cui il popolo non se lo meriterebbe.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Forse anche noi ci rivediamo nelle due Scritture. Ci rivediamo, magari, in coloro che si lamentano un po’ di tutto. Ed è vero. Ciascuno di noi ha le sue lamentele perché nella vita c’è sempre qualcosa che non va. Ciascuno di noi viene anche in chiesa con le sue lamentele e le presenta davanti a Dio. La preghiera serve anche a questo! Eppure anche noi ci rivediamo in quel popolo che si sente consolato da Dio. Le Beatitudini sono date per tutti, quindi anche per noi. Anche noi ci sentiamo accolti anche nelle nostre lamentele, anche nelle nostre miserie, anche quando non abbiamo altro da presentare a Dio se non le nostre povertà. Il Signore non solo accoglie, ma benedice anche noi così che, ogni volta che veniamo ad incontrarlo e depositiamo nel suo cuore di padre tutto ciò che ci appesantisce, otteniamo un vero e reale beneficio. Il beneficio di essere rinnovati nel cuore, il beneficio di sentire che la sua benedizione ci aiuta, ci guida, ci sostiene, ci incoraggia. Credo che questa sia la bellezza di queste Scritture che ci aiutano a capire che non siamo mai soli e che non siamo mai abbandonati. Il Signore ci aiuti e ci guidi a capire che, se davvero ci rimettiamo nelle sue mani, nulla ci potrà distogliere dall’avere quella benedizione che incoraggia, sostiene, invita, come abbiamo sentito nei giorni scorsi, alla santità.

2026-06-11T14:21:33+02:00