Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – martedì
La spiritualità di questo giorno
Avere il cuore lontano da Dio nonostante le apparenze. Credo che le due letture di oggi possano essere rilette in questo senso.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Sam 10, 17-26
Lettura del primo libro di Samuele
In quei giorni. Samuele convocò il popolo davanti a Dio a Mispa e disse agli Israeliti: «Dice il Signore, Dio d’Israele: Io ho fatto salire Israele dall’Egitto e l’ho liberato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti i regni che vi affliggevano. Ma voi oggi avete ripudiato il vostro Dio, il quale solo vi salva da tutti i vostri mali e da tutte le tribolazioni. E gli avete detto: “Costituisci un re sopra di noi!”. Ora mettetevi davanti a Dio distinti per tribù e per casati». Samuele fece accostare ogni tribù d’Israele e fu sorteggiata la tribù di Beniamino. Fece poi accostare la tribù di Beniamino distinta per casati e fu sorteggiato il casato di Matrì e fu sorteggiato Saul figlio di Kis. Si misero a cercarlo, ma non lo si trovò. Allora consultarono di nuovo il Signore: «È venuto qui quell’uomo?». Disse il Signore: «Eccolo nascosto in mezzo ai bagagli». Corsero a prenderlo di là ed egli si collocò in mezzo al popolo: sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo. Samuele disse a tutto il popolo: «Vedete dunque chi il Signore ha eletto, perché non c’è nessuno in tutto il popolo come lui». Tutto il popolo proruppe in un grido: «Viva il re!». Samuele espose a tutto il popolo il diritto del regno e lo scrisse in un libro, che depositò davanti al Signore. Poi Samuele congedò tutto il popolo, perché ognuno tornasse a casa sua. Anche Saul tornò a casa, a Gàbaa, e lo seguirono uomini valorosi, ai quali Dio aveva toccato il cuore.
SALMO Sal 32 (33)
Beato il popolo che ha il Signore come Dio.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini; R
dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R
Il re non si salva per un grande esercito
né un prode scampa per il suo grande vigore.
Un’illusione è il cavallo per la vittoria,
e neppure un grande esercito può dare salvezza.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore. R
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R
VANGELO Lc 10, 13-16
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù parlava ai settantadue discepoli e disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».
Samuele
Anzitutto il libro di Samuele. La liturgia sunteggia molto la storia rispetto alla lettura del testo nella sua interezza. Solo ieri sentivamo del voto di Anna e oggi leggiamo di Samuele, diventato profeta di Dio ma anche uomo politico. È a lui che spetta il compito di rispondere alle tribù che hanno chiesto un re. Richiesta che al profeta sembra molto offensiva nei confronti di Dio. Samuele, infatti, ritiene che quella richiesta sia fatta in disprezzo a Dio. Si chiede un uomo che guidi tutte le tribù perché non si accetta che Dio governi il suo popolo attraverso i profeti. Eppure Samuele si mostra molto condiscendente, perché sa bene che quel rifiuto nasce dalla poca fede generale. Ecco l’apparenza: il popolo di Israele dovrebbe essere popolo di fede, come vuole apparire, ma ecco che il suo cuore è lontano da Dio. Il profeta solo se ne accorge mentre tutto continua normale e la scelta politica di diventare una monarchia viene letta solo come la scelta di un popolo che diventa grande e che vuole essere all’altezza di altri popoli che incontra, dimenticando la sua origine e la sua vocazione.
Vangelo
Così anche nel Vangelo si sottolinea la differenza tra le città che conoscono bene la presenza del Signore e quelle che, invece, essendo lontane territorialmente dalla Terra Santa, dovrebbero addirittura non conoscerlo. Avviene che, mentre nelle terre di grande presenza del Signore, molti stentano a credergli, in quelle più distanti la sua parola viene accolta con benevolenza e molti sono i cuori che si aprono alla sua predicazione. È una differenza che segna. Non è solo un ricordo storico, non ci dice solo come, effettivamente, venne vissuta la predicazione del Signore. La Scrittura ci dice cosa avviene sempre. Sempre ci sono persone che dovrebbero essere più attente a Dio perché hanno da lui più ricevuto e persone che ricevono meno attenzioni di fede. Eppure accade che, spesso, sono i cosiddetti “lontani” ad esprimere meglio la loro fede che non coloro che hanno ricevuto molto.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Mi pare che questa Parola di Dio fotografi molto bene la nostra situazione. Mi sembra che molti cristiani e anche molti uomini con grandi responsabilità ecclesiali, stiano facendo di tutto per dire che il cristiano è un uomo che vive come gli altri, che deve fare ciò che fanno gli altri, che partecipa alle cose del mondo così come tutti gli altri. Se è vero che il cristiano non è superiore agli altri uomini, cosa che sempre dobbiamo ricordare, è però vero che il cristiano è diverso dagli altri perché è chiamato a giudicare ogni cosa secondo la sua fede. Il cristiano giudica il tempo in cui vive, la politica del suo tempo, gli avvenimenti sociali della sua patria, quello che avviene in senso più generale, proprio a partire dalla sua fede. Non potrebbe non essere che così. Credo che questa specificità si stia perdendo. Credo che ci sia una vera e propria riduzione, un vero e proprio appiattimento. La specificità del cristiano, invece che accompagnarlo sempre, sta diventando qualcosa che si perde, o che si è già perso. Credo allora che le Scritture di oggi ci stiano chiedendo di recuperare terreno e di saper giudicare le cose di cui siamo testimoni con l’occhio della fede. Senza questa dimensione, senza questa tensione, anche noi saremmo perduti. Senza questa specificità, rischiamo di perdere tutto quel patrimonio che è la nostra fede. Chiediamo, allora, insieme questa grazia, perché impariamo davvero a custodire la nostra identità e a vivere secondo quella specificità che la Parola di Dio chiede a ciascuno di noi.