1° Incontro – Testimoniare2023-11-17T18:52:38+01:00

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Statio

Introduzione e le domande per noi

Riprendiamo il ciclo della catechesi degli adulti nella forma della lectio divina che conduciamo per il 5° anno. Quest’anno, sempre ricordandovi che siamo nel 15° anno di fondazione della comunità pastorale, vorrei che riflettessimo ancora sulla Chiesa, per continuare il percorso che abbiamo iniziato con gli Esercizi Spirituali e che vorrei rimanesse un poco la guida dell’anno. Prima però di inoltrarci nell’opera di San Luca, credo sia bello e fondamentale fermarci a riflettere su un tema previo che risponde alla domanda che sarà la guida di questa sera:

  • cosa vuol dire testimoniare la fede?
  • Cosa significa, per noi, essere dei cristiani che testimoniano la propria fede?

Questa sera raccoglierei una molteplicità di testi per rispondere a questa domanda che mi sembra assolutamente fondamentale per noi tutti.

Lectio: i testi biblici per noi

Testimoniare in ambito giuridico: Deuteronomio 5,22

Il primo testo che raccogliamo è noto a tutti. È la base del concetto di testimonianza che, in Israele come in molti altri popoli e per molte altre esperienze, nasce da un contesto giuridico. La testimonianza è quella da rendere in tribunale. Ecco il tema del comandamento che impone, quando si è nel vivo di un giudizio, di non dire il falso, di non dire quelle cose che servono a proprio favore ma che rovinano l’altro. Il concetto è molto chiaro e semplice: ogni uomo di fede è chiamato a quell’operazione di riconoscimento della verità che è alla base di ogni correttezza sociale.

Testimoniare in ambito di fede: il salmo 50

Il secondo testo è meno noto, anche se è un salmo abbastanza recitato. L’esperienza del salmista è quella di un giudizio. L’autore di questo salmo, nella sua preghiera, immagina che Dio sia sdegnato per il comportamento degli uomini. È per questo che cita in giudizio l’uomo che si allontana continuamente da lui. Il contesto, lo abbiamo sentito nelle prime strofe del salmo, è quello dell’apparire della potenza di Dio che supera ogni cosa e che chiama a raccolta tutti gli elementi della creazione contro l’uomo. Sono proprio essi che devono essere testimoni di tutto il bene che Dio ha fatto per l’uomo e di tutto il male che, invece, l’uomo compie, allontanandosi empiamente da Dio. In che cosa consiste l’accusa che Dio rivolge al suo popolo? Dio è sdegnato perché l’uomo vive una pratica liturgica molto forte, offre a Dio tutti i sacrifici prescritti da Mosè, ma, poi, il suo cuore è lontano da Lui. Il cuore dell’uomo è il cuore del malvagio che pensa e trama il male contro gli altri, il cuore dell’uomo è pieno di infedeltà, il cuore dell’uomo cova progetti di adulterio, il cuore dell’uomo si rende compagno di tutti coloro che cercano, in tutti i modi possibili, di rovinare il proprio prossimo. Ecco perché il Signore cita in giudizio l’uomo e dice apertamente di non avere bisogno di sacrifici e di culti esteriori. Dio vorrebbe che fosse il cuore dell’uomo a seguirlo, a lasciare ogni sentiero di iniquità per dedicarsi a quel bene che Dio rivela e compie proprio a favore dell’uomo che lo abbandona. Il contesto di questa preghiera è, dunque, un vero giudizio nel quale Dio chiede a tutta la creazione di testimoniare contro l’uomo. Ci sono moltissime pagine del Primo Testamento che ricalcano questo concetto di accusa di Dio nei confronti dell’uomo. Accusa di cui sono testimoni tutti gli elementi della natura.

Testimoniare il falso: il processo a Gesù: Mc 14, 53-59

Un altro testo che conosciamo molto bene è quello che ci descrive il processo a Gesù. Sappiamo bene quanto sia stata importante la testimonianza in quel contesto. In un duplice senso: la mancata testimonianza dei discepoli e la falsa testimonianza resa da altri testimoni. Anzitutto la mancata testimonianza dei discepoli. Il Vangelo insiste moltissimo sul fatto che i discepoli hanno tutti abbandonato il Signore, tutti si sono allontanati da Lui, tutti hanno lasciato solo il maestro. Proprio per questo è stato possibile ad altri dare una falsa testimonianza contro Gesù. Il Vangelo mette in luce in modo lampante che questa falsa testimonianza è una testimonianza debole: gli uomini che si sono avvicinati al Signore per dare questa falsa testimonianza sono uomini poveri, uomini deboli. Eppure ci sono stati e questa falsa testimonianza ha avuto tutto il suo peso. Ecco quindi il Signore solo, in balia della falsa testimonianza di uomini iniqui.

La testimonianza dei discepoli: At 3, 1-15

In questo senso leggiamo il primo testo degli Atti sul quale poi ritorneremo nel 3° incontro. Qui si parla della testimonianza del discepolo. Quella testimonianza che non sono stati capaci di dare la notte dell’arresto e nel giorno del processo è stata data dopo la Pasqua e dopo la Pentecoste. I discepoli, resi finalmente coraggiosi dalla effusione dello Spirito Santo, finalmente escono allo scoperto e danno al Signore quella testimonianza di fede che doveva raggiungere i confini del mondo, come aveva detto il Signore risorto anche nel giorno della sua Ascensione.

Abbiamo raccolto una serie di quattro testi differenti che ci parlano, quindi, della testimonianza in rapporto alla fede.

Vorrei raccogliere adesso altri tre testi che spostano invece il tema della testimonianza più sul versante del discepolo, per poi riprenderli sinteticamente per noi in questo primo incontro.

La testimonianza da dare “contro” il mondo: Gv 7, 2-8

Questo primo testo di questa seconda serie ci invita a riflettere sul fatto che il “mondo” merita la testimonianza della fede, ma è sempre contro di essa. È il linguaggio tipico di San Giovanni per il quale “mondo, “carne” sono sempre in opposizione a “spirito”. San Giovanni ci dice, quindi, che c’è una testimonianza da rendere al Signore, ma il mondo si opporrà sempre a chiunque darà questa testimonianza. Se volete è il tema della difficoltà della fede, è il tema della fatica sia del credere, proprio per queste continue opposizioni, sia perché il mondo rifiuta, di per sé, qualsiasi testimonianza a Dio.

Le opere che testimoniano la fede: Gal 5, 18-23

San Paolo è tornato spesso su questo tema ed ha aiutato i cristiani del suo tempo e di tutti i tempi a riflettere su quali siano le opere che danno testimonianza alla fede e al Signore Gesù. Eccone un esempio in questo testo dei Galati. “Amore, gioia, pace, benevolenza, dominio di sé, bontà, fedeltà, mitezza” che sono l’opposto di quello che San Paolo aveva precedentemente detto, e cioè le opere che si oppongono alla vita nello Spirito: “fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie…”. Il cristiano è chiamato ad eleggere le une e a lasciare le altre, se vuole essere parte di quella “Chiesa confessante” che deve rendere al mondo la testimonianza che sarà avversata e che è pure necessaria.

La sintesi: Rm 12, 21

Trovo che la sintesi di tutto questo sia data dal testo di Rm 12, 21 “vinci con il bene il male”. Credo proprio che San Paolo, in questo testo, abbia condensato in una sola espressione la risposta alla domanda “Cosa significa rendere testimonianza a Cristo e alla fede?” Significa impegnarsi ogni giorno per vincere il male che c’è, che si incontra, che non si può definitivamente debellare, attraverso il bene che, invece, si può compiere anche in modo semplice, segreto, non appariscente. Ogni modo, ogni momento della vita in cui noi eleggiamo il bene che è alla nostra portata e che possiamo fare, è un momento in cui noi ci opponiamo al male e, quindi, diamo testimonianza a Cristo.

Meditatio

Testimoniare per noi

È da questa serie di testi biblici che abbiamo raccolto e che abbiamo brevemente commentato che vorrei trovare l’avvio alla preghiera e lo stimolo a meditare davanti al Signore per questa nostra prima serata insieme.

Che tempo è il nostro tempo?

Credo che su questa domanda moltissimi abbiano riflettuto e abbiano dato molte risposte. Noi siamo figli di una formazione che ci ha portato a dire che si evangelizza con l’esempio e non tanto con le parole. Siamo stati abituati a dire che, dando l’esempio, poi si troverà quel risultato che è necessario trovare per sentirsi sostenuti nella vita. Ci accorgiamo, invece, che siamo oltre questo tempo. Noi non siamo più nel tempo in cui l’insegnamento buono produceva un esito buono. Conosco moltissime persone buone e moltissimi genitori che hanno dato un esempio di fede bellissimo e forte ai figli o ai nipoti e che si scontrano con una generazione che, di tutto questo, pare non aver appreso nulla. Siamo in tantissimi a vedere che, proprio nelle nostre famiglie, proprio nelle nostre case, abbiamo di fronte a noi una generazione che non ha appreso nulla di tutto questo e che sembra non avere a cuore la trasmissione della fede. Sembra proprio che la testimonianza sia caduta nel vuoto e non sono pochi coloro ai quali verrebbe da scoraggiarsi, da deprimersi, coloro a cui cadono le braccia. Anzi l’amore della fede si è di fatto raffreddato in moltissimi proprio a causa di tutte queste cose.

Peggio se guardiamo in generale alla società. Anche nella nostra città, questa estate, abbiamo avuto un evento cosiddetto culturale, e di musica, nel quale c’erano cartomanti, musica assordante e stordente, distribuzione gratuita di preservativi… il tutto in una cittadina tranquilla come la nostra e nella quale è certo presente una testimonianza di fede, di dedizione, di amore, non di poco conto e anzi preziosa.

Peggio che peggio poi, se volessimo andare sull’altro criterio che ci farà da guida in quest’anno, e cioè il riferimento morale. Perché tutti vediamo bene che i criteri che per noi sono scontati e validi, non lo sono affatto per i giovani, per chi viene dopo di noi. Lo sappiamo bene anche in riferimento ai giovani che frequentano la parrocchia. Per fare un esempio anche segnalato da molti, alcuni ragazzi che poi sono andati alla GMG di Lisbona, invece di partecipare a luglio alla serata di veglia con il Vescovo, erano al “pride” di Milano.

Cosa fare?

Di qui la domanda per noi: noi cosa siamo chiamati a fare? Come dicono in molti: noi dove abbiamo sbagliato? C’è una possibilità di rimedio?

Credo che qui ci dividiamo. C’è chi, di fronte a queste cose, parte subito per la crociata. Davvero c’è chi sollecita interventi di fuoco, posizioni forti, parole chiare. Anche questa estate, in riferimento a quegli eventi a cui accennavo, ci sarebbe stato chi avrebbe richiesto e sollecitato prese di posizione da giornale.

C’è, invece, chi lascia correre, chi dice che, tanto, prima o poi le cose si metteranno a posto. Non conviene intervenire in modo diretto, prima o poi le cose cambieranno…

C’è del vero nell’una e nell’altra posizione e ci sono aspetti problematici nell’una e nell’altra proposta.

Una proposta

Personalmente, per come vedo io la cosa, credo che ci sia una proposta da fare a tutti che, poi, potrà essere estesa a tutti in forma di testimonianza. Io credo che se non c’è un ritorno alla fede, se non c’è un ritorno a Cristo, non ce la caveremo assolutamente. Non si tratta di difendere coi denti alcune posizioni. Non si tratta nemmeno di assecondare il mondo. La proposta spirituale deve essere quella di un ritorno a Cristo. Vi invito a rileggere il salmo e il testo di Gv 7. Dio non ha bisogno di culti sterili e vuoti. Dio non ha bisogno di gente che cerca di rincorrere il mondo perché andando dietro ad alcune mode, ci sia qualcuno – ed in particolare i giovani – che possano tornare alla fede. Credo piuttosto che ci sia bisogno di uomini e donne di preghiera, che amano Dio, incontrano Cristo nella loro vita, lasciano che la loro vita sia plasmata da Cristo, vivono in modo “alternativo” rispetto a quello che accade nel mondo perché hanno in sé i valori del Vangelo. Così facendo si riacquisteranno posizioni. Credo che una piccola comunità convinta di quello che fa, possa far fermentare una pasta grandissima e, al limite, inerte. Credo che quando la gente lontana vedrà vero amore per Cristo e, dunque, vero amore per l’uomo, accetterà che ci sia una seria testimonianza da prendere in considerazione. Come i primi discepoli. Non si misero a rincorrere le filosofie, le mode, i gusti del tempo. Formarono comunità coese, dove ci si amava, dove ci si aiutava e dove si aiutava l’altro in modo gratuito e disinteressato. Per questo, alla fine, vinsero, perché l’amore che diffondevano nel nome di Cristo diventava sempre più contagioso. Fu questo il primo modo di evangelizzare. Fu questo il primo modo di sostenere il mondo e tutte le sue evoluzioni. Fu questo il primo modo di sentire che il cristiano era chiamato a qualcosa di speciale.

Vorrei che, in questo 15° anno di fondazione della comunità pastorale ci fosse, per chi di noi è più attento, più sensibile, questa scoperta. Noi abbiamo bisogno di gente che lasci da parte i vecchi campanilismi, di gente che non divide, di gente che ama il Signore e basta. Gente che dà testimonianza di coerenza tra la vita e il culto. Gente che sa essere quello che dice di essere. Il tema della testimonianza incrocia, inevitabilmente, quello della coerenza. Coerenza rispetto alla vita. Coerenza rispetto alle opere. Coerenza che chiamerei anche essere esperti in umanità, ovvero essere capaci di stare vicino all’uomo che vive, che lavora, che soffre, che non ha più fede. Credo che questo sia quello che ci viene richiesto con voce sempre più forte, con interesse sempre maggiore. I cristiani di oggi devono fare questo. Ecco il perché delle proposte spirituali sempre più pressanti nella nostra comunità: dagli esercizi spirituali alle feste; dalla celebrazione della S. Messa che chiedo sempre di curare con la massima cura, alla possibilità di venire a momenti di celebrazione e di preghiera settimanali che plasmano il modo di vivere, di pensare, di credere. Noi dobbiamo essere questa comunità testimoniante. Se non lo saremo noi, io credo che non lo sarà nessuno e che, davvero, si perderà il gusto e il senso di Dio nella vita di molti.

Actio

L’esercizio che nasce dalla Parola di Dio

Cosa fare? Cosa fare questa sera? Cosa fare nei prossimi giorni e fino alla prossima lectio?

Primo esercizio: la fede di noi, singoli credenti

  1. Scegliere uno dei testi biblici proposti e rileggerlo, meditarlo un poco di più nel profondo. Sostare sulla Parola di Dio per avere in noi chiare le cose e per capire cosa è chiesto a noi, cosa è per noi questa testimonianza di fede che ci viene chiesta.
  2. Nei prossimi giorni rifarsi continuamente la domanda: cosa potrà essere per me, oggi, testimoniare il Signore? Vi suggerisco di farvi questa domanda ogni mattina, cercando davvero di dare senso alla giornata in questo modo.
  3. Scrivere il proprio programma spirituale per l’anno in corso, scegliendo tra le diverse cose che sono proposte.

Secondo esercizio: la fede della Chiesa

Prima della prossima lectio che inizierà la lettura degli Atti degli Apostoli chiedetevi:

  1. Come vedo io la Chiesa?
  2. Come vedo io la mia Chiesa?
  3. È chiaro dove vogliamo andare?
  4. Mi è chiaro cosa il Signore chiede oggi alla sua comunità testimoniante?

Contemplatio

Mi impegno a vivere un momento di adorazione eucaristica per il bene della Chiesa e per la scoperta della testimonianza cristiana di noi credenti cassanesi.