2° Incontro – In Semplicità2023-11-17T18:56:04+01:00

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Introduzione e le domande per noi

Riprendiamo il percorso della lectio divina di quest’anno. Vorrei che iniziassimo a leggere quest’opera che sono gli Atti degli Apostoli sempre nella prospettiva del 15° anniversario di fondazione della comunità pastorale e, quindi, tenendo sempre sullo sfondo la domanda: cosa dicono a noi queste parole? Cosa dicono a noi e al nostro essere Chiesa le parole eterne che leggiamo nella Scrittura? Cosa possiamo migliorare della nostra esperienza di fede per vivere meglio il nostro essere Chiesa?

Così vi ricordo che la lectio divina di quest’anno non sarà su versetti semplici e circoscrivibili, ma su interi capitoli dell’opera di San Luca che ci aiuteranno a ripensare, poi, alla nostra vita ecclesiale. È per questo che lascio a voi di leggere l’intera opera di San Luca, utilizzando solo alcuni versetti per la preghiera comune. Questa sera prendiamo come punto di riferimento i primi due capitoli degli Atti nella loro interezza.

Lectio: i testi biblici per noi

La fondazione della Chiesa Atti 1 e 2

Cerchiamo, come sempre, di dare una scansione a questi due capitoli. Per semplicità anche di lettura personale, tengo la scansione che propone la Bibbia di Gerusalemme e troverò, in ogni sezione, un versetto al quale fare riferimento per la meditatio.

Atti 1:

  • vv 1-5: il prologo
  • vv 6-11: l’Ascensione. “È questo il tempo?… Non tocca voi conoscere i tempi e i momenti…”
  •  vv 12-14: in preghiera con Maria nel cenacolo
  •   vv 15-26: la sostituzione di Giuda. “Tu che conosci i pensieri degli uomini…”

Atti 2:

  • vv 1-13: la Pentecoste. “Venne all’improvviso”
  • vv 14-36: il discorso di Pietro. “Fratelli, mi sia lecito dirvi… quel Signore che voi avete crocifisso… Sappia dunque con certezza…”.
  • vv 37-41: le prime conversioni. “Salvatevi da questa generazione perversa…”
  • vv 42-47: la prima comunità cristiana. “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”.

Ora, nella meditatio, riprendiamo ciascuna di queste sezioni e, soprattutto, delle parole che vi ho segnalato, per meditare cosa dovrebbe accadere nella nostra comunità e, prima ancora, nelle nostre coscienze.

Meditatio

Rileggere questi capitoli in un contesto ecclesiale come il nostro

0.    Prologo

Partiamo, ovviamente, dal prologo. San Luca, come dichiara lui stesso nel Vangelo, vuole sempre darci una prospettiva storica su tutta quanta la storia della salvezza. È l’evangelista che meglio e più a fondo capisce il mistero dell’incarnazione del Signore, ovvero la decisione di Dio di abbracciare la storia degli uomini, con tutti i loro limiti ma anche con tutta la loro ricchezza. Non riprendo nessuna parola particolare di questo breve testo, ma ricordo a tutti che anche noi “siamo” una storia. Non solo “abbiamo” una storia, che è fatta di passato, di presente, speriamo anche di futuro. Potremmo anche interrogarci su questo, ma io penso che sia più bello pensare che ciascuno di noi sia una storia. Così come possiamo anche dire della nostra vita ecclesiale. La nostra comunità è una storia. Una storia che è iniziata 15 anni fa, come comunità pastorale, ma che ha radici molto profonde e molto vive nella storia delle tre parrocchie che la compongono e che hanno una vitalità secolare. Forse tutti potremmo iniziare la nostra meditatio partendo proprio da qui, ovvero chiedendoci cosa abbiamo vissuto di questa storia, a che punto ci siamo inseriti in questa storia, cosa pensiamo di poter avere dalla partecipazione alla vita della Chiesa e cosa pensiamo di poter dare ad essa, con il nostro piccolo contributo personale.

  • Che risposta diamo, se rileggiamo la storia in questa prospettiva?

1.    L’Ascensione. “È questo il tempo?… Non tocca voi conoscere i tempi e i momenti…”

L’Ascensione porta con sé una riflessione particolare. Quando il Signore ritorna a farsi vedere vivo, dopo la risurrezione, subito i discepoli pensano che questo sia il momento del loro riscatto, il momento in cui, finalmente, si vede chi aveva ragione, il momento per debellare gli altri, increduli o miscredenti. Invece il Signore dice a tutti e subito che non spetta all’uomo conoscere i tempi e i momenti. Questa verità noi possiamo applicarla alla nostra vita personale. Credo che molto spesso abbiamo vissuto momenti difficili, che non abbiamo saputo interpretare bene. Poi, in altri momenti, ci è sembrato che alcune cose dell’esistenza siano state inutili, o forse anche dannose. La Parola di Dio ci dice che non è mai così, che Dio ha sempre in mano i tempi della vita di tutti e che sempre c’è una ragione profonda per ogni cosa. Questa verità è però applicabile ad ogni altra realtà della vita, compresa quella ecclesiale. Così anche noi possiamo avere avuto dei momenti, o viverli adesso, in cui speriamo che ci sia un po’ una rivalsa, una ricostruzione, un momento nel quale tutti noi vediamo trionfare ciò a cui teniamo, mentre siamo alle prese con una stagione ecclesiale che, nonostante le sue ricchezze e possibilità, rimane, comunque, una stagione di dismissione, di retrocessione, di venir meno di molte cose che hanno avuto un glorioso passato. Il Signore, che dice anche a noi “Non spetta voi conoscere i tempi e i momenti”, ci invita a vivere bene il momento, l’unico momento presente, evitando di ripiegarci su noi stessi e domandandoci sempre dove il Signore vuole condurci. Questa è la verità fondamentale da vivere.

  • Ci stiamo domandando dove il Signore sta conducendo la sua Chiesa?

2.    In preghiera con Maria nel cenacolo

Un altro tratto distintivo della Chiesa delle origini è certamente lo stare con Maria. Maria, dopo la Pentecoste, diventa il punto di riferimento dei discepoli. È lei che è presente nei momenti ufficiali della loro preghiera, è lei che vede le loro partenze per le diverse missioni, è lei che è presente quando tornano ed accoglie i loro racconti. Almeno fino ad un certo punto della sua vita, quando anche lei ha dovuto allontanarsi da Gerusalemme, prima di ritornarvi di nuovo. Anche noi siamo una comunità mariana e una comunità che ha fede mariana. Abbiamo una parrocchia dedicata a Maria, una nella quale l’Immacolata è copatrona e una festa, la festa della Madonna del Rosario, che è certamente il cuore spirituale del cristianesimo cassanese. Credo che tutti dovremmo interrogarci molto sulla fede mariana, personale e di comunità. A livello comunitario mi pare che ogni festa mariana sia davvero molto sottolineata e molto curata. A livello personale, propongo di verificarvi sul modo con cui pregate, pensate, vi rapportate alla Vergine Santa. Anzitutto meditando la sua vita, la sua partecipazione alla vita di Cristo e ai misteri principali e fondamentali della sua vita. Poi anche su come vivete la preghiera mariana, soprattutto quella dolce preghiera del rosario che è la fedele compagna di viaggio di moltissimi di noi, in verità molto più degli anziani che dei giovani. Probabilmente è vero che ogni stagione di vita ha le sue preghiere, ma credo che tutti dovremmo coltivare una seria fede mariana, al di là del modo con la quale la esprimiamo.

  • Che fede mariana vivo?

3.    La sostituzione di Giuda. “Tu che conosci i pensieri degli uomini…”

La sostituzione di Giuda è sempre un tema molto bello della Scrittura, che ci ricorda che il numero sacro doveva essere ricostruito e che ci aiuta a pensare che la fede degli apostoli continua grazie ai loro successori. È il tema della Chiesa apostolica, ovvero fondata sulla fede degli apostoli, come diciamo ogni volta che recitiamo il Credo. Questa elezione di Mattia viene fatta, come abbiamo sentito, con tre momenti progressivi. Dapprima c’è un discernimento: si cercano dei candidati idonei per il loro tenore di vita e per la loro fede per ricoprire il posto di Giuda. Segue, poi, la preghiera degli apostoli. Preghiera che mette la scelta nelle mani di Dio. Preghiera che ha questa frase al suo centro: “Tu che conosci i pensieri degli uomini”.  È una preghiera molto semplice ma, al tempo stesso, una preghiera molto efficace. Gli apostoli mettono nelle mani di Dio quello che sono, quello che è la loro storia, quello che è il loro ragionamento. Ma tutto deve essere verificato da Dio, tutto deve essere verificato alla luce della sua volontà. Se vogliamo è anche una preghiera molto umile quella degli apostoli, che rimettono nelle mani di Dio tutto perché sanno bene che loro possono vedere solo una prospettiva, solo un’angolatura, solo una dimensione. Dio, che invece vede tutto, sa come costruire bene la sua Chiesa, sa cosa offrire agli uomini, sa cosa essi hanno bisogno e di cosa abbia bisogno la Chiesa in generale. Credo sia una bellissima preghiera che ci insegna che noi spesso facciamo il contrario. Pensiamo che il nostro modo di vedere sia anche il modo di vedere di Dio. Pensiamo che il nostro giudizio sia l’unico, quello vero, quello efficace per forza. Ci manca, forse, questa umiltà.

  • Come posso rendere umile la mia preghiera per la Chiesa? Come posso pregare Dio per la mia comunità?

4.    La Pentecoste: “Venne all’improvviso…”

Anche il brano della Pentecoste può essere meditato in forme diversissime. Noi lo facciamo ogni anno, nella festa che dedichiamo proprio allo Spirito Santo. In questa breve meditazione suggerirei di meditare su questo “venire all’improvviso” dello Spirito di Dio. In effetti, se rileggiamo la storia della Chiesa, vediamo che ci sono alcuni moti improvvisi che lo Spirito genera e con i quali sa rinnovare tutta la vita della Chiesa. Pensiamo all’evento più eclatante del secolo scorso. Venne eletto Giovanni XXIII come Papa di transizione, come uno che doveva durare poco, dopo la figura ieratica di Pio XII, ed ecco che lo Spirito di Dio si serve di quest’uomo per dare origine ad un Concilio che avrebbe cambiato per sempre il volto della Chiesa. Nessuno se lo sarebbe aspettato. Venne all’improvviso… così come è anche nella nostra Chiesa, anche in negativo ci sono alcune cose che sono accadute improvvisamente anche a causa di quello che abbiamo vissuto in questi ultimi anni. Ma chi ci dice che non potrà avvenire qualcosa d’altro, nuovamente all’improvviso, per cambiare di nuovo la storia? Credo quindi che la Pentecoste ci dica che lo Spirito di Dio agisce anche in modo imprevisto, improvviso, Lui che tutto può. Come diceva il cardinal Martini: “Lo Spirito arriva meglio, prima e più efficacemente di noi”. Noi potremmo invocare lo Spirito, lasciare a Lui l’iniziativa, chiedere allo Spirito di condurre la storia e di condurre la nostra comunità come e dove Lui vuole.

  • Prego lo Spirito per la vita della mia comunità?

5.    Il discorso di Pietro. “Fratelli, mi sia lecito dirvi… quel Signore che voi avete crocifisso… Sappia dunque con certezza…”.

Il discorso di Pietro è di una franchezza terribile. Pietro si è appena ripreso dallo shock della sua defezione, della sua incapacità di parlare del Maestro e di sostenere la sua parte nella passione. Ha appena ragionato del suo rinnegamento con il Signore risorto sulle rive del lago di Tiberiade. Eccolo qui, ora, completamente trasformato. Intanto perché non ha paura più di parlare e di prendere la parola. In secondo luogo, perché non ha timore di dire come stanno le cose. Ecco che dice apertamente che il Signore Gesù è stato ucciso dalla cattiveria degli uomini, ma anche dal giudizio di coloro che non lo hanno capito, non lo hanno accolto, non lo hanno accettato. Sentendosi peccatore perdonato, San Pietro propone a tutti il perdono di Dio, chiedendo di aderire a quella prospettiva di vita che, davvero, cambia la storia. La storia personale, ma anche la storia del mondo. Non solo, Pietro chiama “fratelli” coloro che sono stati gli accusatori di Gesù e che diventano anche i suoi accusatori, coloro che lo metteranno presto in carcere e, alla fine, coloro che lo porteranno alla morte. Pietro ha il coraggio di chiamare tutti costoro fratelli perché ha compreso l’universalità della morte del Signore, l’universalità della salvezza che viene da quella morte, l’universalità della chiamata alla santità che il Signore rivolge a ciascuno, senza alcuna distinzione e senza nessuna esclusione. Pietro, nella sua prima predicazione, vive con schiettezza il suo ministero, ma anche con grandissima carità. Egli chiama tutti alla salvezza nel nome del Signore che ha voluto la Pasqua per tutti. Credo che questo piccolo brano ci aiuti a capire con quale occhio noi dovremmo guardare a chi non frequenta la Chiesa, a chi non ha fede, a chi ha smesso di avere fede. A tutti dovremmo rivolgere quello sguardo di fraternità che sa creare relazione, quello sguardo di amore che sa dire a tutti che vivere senza fede è come uccidere Cristo nuovamente nell’oggi della storia. Così dovremmo avere a cuore la salvezza dell’anima di tutti. Cosa che non sempre accade, perché anche nella Chiesa abbiamo più a cuore alcuni servizi umani, che non la salvezza delle anime. Realtà che deve essere sempre il nostro specifico, il centro della nostra attenzione, il cuore della nostra missione.

  • Abbiamo a cuore anche noi la salvezza delle anime? Come partecipiamo a questa missione?

6.    Le prime conversioni. “Salvatevi da questa generazione perversa…”

Anche questa parte degli Atti mi piace molto e mi colpisce moltissimo. Se da un lato abbiamo appena visto quel legame di fraternità che Pietro vuole instaurare con tutti, dall’altra vediamo anche la schiettezza del giudizio. La generazione presente a quel tempo viene definita perversa. Ma allora sono fratelli o sono perversi? Giustamente San Luca ci fa capire che entrambe le cose sono vere. Sono perversi, perché oppongono ostilità alla voce dello Spirito, cioè non vogliono credere, non vogliono essere aperti alla voce dello Spirito. Ma sono pur sempre fratelli. Se provate a pensare credo che molti nostri compagni di viaggio in umanità siano così: uomini e donne perversi, cioè uomini e donne che si oppongono, per moltissimi versi, alla voce dello Spirito. Eppure sono fratelli. Intanto in umanità, perché dovremmo sempre ricordarci che Dio ha creato tutti e che Cristo è venuto per tutti. In secondo luogo, dovremmo sempre guardare a loro come fratelli, cioè come persone che meritano di sentire, di riscoprire, di rimeditare la passione redentrice di Cristo. Questo è il cuore della missione. Se vedete non c’è altro nella prima missione della Chiesa. Servizi ed attenzioni varie sono venute dopo. All’inizio il primo servizio, la prima missione è stata solamente quella dell’annuncio della Pasqua. Realtà che spesso noi mettiamo tra parentesi, quasi che volessimo partire prima da servizi da erogare o da bisogni ai quali rispondere per poi pervenire ad un annuncio della Pasqua di Cristo al quale, per altro, non si arriva quasi mai.

  • Che idea abbiamo del mondo nel quale viviamo? Come giudichiamo la generazione di cui pure facciamo parte?

7.    La prima comunità cristiana: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”.

Non devo commentare ogni singola parola di questa ultima parte del capitolo perché la conosciamo proprio tutti. Essa è quel sommario che ci dà i pilastri fondamentali della vita ecclesiale:

  • Preghiera e Parola di Dio
  • Catechesi e vita comunitaria
  • Eucarestia al centro della vita di fede
  • Carità

Questi pilastri non sono nulla di nuovo, non sono altro che cose note da sempre, anche per noi. Eppure sono cose che perdiamo. Tutti sappiamo dell’importanza della catechesi, ma guardiamo quanti siamo qui e quanti siamo, per esempio, di domenica a Messa. Quanti riducono la catechesi ad una cosa dei ragazzi, per i sacramenti. Certo noi sappiamo bene quale grande importanza abbia la Parola di Dio, siamo qui anche per questo. Eppure tutti constatiamo la fatica di vivere in costante rapporto con la Parola. Tutti siamo invitati a leggerla ogni giorno, eppure sono pochissimi i cristiani che lo fanno. Noi che abbiamo avuto gli insegnamenti del cardinale Martini come guida per anni! La preghiera personale spesso non è curata. Direi che ormai la maggior parte di coloro che sono cristiani non ricordano più la bellezza ma anche l’importanza di iniziare la giornata con la preghiera e di terminarla pure con la preghiera. Per quanto riguarda la carità non so se tutti viviamo manifestazioni di carità cristiana. Ci sono molte cose buone, ci sono moltissimi servizi, ma davvero sappiamo tenere alta la bandiera della carità cristiana? Non è forse vero che ci sono molte forme di vicinanza buona, certamente, che rispondono a bisogni, ovviamente, ma che non hanno nulla di cristiano? Il credente opera la carità in modo cristiano, non gli basta qualsiasi affermazione di bene, anche se sa riconoscere che da qualsiasi parte venga il bene è ben accetto e cosa gradita al Signore. Il bene non ha targa, il Vangelo lo dice chiaramente. Il cristiano non si accontenta di operare il bene in qualunque modo, ma si muove pieno dei sentimenti di Cristo. È questa la carità cristiana! Il cristiano non risponde solo a dei bisogni pratici, ma sempre testimonia Cristo e dona Cristo. Anche nella nostra comunità cristiana mettiamo al centro la preghiera, vedete con quanta insistenza. Soprattutto per la Messa. Eppure vediamo bene che non sempre ci riusciamo e che non è sempre il cuore di tutto!

  • Come viviamo questi quattro pilastri? Che valore diamo noi a queste verità che la fede ci ricorda?

Actio

L’esercizio che nasce dalla Parola di Dio

Suggerisco di rileggere la nostra personale partecipazione alla vita della Chiesa sorretti da questa Parola di Dio che è e deve rimanere sempre un punto di riferimento fondamentale per ciascuno di noi.

  • Cosa possiamo dire della nostra vita di comunità?
  • Dopo 15 anni cosa stiamo facendo per divenire comunità che agisce in questo modo per il nome e per l’amore di Cristo?

Contemplatio

Mi impegno in questa settimana a pregare per la mia comunità e offro una S. Messa per la vita comunitaria locale.