3° Incontro – Nel nome di Gesù2023-11-21T08:40:42+01:00

Project Description

Statio

Introduzione e le domande per noi

Eccoci alla terza serata di lectio sugli Atti degli Apostoli, sempre in quell’ottica di ricerca delle condizioni per le quali possiamo continuare a costruire la nostra Chiesa, la nostra piccola comunità che tenta, nel nome del Signore, di essere Chiesa oggi.

Lectio: i testi biblici per noi

Quello che ho te lo do: nel nome del Signore

Questa sera affronteremo i capitoli 3 e 4 degli Atti degli Apostoli, anch’essi pregnanti e carichi di riflessione per noi. Guardiamo alla struttura dei due capitoli e le relative citazioni su cui lavoreremo questa sera.

Atti 3:

  • vv 1-10: guarigione dello storpio presso il tempio:
    • “quello che ho te lo do…”
  • vv 11-25: discorso di Pietro:
    • necessità della passione
    • “… ma Dio lo ha risuscitato…”
    • “… perché ciascuno si converta…”

Atti 4:

  • vv 1-22: la reazione del Sinedrio:
    • arresto e persecuzione
    • “nel nome di Gesù…”
    • “… la pietra scartata…”
    • Il calcolo politico…
    • “… bisogna obbedire a Dio…”
  • vv- 23-31: la preghiera nella persecuzione:
    • “pieni di Spirito, annunciavano la Parola”
  • vv 32-35: la prima comunità cristiana
  • vv 36-37: il caso di Barnaba

Quello che ho te lo do: nel nome del Signore…

Meditatio

Quello che ho te lo do: nel nome del Signore…

Il caso di una guarigione nel tempio

Il caso è molto semplice, ma alcune note di San Luca meritano di essere adeguatamente sottolineate. Anzitutto il luogo e l’ora. Siamo alle tre del pomeriggio e siamo nel tempio di Gerusalemme. Potrebbe apparire come una indicazione di ora e di luogo, ma è molto di più quello che San Luca ci sta dicendo. Attraverso questa semplice indicazione veniamo a sapere che, almeno per un po’ di tempo, gli apostoli si sono recati ancora a pregare al tempio e ne hanno celebrato la liturgia. Ovviamente non ci fu un cambio repentino del modo di pregare cristiano rispetto a quello del popolo ebraico. La cosa avverrà poi, con molta più calma. L’immagine, a mio avviso, è bellissima. Nello stesso tempio pregano i figli della prima alleanza, l’alleanza con i padri, e i figli della nuova alleanza, quella di Gesù Cristo. La cosa, almeno per qualche tempo, non ha dato problema. Il sentirsi tutti figli di Dio ha prevalso su ogni cosa. È un’immagine di comunione molto bella e molto forte che parla anche al nostro tempo della potenza della preghiera e di come tutti i figli di Dio si possano unire in preghiera all’unico Padre, al di là delle differenze dei cammini, delle tradizioni, delle liturgie. Il che non porta ad una commistione. Come vedremo bene dal resto del brano, è chiarissima la differenza tra il modo di pregare dei discepoli e quello del tempio. Nell’essere figli di un unico Padre non c’è confusione. Non c’è sincretismo. C’è rispetto, ma c’è anche consapevolezza reale dell’opera realizzata da Cristo Signore. Questo ci spinge a meditare bene sul nostro mondo. Oggi prevale l’idea di una certa indifferenza per le tradizioni religiose e per i riti. Purché si preghi, va bene tutto… che differenza c’è tra i cristiani e qualche altra confessione religiosa se poi ci riferiamo tutti a Dio… Possiamo chiamare Dio come vogliamo ma è la stessa cosa… Sono frasi che sentiamo. Forse le abbiamo ripetute anche noi. Non è proprio così. Lo specifico cristiano si colloca su un altro livello rispetto alle altre religioni. Se è vero che siamo chiamati ad un rispetto che diventa anche fonte di umanizzazione, se è vero che siamo chiamati ad una conoscenza reciproca che genera cammino, è altrettanto vero che non dobbiamo ritenere tutte le cose uguali e nemmeno che dobbiamo far andare bene tutto. Ci sono cose sulle quali si può dialogare, ma altre sulle quali il cristiano rimarca la sua specificità e la differenza della sua fede, pur nel rispetto e nell’accettazione di tutti. Questo “ecumenismo” ha bisogno di tempi molto lunghi, di conoscenza molto profonda, di attenzione reciproca vera. È un cammino al quale non sempre siamo abituati, eppure anche nella nostra comunità abbiamo cristiani ortodossi, cristiani greco cattolici, avventisti, luterani, oltre ad altre espressioni religiose, prima di tutte l’Islam. Cosa facciamo per conoscerci, rispettarci, pregare insieme su alcuni temi e dove è possibile? Nulla! Solo conviviamo nello stesso territorio, ma non siamo Chiesa che apre, incentiva, dialoga. Forse su questo dobbiamo proprio crescere!

  • Come conosco il mio territorio? Che immagine di Chiesa voglio sia data a chi non è cattolico?

L’azione di Pietro: quello che ho te lo do

Entriamo nel vivo della narrazione: Pietro e il paralitico si scambiano alcuni sguardi. Tutto nasce da lì. Il che ci riporta allo sguardo di Gesù su Pietro la notte dell’arresto. Pietro ha imparato moltissimo. Affascinato da quello sguardo che lo ha convertito, Pietro diventa capace di guardare anche lui con il medesimo sguardo di misericordia. Ecco ora che, vedendo un uomo malato, vedendo un uomo in difficoltà, emarginato, spesso escluso da tutti, Pietro sa guardarlo con quegli occhi di misericordia che, un giorno, sono stati donati a Lui.

Pietro sa che quell’uomo attende la carità, attende una moneta, attende una donazione. Pietro fa molto di più! Dona a quest’uomo la misericordia di Dio che, nella potenza del gesto possibile solo all’Apostolo, diventa anche miracolo. Miracolo di guarigione che è sia guarigione fisica che guarigione interiore. È come se Pietro avesse detto a quest’uomo che, nel nome di Cristo Risorto, gli era possibile un’altra vita. Non solo materiale, non solo fisica, ma soprattutto spirituale. Il che apre anche noi ad una rilettura spirituale del miracolo. Pietro sta annunciando a tutti che l’esperienza viva di Cristo risorto può far risorgere da un modo vecchio di intendere la fede, da un modo statico di intendere l’esperienza religiosa. Pietro sta annunciando ai credenti di ogni tempo che il vero cuore di ogni esperienza di fede non sarà tanto il ripetere una preghiera o un rito, ma piuttosto l’umile e fiducioso abbandono nelle mani di Cristo, il quale ricostruisce relazioni, chiama alla speranza della vita eterna, dona quella forza dello Spirito Santo che rende possibili cammini sempre nuovi e sempre diversi. Pietro sta proponendo un cammino di fede e di conoscenza del Signore che rinnova e rianima.

  • Il mio cammino di fede è così? È fonte di rinnovamento interiore?

L’azione di Pietro: nel nome di Gesù

Pietro mette bene in luce che quello che avviene è nel nome del Signore Gesù, che va conosciuto. Pietro non propone la “sua” azione come se fosse propria. Subito rimanda al Signore e a quello che avviene nel nome di Lui. Come conoscere il nome del Signore?

  • Vedo anche io nell’agire di tanti uomini di fede l’azione di Cristo?
  • So che qualcosa dell’agire di Gesù passa anche attraverso di me?

L’azione di Pietro: la passione necessaria

Abbiamo qui una costante del libro degli Atti. Pietro racconta la passione necessaria del Signore. Lo fa, per esempio, anche Filippo. È una costante della predicazione di Paolo, lo scandalo della Croce predicato alle genti. Per conoscere il Signore altra via non c’è che quella dell’incontro con il mistero della sua Pasqua. Questa verità, questa costante viene rimessa subito a disposizione di tutti i credenti, quindi anche nostra. Anche noi se vogliamo conoscere il Signore altro da fare non abbiamo che confrontarci continuamente, direttamente con la sua passione, morte e risurrezione, così come il Vangelo ce le narra. È la lettura, è la meditazione della Parola di Dio continua che permette una coscienza sempre maggiore del mistero di Cristo.

  • Come rileggo la passione: come un incidente di percorso o capisco anche io la sua necessità secondo il piano di Dio?

L’azione di Pietro: perché ciascuno si converta

L’intento proprio di Pietro è, dunque, quello della conversione. Pietro non agisce solo per carità, non agisce solo per pietà. Pietro utilizza l’occasione che gli viene offerta per dire a tutti che tutti abbiamo ugualmente bisogno di conversione. Quella conversione che nasce nel cuore delle persone quando si lascia passare Gesù Cristo.

  • Mi immetto anche io in un cammino di conversione continua?

La reazione a Pietro: arresto e persecuzione

Discorso che provoca immediatamente la reazione del Sinedrio. Anche questa sarà una costante degli Atti degli Apostoli che mettono ben in luce che la prima reazione è quella di mettere a tacere le persone che predicano nel nome del Signore. Sono moltissimi gli arresti, soprattutto legati a San Pietro e a San Paolo ma anche in riferimento agli altri discepoli, che scandiscono la narrazione degli Atti. Di per sé sono una costante della Chiesa perseguitata. In tutti i tempi, in tutti i luoghi in cui la Chiesa è stata perseguitata, l’arresto e, al limite, l’uccisione di sacerdoti, missionari, operatori pastorali, è sempre stata una triste realtà che si ripete. Da qui nasce quella conflittualità tra la Chiesa nascente e la sinagoga che è durata per secoli. Il che contrasta molto con l’immagine della preghiera comune da cui siamo partiti. Quando la logica diventa logica di opposizione, logica di potere, logica umana, sempre si distrugge quello che Dio ha creato. Qui abbiamo la prima reazione negativa al discorso di Pietro. Potremmo dire che Cristo non passa nel cuore di chi lo ha già rifiutato e persiste nel rifiuto.

  • Cosa so, come vedo, come interpreto la persecuzione della Chiesa?

L’azione di Pietro: la pietra scartata

Come reagisce San Pietro? Citando i salmi, ovvero rifugiandosi ancora una volta nella Scrittura. Il riferimento ai salmi è l’altra costante della conoscenza di Cristo, ma è anche l’altra costante della preghiera sia del popolo ebraico che di quello cristiano. Vi ho fatto notare prima l’utilizzo del tempio per la preghiera da parte di tutti proprio per ricordare a ciascuno di noi che è la preghiera con i salmi a permetterci di approfondire la nostra relazione con il Signore. È la preghiera della liturgia delle ore, che facciamo anche in parrocchia in diversi momenti della giornata e in diverse forme. Oppure è la coscienza personale e la lettura personale dei salmi a permetterci questo approfondimento grande ed importante. Proviamo a chiederci:

  • Conosco i salmi? Prego con i salmi?
  • Per me è importante il riferimento alla passione del Signore?

L’azione di Pietro: opporsi al calcolo politico: bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini

È così che Pietro ci stupisce, perché capisce immediatamente che quello che sta avvenendo risponde ad una logica di calcolo politico. Pietro sa bene che la lezione del Sinedrio è reazione deliberata contro Cristo e, quindi, contro i discepoli anche per paura di perdere il proprio potere o di essere accusati dai romani. È per questo che Pietro risponde con parole che sono sicuramente illuminate: “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Pietro, per la sua storia personale, ha imparato la lezione. Anch’egli aveva fatto i suoi calcoli, anche Pietro aveva ragionato come un uomo. Un giorno aveva anche ricevuto il rimprovero del Signore: “Torna indietro, perché tu pensi come Satana, come gli uomini e non secondo Dio”. Pietro non dice queste cose accusando il Sinedrio, ma disponendosi a quel compimento che il Signore vorrà. Pietro vive per sé questa Parola, richiama a sé stesso e agli altri apostoli la verità della fede. Non sa cosa succederà. Non sa se verrà ucciso, o rilasciato, o cos’altro potrà accadere. Sa solo che il suo compito è obbedire a Dio, qualsiasi cosa gli chiederà. Questa è e sarà d’ora in poi la sua pace. Un’obbedienza che dona la pace. Ecco di cosa ci sta parlando San Pietro.

  • Lascio che gli eventi della mia vita mi insegnino questa obbedienza che dona la pace?

La preghiera nella persecuzione

È da questa obbedienza che porta alla pace che nasce quella preghiera nella persecuzione che è, ancora una volta, una richiesta del dono dello Spirito Santo e che termina, propriamente, con una nuova Pentecoste, una nuova effusione dello Spirito Consolatore. Pietro e gli altri sono sotto la potenza dello Spirito di Dio che non solo insegna loro cosa fare, ma dona anche la forza di accettazione e di attuazione di quello che Dio chiede. Consapevoli che non spetta loro conoscere i tempi e i momenti, essi lasciano fare all’azione di Dio che può ogni cosa e si consegnano a quella forza di fede che cambia il mondo.

  • Prego lo Spirito di Dio perché mi doni forza nelle diverse situazioni della vita?

La prima comunità cristiana e il caso di Barnaba

Se è vero che c’è chi non vuole capire, se è vero che c’è chi avversa, se è vero che c’è chi si oppone, è anche vero che ci sono persone buone e generose che capiscono, che lasciano che Dio agisca. Sono tutti coloro che iniziano uno stile di vita nuovo, che è fatto di fraternità e di comunione. Se gli apostoli sono così convincenti, è proprio per quell’amore che traspare dalle loro azioni e dal loro modo di vivere. Tanto che sono in molti ad aggregarsi, così, semplicemente, portando anche quello che hanno perché ci sia anche una comunione nelle cose della vita a suggellare quella comunione di spirito che permette un modo nuovo di vivere. Tra questi Barnaba, che avrà una grossa parte nell’opera di evangelizzazione della prima Chiesa. Uno che mette in comune tutto quello che ha perché il Signore ha fatto breccia dentro di lui. Così vedete che il capitolo registra al tempo stesso opposizioni importanti, ma anche conversioni generose.

  • La mia appartenenza alla comunità genera anche condivisione di carità?

Actio

L’esercizio che nasce dalla Parola di Dio

Suggerisco di vivere questa settimana provando a fare del cammino di Avvento un’occasione di conversione continua, come ci è stato chiesto dalla Parola di Dio di questa sera.

Contemplatio

Mi impegno a pregare ripetendo le parole di Pietro “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” per capire cosa esse stanno dicendo a me ora, in questo momento della mia vita.